Rimasterizzato, il secondo album delle American recordings, con Tom Petty & Heartbreakers.
ha centosettant`anni, ma non perde un colpo. pubblicato a puntate fra l`agosto 1844 e il gennaio 1846 sul "journal des de`bats", mentre dumas lo stava ancora scrivendo (con l`aiuto di un ghost-writer, auguste maquet), senza sapere nemmeno lui come l`avrebbe concluso, e intanto metteva in cantiere altri due o tre romanzi, "il conte di montecristo" ha lasciato, e lascia tuttora, col fiato sospeso folle di lettori di ogni estrazione sociale e di ogni paese. nessun romanzo, forse, ha avuto tante edizioni (settantasei solo in italia, gia` dal 1846), tanti adattamenti cinematografici (il primo nel 1922) e televisivi; e` diventato un musical, un fumetto con paperino, e` stato immortalato sulle figurine liebig e condensato nelle strisce della magnesia san pellegrino; oggi ispira la serie americana "revenge". tutti quindi possono dire di conoscerne almeno a grandi linee la trama e il protagonista, anche chi non lo ha mai letto. ma non c`e` trasposizione, necessariamente lacunosa, data la mole del romanzo, che valga il godimento di aprirlo e rimanere intrappolati senza scampo nel suo inesorabile ingranaggio narrativo, che funziona sempre anche se si sa gia` come andra` a finire la vicenda. i suoi stessi difetti, le ripetizioni, le digressioni, le zeppe, sono funzionali al piacere della lettura.
simbolicamente rilegato in rosso, il colore della rivoluzione, il manoscritto di oper und drama fu completato il 10 gennaio del 1851 e spedito all`amico theodor uhlig, critico musicale e fervente sostenitore di wagner, con la dedica: "rossa, o amico, e` la mia teoria!". il volume era nato come un articolo di ampie dimensioni sull`opera moderna, ma crebbe a dismisura tra le mani di wagner, ed apparve a lipsia alla fine di quell`anno in tre tomi. sebbene ne curasse la ristampa altre due volte, nel 1869 e nel 1872, con correzioni e l`eliminazione di vari riferimenti polemici, dopo la prima edizione wagner senti` il bisogno di prendere le distanze dal suo maggiore trattato teorico, senz`altro anche influenzato dal pensiero di schopenhauer, che lo porto` a rivedere in parte la propria concezione della musica come mezzo dell`espressione al servizio del dramma. questa nuova edizione italiana ricostruisce filologicamente l`intero tragitto editoriale dell`opera, e la propone per la prima volta al lettore non solo nella sua integralita` ma anche nel suo divenire. il testo principale qui tradotto segue quello dell`ultima edizione (che wagner giudico` definitiva), riportando in nota le parti inedite del manoscritto fatte conoscere da klaus kropfinger nella sua riedizione dell`edizione del 1851, nonche` le principali varianti introdotte da wagner nelle edizioni successive, riscontrate direttamente sugli originali.
piu` di tutti gli scrittori del novecento, andre` malraux ha incarnato la sintesi di arte e storia, ha ideato una "poetica del potere". bello, scaltro, audace, autore di romanzi "di culto" (la condizione umana su tutti), malraux sognava di diventare lawrence d`arabia: da ragazzo rubava bassorilievi dai templi cambogiani, aureolati dalla foresta; da adulto si impegno` nella guerra civile spagnola, guidando una flotta aerea; nella seconda guerra mondiale lotto` tra i resistenti. per un decennio, al fianco di de gaulle, fu il ministro plenipotenziario della cultura francese, fautore di una politica "imperiale", grazie anche all`amicizia con i grandi artisti dell`epoca, da matisse a picasso. i suoi discorsi, nei ranghi di una retorica all`eccesso, all`assalto, ricostruiscono il profilo di un uomo enigmatico, di una vita inimitabile. quali "valori" hanno ancora da difendere gli occidentali?, si domanda malraux nel 1952. quelli dell`arte, "espressione della liberta` piu` profonda", scrive lo scrittore. un`arte, pero`, ne` supina ne` salottiera, che "non e` sottomissione, ma conquista". resto` sempre nell`ebbrezza, nell`orda della battaglia.
"un ventennio. vent`anni del novecento, dalla marcia su roma nell`ottobre 1922 al drammatico epilogo della seconda guerra mondiale nel 1945, che sono stati giudicati dalla storia come il momento piu` triste del secolo che abbiamo alle spalle. gli stessi anni, nell`arte, sono il tempo di `valori plastici`, di `novecento`, del gruppo di artisti che si raccoglie attorno a margherita sarfatti. una tale ricchezza di esperienze, autori, circoli che ha fatto dire a una grande studiosa, elena pontiggia, che `gli anni trenta non sono un decennio, mi fanno pensare a un secolo`." vittorio sgarbi segue il filo dell`arte in una storia che inizia prima del fascismo, che dentro il ventennio cresce, e dopo il fascismo viene spazzata via insieme alla naturale condanna del regime. sgarbi distingue l`espressione artistica dal potere e per questo, a fianco di de chirico, morandi, martini, salva dall`oblio wildt, guidi, la grande stagione dell`architettura e della grafica, ma anche depero, il futurismo e oltre, fino alla rivelazione di due scultori formidabili mai apparsi all`onore della critica, biagio poidimani e domenico ponzi. "un crocevia di dimenticanze e di rimozioni ha reso difficile la ricostruzione dello stato dell`arte durante il fascismo. ci sono voluti decenni, ma alla fine la verita` storica si impone. per capire chi siamo stati, come siamo stati e a quale storia apparteniamo." (dalla prefazione di pierluigi battista)