"se aveste chiesto a trungpa rinpoche qual e` l`essenza dell`insegnamento del buddha, avrebbe risposto: `e semplicissimo. e l`insegnamento dell`apertura, della completa apertura`". cosi` rigdzin shikpo, discepolo di cho`gyam trungpa rinpoche, introduce il suo approccio al dharma, riprendendo l`esortazione di trungpa ad `accogliere sempre e non rifiutare mai`. l`apertura e il desiderio di scoprire la verita` su se stessi e il mondo, anche se innati nell`uomo, vengono spesso sommersi dalle risposte consolidate e rassicuranti che offrono la societa` e la cultura. essere totalmente aperti significa sperimentare ogni cosa in modo diretto, spogliandola dei rivestimenti e degli abbellimenti delle nostre proiezioni. non e` un percorso facile, e infatti l`autore lo chiama `il sentiero dell`imbarazzo`, perche` e` senza dubbio imbarazzante andare incontro alle situazioni piu` problematiche senza l`aiuto di tutti gli stratagemmi con cui siamo abituati a manipolare il nostro mondo. eppure e` il sentiero della saggezza, il sentiero del buddha, l`unica via della sofferenza dell`essere: vedere la vera natura delle cose, velata dalle false proiezioni dalle distorsioni che intesse la mente.
"nell`agosto del 1910, a murnau in baviera, vasilij kandinskij termina `lo spirituale nell`arte`. non e` una dichiarazione di poetica, non e` un trattato di estetica, non e` un manuale di tecnica pittorica. e un libro di profezie laiche, in cui misticismo e filosofia dell`arte, meditazioni metafisiche e segreti artigianali si sovrappongono e si confondono, nel presentimento di un`arte nuova. l`aurora della pittura, che kandinskij crede di annunciare, si riverbera anche sulle sue pagine, che ci appaiono insieme incerte e perentorie, divise tra ombra e chiarore. non esiste testo teorico delle avanguardie in cui non si avverta una condizione di giovinezza, di nascita. `chiamiamo a raccolta la gioventu` e, come giovani che hanno in se` il futuro, vogliamo conquistarci liberta` d`azione e di vita`, dicono gli espressionisti della briicke. `ci si incammina verso un`arte completamente nuova`, scrive apollinare. il grido di marinetti: `i piu` anziani di noi hanno trent`anni`, riecheggia in quello dei futuristi: `noi siamo i primitivi di una nuova sensibilita``. l`idea di larionov che `la vera liberazione dell`arte incomincia oggi` ritorna nelle parole di malevic: `ora l`arte e` arrivata a se stessa`. `ci sono uomini oggi che vedono danzare i millenni davanti a se`, come i primi cristiani`, leggiamo in marc. e i dadaisti parleranno della `porta di un mondo imprevisto`..." (elena pontiggia)
negli ultimi decenni, grazie all`instancabile lavoro della critica, l`arte di munch ha rivelato una pluralita` di aspetti, tali da trasformarla da "urlo" in parola, da angoscia inarticolata a discorso compiuto. tuttavia questo processo, lungi dall`approdare a una visione compiuta del corpus artistico, ne ha svelato la sostanziale inesauribilita` di significati. infatti, in virtu` di questa incessante donazione di senso, i lavori dell`artista norvegese appaiono come un prisma dalle mille facce, un enigma, al pari degli stati d`animo a essi sottesi. per tentare di scioglierlo, riteniamo inevitabile prendere le mosse dalla piu` classica delle equazioni, quella tra malattia mentale e creativita`, tra sofferenza esistenziale e produzione artistica.