elegante ventiquattr`ore su ventiquattro e inaccessibile, laconico e gelidamente cortese, il protagonista di questo romanzo potrebbe sembrare una maschera - o un enigma. eppure e` un personaggio che affascina. forse per il suo raffinato distacco. forse per la casa minuscola e complicata in cui vive non lontano da parigi, affollata com`e` di miniature d`ogni sorta, statuette e ninnoli, carillon e giocattoli a molla. o forse perche` e` ravel, uno dei musicisti piu` celebri al mondo. jean echenoz rida` vita all`artista in un romanzo partecipe e nonchalant, indiavolato e audace come un brano jazz.
il buddismo e` una religione sui generis, che si e` sempre adattata con straordinaria plasticita` alle piu` svariate situazioni socioculturali e storiche e addirittura ad altre religioni, modificandosi, trasformandosi anche radicalmente, pur di mantenere intatto cio` che conta: il suo messaggio fondamentale diretto verso l`essere umano. in questo libro la prospettiva buddista e` aderente alla nostra cultura, vi penetra al punto che appare interamente spoglia di quella dimensione mitica, l`esotismo, che per un certo periodo ne aveva fatto la fortuna.
in una casa scura all`ombra di una montagna, una vedova severa, pia, intransigente e la sua inerme e dolcissima figlia, si frontaggiano sempre, ma senza una vera intimita`. a causa di un fosco predicatore cappuccino che parla solo del diavolo e del peccato, questo desolato me`nage precipita nell`inferno. accade cio` che non doveva accadere. si scatenano i mostri. compare l`inesplicabile, la follia, la morte.
il romanzo, attraverso il doppio binario delle confessioni dei due protagonisti, un uomo e una donna - un ingegnere e una suora - delinea un rapporto problematico e delicato senza ambiguita`, frutto di una diversa e profonda esperienza spirituale.
camillo lastrade, commissario a riposo, legge sul giornale che un suo vecchio amico e` morto, cadendo, in una casa di riposo per anziani. ricorda che ci sono state altre due morti e indaga...
Marsilio Editori, 1977, IT. La storia del "cinema di stato" nei paesi dell'Europa dell'est è anche la storia di un ininterrotto conflitto tra gli artisti e la gestione burocratica della produzione cinematografica. L'introduzione del libro riassume i temi centrali del dibattito, la parte centrale delinea un ampio e organico panorama nel quale vengono prese in esame le cinematografie dell'Unione Sovietica, della Cecoslovacchia, della Polonia, della Repubblica Democratica Tedesca, della Bulgaria, della Romania e dell'Ungheria secondo una lettura storico-sociale e la terza parte raccoglie una serie di saggi e testimonianze su alcuni registi.