"nella cornice dell`ospizio marino di val d`oltra, un defilato luogo di cura, due giovanissime donne, poco piu` che adolescenti, simpatizzano. una parla e racconta, l`altra ascolta e interviene. insieme stabiliscono uno smaliziato gioco delle parti. quella che ascolta si chiama elena, quella che racconta ianne. e la trama stessa del racconto evoca, in miniatura, la fisionomia del grande romanzo borghese". (giovanni tesio)
con i suoi versi d`elia disegna i luoghi della costa marchigiana rielaborati fra il ricordo, il sogno e la storia. e l`idea di un "canzoniere adriatico", anticipata ai tempi di "notte privata" ma mai compiutamente realizzata prima d`ora. e la parafrasi baudelairiana del titolo non e` un gioco gratuito, dato che l`aura della riviera adriatica, nella scrittura poetica di d`elia, tende allo spleen. la sonorita` delle rime fa invece pensare a una riscoperta di saba (anch`egli poeta adriatico) ma non alleggerisce la trama filosofica delle meditazioni, che sembrano in dialogo nel tempo con un altro marchigiano: giacomo leopardi. soprattutto nell`ultima parte del libro si addensano riflessioni in cui d`elia sembra un mistico laico, che non ha certo rinnegato le radici politiche e pasoliniane della sua poesia, ma che le ha arricchite con l`approfondimento della tradizione poetica italiana e con l`esperienza di vita.