"memorie del teatro" non e` un libro che spinge verso una direzione "museale" del teatro, ma e` un libro che, al contrario, cerca di sprigionare i valori polemici del ricorso alla memoria in un occidente che, soprattutto a teatro, di quella memoria e` stato un cosi` cattivo custode. memorie che da stanislavskij, meyerhold o artaud a grotowski, brook o barba, hanno formulato l`auspicio di rinnovare il teatro con un lungo lavoro d`esplorazione delle sue risorse iniziali, risorse che sono andate perdute, quando non sono state ignorate. di questo sforzo di attualizzazione della memoria, attualizzazione pratica, d`intervento, questo libro segue l`evoluzione.
compositore e didatta, arnold schonberg occupa un posto preminente nella cultura musicale degli inizi del secolo, non solo perche` dal suo insegnamento usciranno due tra i maggiori musicisti della nostra epoca, alban berg e anton webern, ma anche perche` la sua riflessione teorica e critica sottopone a una serrata requisitoria quel processo di crisi del linguaggio musicale che aveva raggiunto la sua saturazione nell`estremo postromanticismo tedesco. proprio dalla consapevolezza di questa crisi che non e` solo musicale e che, nella vienna del primo novecento, s`intreccia alla riflessione filosofica ed epistemologica, nasce la metodologia schonberghiana, legata all`atonalita`, ma gia` preludio della dodecafonia.