revelli affronta il problema della ricostruzione di una strategia della sinistra, a partire dalla consapevolezza della radicalita` della trasformazione dell`economia, della societa` e della politica verificatasi nel corso degli ultimi vent`anni. questa consapevolezza parte dall`analisi delle caratteristiche del postfordismo (rottura del circolo virtuoso sviluppo/occupazione, fine della centralita` del lavoro salariato, finanziarizzazione dell`economia) per esaminare le conseguenze politiche di questa nuova grande trasformazione e avanzare infine alcune ipotesi su una ricomposizione politica a partire dal sociale e non frutto di laboriose quanto sterili trovate d`ingegneria istituzionale.
dopo la locandiera, goldoni mette in scena le donne curiose. la lontananza da venezia, i lunghi anni trascorsi dalla data della prima rappresentazione, avevano fatto decantare la "pericolosita`" del vero argomento della commedia, ben dissimulato dietro le innocenti risorse comiche del tipico difetto muliebre, la curiosita`. e da parigi goldoni rivela apertamente le proprie intenzioni di un tempo, facendo tra l`altro risiedere in quel motivo nascosto la ragione autentica degli applausi entusiasti di veneziani e stranieri al teatro. stranieri, infatti, e precisamente inglesi, erano coloro che a venezia avevano importato il sistema delle logge, ma veneziani coloro che, in quelle "conversazioni" di soli uomini avevano individuato una nuova forma di socialita`.
"case nel mondo" presenta ventinove abitazioni, selezionate nel panorama mondiale, che mostrano l`imporsi di un nuovo modernismo. a differenza dello stile internazionale che l`ha preceduta, questa nuova tendenza dell`architettura integra e armonizza le caratteristiche proprie del panorama naturale e culturale di ogni luogo all`interno del linguaggio universale del modernismo. dalle realizzazioni di tadao ando per gli stati uniti e glenn murcutt per l`australia, passando attraverso le opere di architetti emergenti nel panorama internazionale, il libro offre una rassegna esaustiva dell`architettura residenziale contemporanea.
una donna, sola sulla scogliera, guarda verso il mare. il vento le agita lo scialle. sta aspettando qualcuno, una figura irreale: il tenente francese, di cui in paese si dice sia lei l`amante. sarah, sfuggente e malinconica, e` una donna mossa dall`amore, ma la cui posizione nel mondo le proibisce di spartire quest`amore con un altro essere umano. pinter ha ridotto senza distorsioni la lunga complessita` del romanzo omonimo di john fowles, dando vita a un`opera di intensa drammaticita`.
sui muri di nanterre, della sorbonne, dell`ode`on gli slogan della rivolta del maggio francese, raccolti allora da testimoni, sono il diario di un radicale bisogno di rinnovamento: la testimonianza di un desiderio di liberta` disposto a superare ogni limite. rilette trent`anni dopo, le scritte apparse sui muri di parigi, dettate dalla spontaneita` o citate da grandi autori, restituiscono meglio di tante memorie, di molti documenti ideologici, il clima inventivo e provocatorio di una stagione indimenticabile. il libro e` illustrato con alcuni dei piu` famosi manifesti usciti allora.
curato da vittorio gregotti e giovanni marzari, il volume analizza l`opera completa di luigi figini e gino pollini. firmano gli interventi raccolti nel volume, accanto ai curatori, marida talamona, alessandra muntoni, ornella selvafolta, cristina bianchetti. il testo raccoglie inoltre testimonianze di ludovico barbiano di belgiojoso, ignazio gardella, gae aulenti e altri esponenti del mondo culturale e artistico italiano.
sembra la declinazione di una personalita` spigolosa, invece e` quella di una voce, una voce : quella di billie holiday, la piu` grande interprete jazz di tutti i tempi. la dea dalle celebri stravaganze e irregolarita` ritmiche; la billie politica di strange fruite della harlem degli anni trenta, anima gemella di lester young e rivale di ella fitzgerald; la billie trasformista che strizza l`occhio al cinema e alla televisione ma viene paragonata a un poeta come john donne. un`icona inesauribile che ancora oggi, a sessantanni dalla scomparsa, chiede di essere decifrata. non solo per le mistificazioni che costellano la sua discussa autobiografia, "lady sings the blues". ma perche` la sua vita e la sua musica sono due giganti che si fronteggiano, difficili da armonizzare in un`immagine unitaria che non limi le asperita` e le bizzarrie della sua persona ma nemmeno lasci in ombra la sua dimensione artistica. john szwed prende in mano l`intricato filo dell`esistenza di billie holiday isolando le vicende biografiche - la miseria durante l`infanzia, poi la piaga del razzismo, l`abuso di droghe, la brutalita` degli uomini - dalla sua ascesa musicale, quando il jazz, il pop e il blues si mescolarono e la voce di billie holiday plasmo` la storia del jazz. tra brevi ritratti, scorci storici e raffronti inediti - come quello fra le "diseuses" del cabaret parigino e i cantanti gospel, soul e rap afroamericani -, szwed si dimostra il maestro delle contaminazioni, dell`emozione e del rigore, capace di dare a billie holiday un volto nuovo, sfaccettato come un ritratto cubista. con "billie holiday" il saggiatore torna sulle tracce di questa artista intramontabile. perche` se , le improvvisazioni di billie holiday risvegliano in noi la meraviglia dell`ascolto.
