"gia` da parecchio tempo vedevo chiaramente che un`analisi iconologica particolare degli affreschi di palazzo schifanoja avrebbe dovuto rivelare la duplice tradizione medioevale del mondo figurativo delle divinita` antiche. qui possiamo, seguendo le fonti, chiarire fino nei particolari tanto l`influenza della sistematica dottrina delle divinita` olimpiche, come la tramandavano i dotti mitografi medioevali dell`europa occidentale, quanto anche l`influenza della mitologia astrale, come essa si conservava imperturbata nei testi e nelle immagini della pratica astrologica. la serie degli affreschi murali di palazzo schifanoja a ferrara rappresentava le immagini dei dodici mesi. il simbolismo complesso e fantastico di queste figure ha resistito finora a ogni tentativo di elucidazione; dimostrero`, estendendo il campo di osservazione a oriente, che esse sono elementi sopravvissuti di una concezione astrale del mondo delle divinita` greche. sono di fatto null`altro che simboli delle stelle fisse i quali, errando per secoli dalla grecia attraverso l`asia minore, l`egitto, la mesopotamia, l`arabia e la spagna, certo hanno perduto in pieno la chiarezza dei loro contorni greci". il saggio e` corredato dalle riproduzioni dell`intero ciclo degli affreschi del salone di rappresentanza di palazzo schifanoja.
il volume contiene fantasiose indicazioni su come truccarsi, costruire maschere ritagliando il cartone, modellando la gommapiuma e la cartapesta, e come travestirsi utilizzando tela, cartoncino e altro materiale. eta` di lettura: da 7 anni.
dell`irripetibile e composito universo artistico di miro` (1893-1983), la testimonianza scritta e` una straordinaria via di accesso. miro` conosceva e amava la letteratura, spesso anche la illustrava, e sapeva esprimere nei suoi scritti l`essenza segreta del suo caleidoscopico mondo. essi sono uno strumento insostituibile per conoscere l`opera e la vita di uno dei piu` noti artisti del novecento, che ancora affascina con le sue opere giocose, funambolesche, lontane da ogni schema, cosi` libere e selvagge, ma anche cosi` profondamente vicine ai drammatici eventi (soprattutto la guerra civile che insanguino` la sua patria, la spagna) di cui fu partecipe testimone.
"in un tempo come il nostro in cui le situazioni sociali, politiche ed economiche esigono sforzi su basi reali, nulla e` piu` logico del fatto che generalmente non si abbia alcuna consapevolezza dell`influenza immensa che l`arte esercita, o potrebbe esercitare, sulla vita pratica. l`arte, a causa del suo carattere convenzionale o per l`ignoranza del suo autentico contenuto, e` stata sin qui considerata come una ricerca della bellezza ideale o decorativa, per cui non si comprende come possa indicare la via verso l`equilibrio dei rapporti sociali, politici ed economici, ne` come possa creare una realta` concreta e una concreta bellezza nella vita pratica. nel nostro tempo la necessita` spinge verso la ricerca di un equilibrio mondiale, ma non si ha forse bisogno di una bellezza reale nella vita? e la bellezza non e` forse l`espressione piu` perfetta dell`equilibrio?"
dopo "critica della modernita`", jean clair ritorna con "la responsabilita` dell`artista" a fustigare gli "eccessi" dell`arte contemporanea con una ricostruzione delle vicende delle avanguardie nel xx secolo al di fuori degli schemi della storiografia ufficiale. quali inquietanti connessioni legano l`espressionismo e il nazismo? perche` l`astrattismo e` diventato la lingua universale? e perche` il sentimento del vuoto tipico di certa cultura americana, dalla pop art al minimalismo, e` stato imposto come stile internazionale? siamo certi che in movimenti come il neoespressionismo e la transavanguardia non si celino nostalgie nazionaliste? jean clair, rispondendo a questi interrogativi, sfata il mito dell`artista ribelle e dell`avanguardia come "arte all`opposizione" per rivelare inattese complicita`, consce o inconsce, con i versanti piu` oscuri e minacciosi di un secolo tormentato.