adelina ha un destino segnato: quello di diventare ianara, come sua madre, come sua nonna. al pari di loro, sara` in grado di attraversare ogni porta, anche quella che separa la vita dalla morte. e sara` dannata. vivra` sui monti dell`irpinia - una terra apparentemente remota dal resto dell`italia - come una bestia selvatica; gli uomini e le donne verranno a supplicarla di aiutarli quando avranno bisogno di curarsi, di vendicarsi, o di liberarsi di un figlio non voluto - e la schiveranno come la peste se osera` avvicinarsi alle loro case. per sfuggire al suo destino adelina attraversera` "paesi, boschi e campagne", finche` non giungera` in vista di un grande e magnifico palazzo: vi entrera` come l`ultima delle sguattere e - sorta di funebre, allucinata jane eyre, schiava amorevole e possessiva fino al delitto - servira` e accudira` con assoluta, cieca fedelta` il signore di quel luogo. gli rimarra` accanto anche quando il palazzo sara` ridotto a una splendida rovina, quando piu` nessuno ci mettera` piede per paura della maledizione che aleggia su di esso dopo gli eventi funesti (omicidi, apparizioni misteriose, un suicidio) che vi si sono succeduti - e lei, adelina, sara` rimasta la sola ad aggirarsi silenziosa nelle immense sale vuote. con una lingua asciutta, potente, evocativa, licia giaquinto ci trascina in una trama fitta di storie e di magia, dove animali, uomini, cose si fondono e si trasformano di continuo.
nato nel cuore della bielorussia e suddito dell`impero russo, oscar vladislas de lubicz-milosz non cesso` mai di rivendicare l`antico lignaggio lituano; la sua lingua madre era il polacco, ma questo non gli impedi` di diventare un grande poeta cosmopolita di lingua francese. benche` annoverato fra i simbolisti francesi tardivi, milosz (cosi` scelse di firmare i suoi libri) si sottrae a qualsiasi classificazione. e mentre ovunque si imponevano le avanguardie e trionfavano gli esperimenti piu` bizzarri e le innovazioni piu` disperate, egli scelse di allontanarsi da quella che definiva una "pericolosa deviazione", destinata a suscitare tra il poeta e la "grande famiglia umana" una "scissione" e un "malinteso". scissione e malinteso che hanno invece, troppo a lungo, oscurato la sua solitaria ricerca, cosi` refrattaria alle curiose ricerche dell`io e cosi` "appassionata del reale", e oggi piu` che mai meritevole di uscire dalla ristretta cerchia degli iniziati.
canetti appartiene a quegli scrittori che nella vecchiaia hanno raggiunto un alto grado di liberta` e sovranita` dello spirito. qui applicata a ritessere ancora una volta il suo pensiero su temi che lo hanno sempre accompagnato, come la massa, la morte, il mito. ma la forma degli "appunti", molto agile, consente a canetti anche di puntare in tutt`altre direzioni: ammirazioni relativamente recenti e intensissime, come quella per robert walser; avversioni antiche che continuamente si riaccendono, come quella per nietzsche; ricordi acuminati di persone che nella vita di canetti molto hanno contato.
nel suggerire le sue interpretazioni, l`autore integra psicoanalisi e critica letteraria mettendo in discussione e giungendo a capovolgere numerosi giudizi e stereotipi interpretativi tradizionali. charles bovary diventa un personaggio piu` interessante e piu` attivo di quanto e` sempre stato tradizionalmente considerato: il lavoro inconscio del suo sadomasochismo contribuisce in modo decisivo all`adulterio e al suicidio di emma. l`uomo lear ha un infantile e disperato bisogno d`amore che, come re, non puo` ammettere. le tesi dell`autore sono affascinanti e stimolanti per tutti i lettori; coloro che hanno familiarita` con la psicoanalisi ne riconosceranno il metodo nella motivazioni inconsce, nella scoperta di verita` mascherate.