terzo romanzo di isherwood, pubblicato per la prima volta nel 1933, mr. norris se ne va e` ambientato nella berlino che precede l`avvento del nazismo. il narratore, un giovane che vive dando lezioni d`inglese, fa la conoscenza dell`ambiguo mr. norris, una specie di avventuriero imbroglione che compie con distratto cinismo le sue truffe. costretto ad allontanarsi da berlino inseguito dai creditori, ne ritorna in veste di improbabile spia, al soldo dei servizi segreti francesi, presso il partito comunista tedesco. ma dopo poco e` obbligato a fuggire da berlino, che sta per assistere all`ascesa di hitler, e a girare per il mondo. il testo e` considerato una parabola politica sulla leggerezza con cui le potenze occidentali seguirono la crisi della germania.
con uno stile ironico e distaccato, andra`s vajda, il protagonista, racconta la sua educazione sentimentale, concentrandosi "non tanto sulla personalita` del narratore, quanto sui dilemmi universali dell`amore", in un memoriale molto selettivo che "si rivolge agli uomini giovani ed e` dedicato alle donne mature" e tratta del "legame tra gli uni e le altre". andra`s non e` un dongiovanni preso dalla parte del gran conquistatore, che distribuisce a potenziali discepoli consigli di seduzione. "non sono un esperto di sesso" scrive, "ma sono stato un buon allievo delle donne che ho amato, e cerchero` di rievocare le esperienze felici e infelici che, penso, hanno fatto di me un uomo".
. . gli hanno dato del ma, forse perche` finora non e` stato sostituito da nulla di apparentemente durevole o significativo, il novecento non accenna a tramontare. e stato uno sconcertante contenitore di conflitti (anche mondiali), di ideologie (anche mostruose), di idee (anche geniali), di impegno (anche estremo). e dell`impegno di rossana rossanda - voce scomoda, abrasiva, coerente e appassionata del panorama politico e giornalistico italiano nessuno puo` dubitare. ma, tra le pagine di questo libro, a emergere sono piuttosto il coinvolgimento e l`appartenenza a quel secolo contraddittorio e irripetibile che ha creduto nella memoria: forse sbagliando per l`ennesima volta, ma speriamo di no. ricordare, mentre escono di scena, personaggi noti a tutti e amici cari noti soprattutto a lei sottolinea, in rossanda, il talento da "autobiografa" del novecento. nell`ampia scelta di necrologi (oltre la meta` del totale) proposta da franco moretti, saranno ancora in molti a riconoscere figure celebri della politica, dell`arte, della cultura (da pablo picasso a herbert marcuse, da enrico berlinguer a natalia ginzburg). altre no, non piu`. o non ancora. perche` con i morti, dei morti, si deve parlare eccome. i morti ci appartengono, con tutto cio` che della nostra vita gia` sanno e possono insegnarci, anche a cambiare o a trovare.
se con michelangelo antonioni si fa cominciare il cinema della modernita` non e` per gusto di formule ma perche` con questo regista - piu` che con altri - il cinema si e` fatto interprete dei contrasti del cambiamento, del mutare del tempo, "non piu` solamente a livello della grande storia - scrisse roland barthes - ma all`interno di quelle piccole storie di cui e` misura l`esistenza di ciascuno di noi". la difficolta` delle relazioni tra individuo e ambiente, il doloroso distacco del soggetto dal tempo degli eventi, la "malattia dei sentimenti" sono stati analizzati dalla sensibilita` di questo autore del disagio filtrandoli attraverso gli umori piu` vivi della cultura contemporanea. ma il suo "cinema della crisi" ha significato prima di tutto messa in crisi del cinema, del sistema rappresentativo come si era andato consolidando e che non rispondeva piu` ai bisogni del nuovo modo di mostrare e raccontare. l`essere dentro la storia di antonioni e` nel senso dei suoi film, l`averla anticipata e` nelle sue innovazioni formali. questo volume raccoglie gli scritti e le piu` significative interviste al regista e fornisce quindi uno strumento indispensabile per penetrare nel suo mondo poetico, per intendere la complessita` delle sue scelte stilistiche, per comprendere i rapporti tra cinema e altre forme espressive.
Marsilio Editori, 1982, IT. Autori, critica e teoria nel processo per l'autogestione socialista nel cinema iugoslavo: questo è il tema fondamentale del volume che raccoglie porzioni differenziate e talvolta antitetiche, ma segnate da una vivacità di dibattito insospettata per la cultura occidentale. Il materiale presentato nel libro vuole consentire al lettore una visione problematica della realtà cinematografica iugoslava, delle sue diverse articolazioni interne, del ruolo che viene svolto dalla critica, dalla teoria e dalla realizzazione dei film in un dibattito il cui interrogativo centrale può così riassumersi: quale rapporto debba esservi tra la costruzione di una società nuova per la quale è necessaria la sconfitta sul piano economico e politico dei residui del vecchio ancora presenti nel paese, e la produzione estetica, che sembra incaricarsi talvolta della funzione di complicare la situazione, fuoriuscendo il più delle volte dai limiti di quel fondamentale ottimismo della volontà che è alla radice delle rivoluzioni politiche e sociali.