
prima un uomo al semaforo, poi chi lo accompagna a casa, poi il medico che lo visita: un bianco lattiginoso dilaga, improvviso e inspiegabile, negli occhi delle persone, e la citta decide di isolare i contagiati in un manicomio abbandonato. la dentro, tra brandelli di regole e paura, si raduna un piccolo gruppo che prova a salvare una forma di umanita: il medico oculista, la moglie che continua a vedere e tace, la ragazza dagli occhiali scuri, il vecchio con la benda nera, il primo cieco, un bambino terrorizzato. la fame detta gerarchie, il linguaggio inciampa, i passi imparano a fidarsi di una voce. fuori, la civilta vacilla. strade e case si sfaldano, il cane delle lacrime fiuta il dolore e segue chi ha bisogno di lui. la donna che vede guida i compagni attraverso una citta divenuta labirinto, dove ogni gesto - condividere o negare un pezzo di pane, riempire d`acqua una busta di plastica, tendere la mano per afferrarne un`altra, che cerca - decide da che parte stare. saramago racconta la caduta e la cura, lasciando che le voci si sovrappongano come in un respiro comune, e la cecita che contagia i corpi non puo che chiamare in causa la nostra distrazione morale: perche quando la luce si spegne non basta "vedere" - occorre guardare. e li, in quella attenzione costante verso l`altro, che il romanzo apre la sua domanda piu semplice e piu urgente: che cosa ci conserva umani quando tutto intorno si fa opaco?