in un mondo dominato dalla scienza e dalla tecnica, rischiamo di non capire piu` i grandi capolavori della letteratura. sul versante della critica, negli ultimi decenni abbiamo messo a punto una serie di strumenti assai efficaci per l`analisi dei testi, a cominciare dalla filologia e dallo strutturalismo, che hanno assunto un`importanza crescente nell`insegnamento. in parallelo, fiorisce una produzione narrativa sempre piu` ripiegata sull`io, e hanno grande fortuna i romanzi di puro intrattenimento. tuttavia rischiamo di perdere di vista quello che e` il senso profondo della opere letterarie, quello che le rende importanti e necessarie. in queste pagine appassionate e polemiche, tzvetan todorov - che all`inizio degli anni sessanta ebbe un ruolo determinante nella diffusione dei formalisti russi - va al cuore del problema: a che cosa ci serve, oggi, la letteratura? todorov parte dalla propria vicenda di studioso, prima nella bulgaria sovietica e poi nella parigi di genette e barthes. discute i metodi piu` in voga d`insegnamento della letteratura. esplora l`attuale produzione narrativa. soprattutto, si confronta con la lezione dei grandi del passato per ritrovare e rilanciare il valore insostituibile della letteratura.
accanto alla rivoluzione francese, tra la fine del settecento e gli inizi dell`ottocento, ha avuto luogo un evento assai meno appariscente ma dagli esiti altrettanto decisivi per la storia dell`uomo: la scoperta dell`elettromagnetismo e le sue prime applicazioni. alcune eccezionali figure di artisti non tardarono a intuire l`importanza di queste nuove energie. lo svizzero fussli, lo spagnolo goya, il francese david, l`italiano canova e infine gli inglesi blake e turner ripudiarono lo spazio prospettico tanto caro all`eta` moderna e collocarono figure guizzanti, o attorte e rattrappite in una sorta di etere informe, molto simile a quello in cui scorrono le onde delle nostre telecomunicazioni.
pillole iconografiche si propone di mettere a suo agio il visitatore di una mostra, di un museo. la prima parte del volume e` dedicata ai gesti in codice: come attraverso le dita, la posizione delle braccia e delle gambe si possano comunicare situazioni ed emozioni; alle convenzioni iconografiche riguardanti gli edifici e le loro relazioni con i personaggi: come veniva resa la tridimensionalita`, la prospettiva, il dentro e il fuori, il dietro e il davanti. un capitolo e` dedicato alla rappresentazione del diverso, a tutti i modi con cui si declinava l`antisemitismo e l`avversione per le persone di colore. due capitoli sono consacrati a maria e a cristo (alla vita di maria, al suo rapporto con il figlio bambino; a cristo nella sua vita terrena con una particolare attenzione al ciclo della passione, fino al ritorno nei cicli dove sale anche la madre, regina della corte celeste); in essi e` spiegato anche il significato di frutta, fiori e fauna (dal leone al pettirosso), associati alle loro rappresentazioni. l`ultimo capitolo e` dedicato ad alcuni tratti simbolici, come ad esempio alla differenza fra nimbo a raggi e nimbo tondo intorno al capo, al significato del nimbo esagonale, al signum viventis. completa il volume un indice analitico particolarmente minuzioso e un dizionarietto delle parole tecniche.
pubblicato nei 1991, "le sabbie immobili" vinse nel 1992 il premio satira politica, sezione letteratura, di forte dei marmi. si tratta infatti di una raccolta di detti, aforismi, definizioni, brevissimi apologhi che sotto l`aria ironica e un po` sorniona dipingono un ritratto feroce e graffiante della societa` italiana di fine novecento, con i suoi tic, le sue manie, le sue ipocrisie e lo scintillio di tutto cio` che, pur luccicando, non e` certo oro. questi scritti corrosivi, nel loro libero ed efficace sperimentalismo formale, ci restituiscono sia l`immagine di uno scrittore capace di coniugare impegno letterario e rinnovata passione civile, sia la fotografia di un paese ancora impantanato nelle "sabbie immobili".
fin dalle primissime battute di questa commedia appare chiaro perche` roman polanski abbia deciso di portarla sullo schermo - e perche` attori come isabelle huppert, ralph fiennes e james gandolfini abbiano voluto interpretarla a teatro. nel lindo, assennato salotto borghese in cui due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto (una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli), vediamo sgretolarsi a poco a poco le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, e di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale; e sotto quelle maschere apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto. con uno humour e cinismo (e senza mai assumere il tono del moralista), in una lingua volutamente media, che sfodera tutto il suo micidiale potere, yasmina reza costruisce uno psicodramma, porgendo allo spettatore (e al lettore) uno specchio deformante nel quale scoprira`, non senza un acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino.
