Un classico del rocker del Delaware, 1988
testimonianza di un`amicizia, il libro e` l`omaggio di un grande filosofo a un filosofo piu` giovane che da principio ne ha seguito le tracce, per imporsi poi con un`opera originale. omaggio filosofico, ovviamente: per quanto non manchino pagine intensamente affettuose che conferiscono un caldo colorito alle ricorrenti riflessioni sull`amicizia, il volume e` dedicato a una lettura del pensiero di jean-luc nancy, considerato sotto una particolare angolazione, la questione del tatto, in tutti i significati che la parola ha assunto nella cultura occidentale, da quello erotico a quello religioso, da quello gnoseologico a quello etico. in un serrato dialogo con una tradizione che muove dall`antichita`, ma con particolare attenzione a quella che derrida chiama una linea filosofica "franco-tedesca", il libro, pur incentrato su nancy, ne mette a confronto la scrittura con le tesi classiche in numerose digressioni che muovono da aristotele per toccare descartes e s. giovanni della croce, il nuovo testamento e kant, il problema di molineux e maine de biran, husserl e merleau-ponty, le`vinas e heidegger. derrida tuttavia non elabora un trattato, e meno che mai si preoccupa di tracciare un capitolo della storia della filosofia occidentale, ma affida a una scrittura affascinante, benche` non facile, il compito di cercare "nel solco di heidegger, la specificita` di un pensiero che non si riduca ne` alla poesia, ne` alla filosofia ne` alla scienza".
in un mondo dominato dalla scienza e dalla tecnica, rischiamo di non capire piu` i grandi capolavori della letteratura. sul versante della critica, negli ultimi decenni abbiamo messo a punto una serie di strumenti assai efficaci per l`analisi dei testi, a cominciare dalla filologia e dallo strutturalismo, che hanno assunto un`importanza crescente nell`insegnamento. in parallelo, fiorisce una produzione narrativa sempre piu` ripiegata sull`io, e hanno grande fortuna i romanzi di puro intrattenimento. tuttavia rischiamo di perdere di vista quello che e` il senso profondo della opere letterarie, quello che le rende importanti e necessarie. in queste pagine appassionate e polemiche, tzvetan todorov - che all`inizio degli anni sessanta ebbe un ruolo determinante nella diffusione dei formalisti russi - va al cuore del problema: a che cosa ci serve, oggi, la letteratura? todorov parte dalla propria vicenda di studioso, prima nella bulgaria sovietica e poi nella parigi di genette e barthes. discute i metodi piu` in voga d`insegnamento della letteratura. esplora l`attuale produzione narrativa. soprattutto, si confronta con la lezione dei grandi del passato per ritrovare e rilanciare il valore insostituibile della letteratura.