
david bowie e stato molte cose insieme - icona pop, artista sperimentale, attore, pittore - e ha dato vita a mille maschere diverse: da major tom a ziggy stardust, dal duca bianco a button eyes. inglese fino al midollo, ma alieno in ogni luogo, ha trovato casa e ispirazione in america e a berlino, per poi partire ancora. ha interpretato la sua arte come una sfida, come un test per il pubblico e per se stesso, scandagliando paure e desideri della societa. dalla migrazione alla follia, dal gender trouble agli eccessi tossici fino al mostro e al potere, la musica di bowie corteggia questi motivi, li rende orecchiabili, insinuandoli in ogni ascolto. le sue canzoni scelgono la marginalita e la mettono al centro, ma nascondono anche questioni che lo hanno indotto a flirtare con il lato oscuro del novecento e hanno segnato profondamente la sua biografia. fin dove puo spingersi la ricerca ossessiva di se come merce desiderabile? fin dove arriva il bowie-prodotto? e ancora: cosa sa di se un artista che suggestiona cosi fortemente il suo pubblico, che lo domina? perche "noi, contemporanei di bowie, ora postumi di bowie, ne siamo spettatori tanto quanto lui lo e stato di se stesso". a dieci anni dalla morte e contro ogni innocua e pacificata beatificazione, massimo palma, filosofo e critico musicale, racconta l`artista - e l`uomo - come nessuno ha mai fatto prima.

dalle spiagge del mediterraneo e dai monti del caucaso arrivano queste istantanee illustrate di viaggio su autobus improbabili, accompagnate da scoperte di libri, di uomini, e delle loro guerre infinite; ma anche da comici malintesi. laura barile racconta le soste agli intricati confini caucasici, el-alamein oggi e la stratificazione di memorie che vi e` depositata, il mal d`algeria di camus, il presente il passato e il mito: dalla carestia degli anni trenta a batumi vista da simenon, all`arca di noe` sul monte ararat, a prometeo incatenato nel monte kazbegi. i paesaggi calcinati di algeri e il mare turchese delle coste minate dell`egitto, gli armeni che assaporano la liberta` nei caffe` sotto i tigli di yerevan, le inutili attese di treni fantasma in grandiose stazioni ferroviarie deserte, la casa natale di stalin e le costruzioni non finite del socialismo reale. berberi, amazigh, mozabiti, tuareg, armeni, georgiani, tartari, avari, russi - e le loro lingue.