dopo la "geo-filosofia dell`europa", che tracciava il profilo di quella singolare figura a cui, sin dall`inno omerico ad apollo, fu dato il nome di europa, cacciari si inoltra ora nel paesaggio europeo, che gli si mostra appunto come arcipelago, irriducibile pluralita` dove i singoli elementi convivono in quanto inevitabilmente separati. e le isole dell`arcipelago sono le declinazioni d`europa: in molte forme ha combattuto se` in se stessa, ma comune e` l`interrogazione. percio` anche il suo declino, o il suo necessario tramonto, assumera` nomi diversi. il senso del tramonto d`europa dovra` contrarsi nei volti dello "homo democraticus" di tocqueville, dell`"ultimo uomo" di nietzsche, dell`"uomo del sottosuolo" di dostoevskij? il senso del tramonto dovra` arrestarsi sul meridiano dell`affermazione inospitale della propria `insularita``, dell`empia commistione tra `anarchica` richiesta di autonomia ed esigenza servile di protezione e tutela? l``ideale` del gregge che non tollera alcun pastore sara` l`ultima parola del tramonto d`europa, la sua ultima declinazione? queste sono le domande poste al centro di l`arcipelago. e la figura stessa dell`arcipelago invita a una possibile risposta.
come e quando gli incubi di lovecraft, le visioni di philip k. dick e l`inquietante matematica di hilbert - sciolti nell`inferno che chiamiamo rete - abbiano finito per diventare qualcosa che assomiglia al nostro mondo. o peggio, che lo e`.
a duecento anni dalla sua nascita, baudelaire e` il caso molto raro di uno scrittore che ha mantenuto intatta la sua forza di penetrazione intellettuale e la capacita` di scardinare ogni forma di pensiero sclerotico. dopo la folie baudelaire, che era un vasto libro non solo su baudelaire ma su tutta la parigi intorno a lui, roberto calasso ha voluto concentrarsi su cio` che costituisce la singolarita` irriducibile dello scrittore - innanzitutto il taglio della sua intelligenza e quel gusto che ha dato un`impronta definitiva a cio` che si e` poi chiamato il moderno.
. del detective - e dello studioso - nabokov possiede la passione bruciante per il dettaglio. ma anche una voracita` linguistica che lo guida a inseguire, negli scritti altrui, astuzie e trucchi verbali rivelatori; e una felice insistenza nella ricostruzione dei luoghi, degli spazi - dai mobili di una stanza a una citta`, e una regione - in cui si manifestano le storie. sa bene, e lo ripete provocatoriamente, che utili insegnamenti e buoni propositi nulla hanno da spartire con la letteratura. che e` invece composta, in parti uguali, di esattezza e incantamento: . e questo insegna nabokov nelle sue "lezioni di letteratura": a leggere con occhio penetrante, ma disposto alla magia. a non guardare soltanto alle storie, ma al modo in cui sono raccontate. a riconoscere, al tempo stesso, il genio individuale dello scrittore e l`architettura dei testi. rischiarati da un`intelligenza appuntita e beffarda, sfilano sette capolavori delle letterature occidentali, da mansfield park di jane austen all`ulisse di joyce. e lui, il professor nabokov - docente a wellesley e quindi alla cornell tra il 1941 e il 1958 -, li racconta agli studenti americani, e a noi, con il brio conversevole, il coinvolgimento, l`attenzione minuziosa che, dalla sua viva voce, approdano direttamente a queste pagine. introduzione di john updike.
scritte tra il 1955 e il luglio del 1960 e pubblicate per la prima volta nel 1961, le poesie di "la religione del mio tempo" raccontano in versi un?intera societa in fermento. usando la frusta quando lo ritiene necessario, pasolini non retrocede di fronte a nulla e utilizza ogni possibile materiale argomentativo: da quello metafisico a quello polemico, dal giornalistico al profetico, proponendo schemi e ideologie che - come spieghera sul settimanale "vie nuove" - "non sono solo opinioni politiche, ma sono, insieme, poetiche; hanno cioe subito quella trasformazione radicale di qualita che e il processo stilistico". in questa raccolta pasolini riesce cosi a mettere poeticamente in azione tutta la sua incontenibile passione civile, un?insaziabile fame di vita e un irresistibile desiderio di capire e sentire. prefazione di franco marcoaldi.