Il terzo album solista del cantautore indie-folk palestinese-americano è stato prodotto da Jonathan Wilson e presenta una produzione intima e minimale, con esecuzioni dal vivo calde e ravvicinate che evocano le atmosfere di Bob Dylan del periodo di New Morning, le scintillanti chitarre di Bert Jansch e John Renbourn, oltre alla tradizione di Townes Van Zandt e Harry Nilsson. Il disco nasce dopo un periodo turbolento per l'artista, segnato anche da un grave incidente d'auto e da una riflessione profonda sul senso di casa, sul tempo e sull'accettazione della perdita. I brani sono quieti, malinconici ma confortevoli, focalizzati su chitarre acustiche delicate e una voce profonda e calda.












