
la resistenza al fascismo non comincia nel 1943 ma inizia sin da subito, nel 1919. e una resistenza armata e civile, maschile e femminile, contadina e cittadina: uomini e donne che per ventisei anni combatterono contro il fascismo e morirono per opporsi al regime. che cosa li spinse a tanto? il trionfo della liberta sulla dittatura ci sarebbe stato anche senza il sacrificio delle loro vite?

in molti scritti sulla resistenza sono indicati come autori di attacchi ai tedeschi o vittime dei loro rastrellamenti `i partigiani`, senza altra specificazione. ma in gran parte dei casi si tratto` di partigiani comunisti, la cui connotazione politica in seguito e` rimasta spesso sotto traccia. nel dopoguerra fu il loro stesso partito a inglobarli nella sua visione della guerra di liberazione come `guerra di popolo` combattuta da un ampio fronte antifascista quasi indifferenziato. e questo e` accaduto ancora di piu` dopo il crollo dell`urss, quando la forte impronta comunista sulla lotta armata antitedesca apparve una macchia capace di cancellarne i meriti. questo non e` un libro di semplice rivendicazione di quei meriti. ne illustra alcuni, tra cui soprattutto la creazione dal nulla del nucleo essenziale dell`?esercito partigiano`, le brigate garibaldi, opera di pochi militanti, capaci pero` di attrarre tanti volontari disposti a battersi contro i nazifascisti. accanto alle loro imprese ne vanno pero` considerati anche i limiti, riconducibili agli obiettivi politici del loro gruppo dirigente, deciso ad attribuirgli, nonostante il loro carattere guerrigliero, compiti di un vero esercito regolare capace di presidiare vaste `zone libere`. ma dopo le dure prove dell`ultimo inverno di guerra, le formazioni comuniste diedero il principale contributo alla liberazione delle citta` del nord prima dell`arrivo degli alleati, importante obiettivo simbolico condiviso da tutte le forze della resistenza. un libro ne` encomiastico, ne` denigratorio, dove predominano i chiaroscuri, quanto mai presenti nella storia della transizione italiana verso la democrazia.

dopo la sconfitta di napoleone a waterloo nel 1815, le forze conservatrici dominavano tutta l`europa e reprimevano ogni tentativo di mutare il corso dell`esistente, in italia come in francia, in spagna come in ungheria. ma la speranza si riaccese all`improvviso e inaspettatamente proprio in uno dei luoghi simbolo del nostro continente: la grecia, allora dominio dell`impero turco. contro ogni ragionevole speranza di successo, la gente dei villaggi, delle valli e delle isole della grecia si sollevo` contro il sultano mahmud ii e affronto` l`enorme potenza dell`esercito ottomano, la sua celebre cavalleria turca, i crudeli fanti albanesi e i temibili egiziani. mark mazower ci fa conoscere i cospiratori rivoluzionari e il terrore delle citta` assediate, le incredibili storie di sacerdoti, di marinai e schiavi, di eroi ambigui e di donne e bambini indifesi in un conflitto di straordinaria brutalita`. la causa greca trovo` sostenitori accesissimi, da foscolo a byron, e ha avuto un ruolo centrale nella nascita del romanticismo. anzi, si puo` dire che proprio allora nacque un nuovo tipo di politica capace di far accorrere volontari da tutta europa. allora, per la prima volta nella storia, i leader europei hanno dovuto fare i conti con la volonta` dei popoli di conquistare, a un costo spesso terribile, un futuro diverso da quello stabilito dall`alto.

nei secoli racchiusi tra l`invenzione della stampa e la nascita del diritto d`autore anche gli uomini e le donne piu` illuminati credevano nella necessita` di sorvegliare la circolazione libraria e reprimere le idee considerate dannose per la societa`. cosa distinse il sistema di censura romano dai meccanismi di controllo vigenti in altre parti d`europa? e, soprattutto, in che modo la censura ecclesiastica influi` sugli sviluppi della cultura italiana nel corso dell`eta` moderna? tenendo insieme in un unico grande affresco dotti e `senza lettere`, letteratura e arte, scienza e filosofia, politica e teologia, questo libro restituisce la voce ai tanti attori che animarono la scena culturale della penisola italiana. ricostruisce gli strumenti con cui roma cerco` di impedire la diffusione dei libri ritenuti pericolosi e allo stesso tempo gli stratagemmi con cui autori, stampatori e lettori cercarono di aggirare tali controlli. la censura fu eliminazione, soppressione, cancellazione, ma anche sostituzione, restituzione, riscrittura. il successo della politica religiosa e culturale della controriforma passo` anche per la capacita` di restituire ai fedeli una serie di testi atti a sostituire i libri non piu` disponibili. il libro scomparve e poi ricomparve sotto forme diverse, lontane ma non del tutto nuove rispetto al loro aspetto originario.

