
Spesso, a torto o a ragione, criticati per le loro somiglianze con i Led Zeppelin, i Greta Van Fleet si confermano una solida e grintosa rock band con il loro quarto album di studio, un disco che conferma il loro caratteristico sound rock di matrice anni settanta, ma lo amplia con dinamiche più mature, ballate e passaggi intimi. Il disco mantiene centrali le chitarre, i riff potenti e la batteria, restando fedele all'impatto classic-rock del gruppo. Possono non piacere, ma solo per il fatto che quattro ragazzi giovani suonino questa musica con un entusiasmo e una passione che non si sentivano da tempo, meritano tutta l'ammirazione possibile.
C'era grande attesa, ma finalmente il momento è giunto. Il terzo, attesissimo album, di Greta Van Fleet è finalmente arrivato. Classic rock, echi di Led Zeppelin, ballate robuste. C'è tutto quello che li ha resii eclebri, anzi indispensabili. Qualche titolo: Heat Above, Broken Bells, Built By Nations, Age of Machine, Caravel, The Weight of Dreams.
Nuova band americana, qui al suo esordio su major, con un solo EP alle spalle. Anche in questo caso si tratta di un mini album, otto canzoni, abbastanza per definire il suono di una band che ha creato molto interesse, ancora prima di arrivare su major. Pensate ai Led Zeppelin, con influenze blues e rock and roll, un suono secco ed elettrico, al servizio di una manciata di canzoni che funzionano benissimo. A cominciare dalla rilettura di A Change is Gonna Come di Sam Cooke, suonata con forza e vigore che, pur perdendo la sensuale bellezza della versione originale, guadagna in forza e vigore. Oppure Safari Song, Flower Power, Edge of Darkness. E' nata una stella? La stampa Usa, quella di settore, lo dice già ai quattro venti.