Concerto registrato in Africa: con Habib Koitè, Keletigui Diabatè, Djelimady Tounkara, Basekou Kouyatè, Dieneba Seck, Simba Sissoko, Vieux Kantè etc
kolleritsch, in questo suo testo in prosa, rivolge due lettere simboliche ai figli, avuti in eta` gia` matura, mitizzando l`infanzia come "luogo" della condizione umana, nonche` metafora essenziale della creazione poetica. l`autore vuole mettere in guardia i figli-lettori da qualunque verita` assoluta o certezza definitiva, suggerendo un diverso rapporto con il mondo, piu` libero e creativo.
la personale esperienza carceraria di massimo mila e` consegnata in queste lettere alla madre, nel riuscito tentativo di creare un ponte tra il dentro e il fuori: una sorta di zattera su cui si carica tutto il fardello accumulato nelle lunghe ore di inazione. piu` di altri compagni di carcere (foa, bauer, rossi, giua), l`universo che le lettere di mila dischiudono e` privato, personale, poco incline a occuparsi delle cose del mondo: specchio del carattere di un uomo che "e` abituato a vivere molto di piu` di cio` che ha dentro di se`, che di quanto e` al di fuori", e che quindi "non e` cosi` sensibile ai mutamenti esteriori della vita come lo e` chi e` abituato a stimare sopra tutto i beni esterni".
l`esistenza di braque e` indissolubilmente legata all`atelier, cuore della sua casa, verso cui tutto converge, la cui raffigurazione metamorfica occupa nella sua opera il posto essenziale che questo libro vorrebbe evocare. dopo l`esame del tema dell`atelier nella pittura moderna, l`autore, grande amico di braque, analizza le serie di dipinti ("figure al cavalletto", "nature morte con la tavolozza", ecc.) che culmineranno nella fondamentale sequenza degli otto "atelier sinfonici", summa pittorica di braque e trasfigurazione poetica del suo universo quotidiano.
M3
1973