cento anni fa, per tutto il 1921 e poi nel 1922, l`italia fu investita da una guerra civile scatenata dal fascismo, autoproclamatosi `milizia della nazione`, contro tutti i partiti avversari. da cento anni gli osservatori coevi e poi gli storici hanno cercato di spiegare un fenomeno cosi` sorprendente, proponendo le piu` varie interpretazioni. in questo libro emilio gentile, avvalendosi di una vasta documentazione di archivi pubblici e privati, ricostruisce le vicende che provocarono il crollo della democrazia italiana e posero le fondamenta di un regime totalitario. come ebbe inizio la marcia del fascismo? chi erano i fascisti? chi erano i finanziatori dello squadrismo? chi si oppose e chi favori` la conquista fascista del potere? fu mussolini il duce che guido` il fascismo al potere o fu il fascismo che spinse mussolini al potere, trasformandolo in duce? a queste domande emilio gentile ha cercato di dare risposte realistiche, documentate e argomentate. e con le sue risposte racconta una storia del fascismo che va oltre le interpretazioni tradizionali o convenzionali, perche` i suoi protagonisti sono persone in carne e ossa e non astratte entita` collettive.

tra oriente e occidente sembra che sia sempre esistito un vero e proprio scontro di civilta`. nel nostro immaginario, le guerre persiane per secoli hanno simboleggiato proprio questo: la lotta perenne tra il dispotismo orientale e la liberta` dell`occidente. basti pensare ai 300 delle termopili che resistono eroicamente all`invasione delle sterminate masse del gran re. al contrario, per lunghi millenni a partire dalle antichissime civilta` mesopotamiche, il nostro occidente (europeo) e` stato una sorta di appendice al grande complesso orientale (asiatico). ancora al tempo delle guerre persiane il grande impero vedeva la grecia come un problema marginale. furono proprio quei conflitti a trasformare i pesi sulla bilancia: il loro esito diede alla grecia la forza non solo di resistere, ma anzi di reagire e infine prevalere. viste le enormi differenze di potenza militare, di bacino demografico, di tradizione dominatrice, tra il grande impero e la piccola grecia, e` stato ovvio per il mondo occidentale costruire la propria immagine come qualitativamente superiore, facendo emergere i valori della democrazia contro il dispotismo orientale, delle liberta` contro l`asservimento generalizzato, delle individualita` contro la sottomissione etnica.

sebbene alleati e resistenza romana avessero gli stessi nemici, combatterono due guerre quasi parallele con scarsi punti di contatto. la loro distanza e` ben rappresentata dai modi diversi con cui designarono il fine immediato che volevano conseguire: la `caduta della prima capitale dell`asse` per gli alleati, la `liberazione di roma` per le forze resistenziali. la presa della citta` per gli angloamericani fu solo un momento saliente del loro sforzo per impedire, a prezzo di altissime perdite, che si avverasse l`orrendo disegno hitleriano di un`europa nazista, ed e` in questa cornice che si puo` valutare il tentativo della resistenza romana di enfatizzare, attraverso la lotta armata in citta`, l`esistenza di un`italia antifascista pronta a battersi per concorrere alla propria liberazione. un tentativo quasi eroico a fronte di una popolazione che per la maggior parte odiava quasi in egual misura tedeschi e fascisti, alleati e partigiani, come portatori di una guerra di cui non si sentiva responsabile. questo libro, sulla base di un`ampia documentazione di fonti archivistiche, ripercorre in una visione d` insieme, con le vicende belliche, i fatti - e gli episodi controversi - relativi alla storia di roma nei nove mesi dell`occupazione tedesca.

un impero e` una formazione politico-territoriale che si assegna lo scopo di allargare incessantemente la propria frontiera, di assoggettare (per conquista diretta o per controllo indiretto) il resto del mondo, fino a far coincidere la propria estensione con quella dell`ecumene tutto. la sua `missione` e` un progetto ideale che si fonda su una teoria politica (quando non teologica) e si articola in principi ideali. questi variano nel tempo, oscillando soprattutto tra il fondamento religioso e quello civile. mario liverani, uno dei maggiori studiosi del vicino oriente antico, rivoluziona la storia dell`antica assiria, mostrando come qui siano emersi per la prima volta alcuni dei tratti caratteristici comuni a tutti gli imperi comparsi nella storia del mondo. da roma a bisanzio, dall`impero britannico all`egemonia usa: il dominio con ogni mezzo disponibile per ricavarne vantaggi, la colpevolizzazione del nemico, l`attribuzione di una valenza universale alla propria missione hanno sempre accompagnato la vita di ogni impero.

siamo nel pieno della guerra del peloponneso. atene rischia la sconfitta. la tensione e` altissima: il partito aristocratico vuole accordarsi a qualunque prezzo con sparta e adottare il modello politico dei vincitori. i democratici vogliono resistere fino alla fine e salvare la costituzione. cleofonte e` il leader della parte democratica ed e` l`uomo da abbattere. in questo tumultuoso quadro politico, un ruolo fondamentale lo giocano i drammaturghi. alcuni di loro intrattengono un rapporto stretto con i gruppi di pressione decisi a scalzare il regime democratico. la commedia si fa, cosi, interprete della `maggioranza silenziosa`, quella che non va all`assemblea popolare, e la sobilla contro i suoi capi presentandoli come mostruosi demagoghi. aristofane, il commediografo, si fa agitatore politico. la sua grande abilita` consiste nel presentarsi come il difensore del popolo agendo, in realta`, per conto di chi intende distruggere il potere popolare. nella commedia intitolata "rane" getta la maschera, chiede e auspica la condanna di cleofonte, accanito oppositore del potere oligarchico; rompendo la finzione scenica fa un vero e proprio comizio, e parla, questa volta apertamente, della bruciante attualita` politica.