Copertina non disponibile per Pupilla Del Duce La Legione Autonoma Muti E.  di Griner Massimiliano - libri
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la legione autonoma mobile ettore muti fu costituita a milano nel marzo 1944 dall`ex squadrista franco colombo, unificando, sulla spinta delle correnti piu` intransigenti del fascismo repubblicano, le vecchie squadre del fascismo della vigilia. alle dipendenze del ministero degli interni, la legione avrebbe dovuto occuparsi in via esclusiva di controguerriglia, antieversione, presidio, scorta di convogli ferroviari e protezione delle vite e dei beni dei fascisti repubblicani. in realta`, coinvolta nella durezza della guerra civile, e` oggi ricordata soprattutto per le spregiudicate attivita` poliziesche del suo ufficio politico, che si distinse per abituale ricorso alla tortura e grassazioni.

nel 1907 picasso finisce di dipingere le demoiselles d`avignon. il famoso critico louis vauxcelles, ironizzando sui volti "a cubi" dipinti sulla grande tela, insinua che lo spagnolo ha guardato con troppa intensita` alcune maschere africane che in quegli anni gia` circolavano a parigi, soprattutto negli atelier degli artisti: viene subito stabilita un`associazione forte, acritica, fra la prima opera del cubismo e l`arte etnografica. molti anni dopo, questa stessa associazione viene fatta propria da william rubin, che nel 1984 cura, per il museum of modem art di new york, l`esposizione primitivism in 20th century art: al visitatore vengono proposte una serie di opere di picasso, matisse, klee, epstein, che, messe accanto a oggetti etnografici dell`africa, dell`oceania e delle americhe, suggeriscono un appiattimento delle prime su quest`ultimi, come se fossero un loro rifacimento, una sorta di pastiche esotico. associazione-interpretazione che ancora oggi continua a influenzare buona parte della critica che indaga sui rapporti fra "arte etnografica" e "arte contemporanea". l`autore di questo saggio respinge tale interpretazione e, in base alle sue ricerche sul terreno mirate all`individuazione delle ragioni estetiche che spingono un creatore di immagini a costruire determinate forme espressive, verbali e non verbali, dimostra che proprio in un dato meccanismo mentale escogitato per comporre tali forme va cercato il motivo dello sguardo gettato da picasso su alcuni oggetti etnografici.

un`ampia raccolta di scritti in parte inediti, in parte di difficile reperibilita`, che getta luce su una figura di architetto fortemente atipica, se non unica nell`italia del novecento, capace di dialogare con letterati e storici dell`arte, di accedere alla narrazione, di occuparsi di cinema e di urbanistica, di fotografia e di ambientazione, variando registri e generi: testi d`invenzione, affondi polemici, riflessioni estetiche, notazioni antropologiche sottraggono la scrittura di carlo mollino ai canoni specialistici della professione, appaiono strategie di distacco, piu` che marche di appartenenza. lo stesso lavoro progettuale e il rapporto tra poetica e opera sono sovvertiti da questa singolare rivisitazione intellettuale del fare architettonico, che spezza l`autoreferenzialita` e spinge fuori da correnti senza rinunciare all`implicito di suggestioni comuni, radicalizza ambiguita` e contraddizioni della tecnica all`insegna della meraviglia e dello spaesamento, non smette di perfezionare un`ermeneutica della citta` industriale proprio attraverso un punto di osservazione che non concede nulla alle filosofie costruttive piu` invalse nel dopoguerra. "per me - afferma mollino si tratta sempre di affrontare il problema del costruire senza preoccuparmi se entro o meno nei canoni dell`architettura del nostro tempo o di tutti i tempi, cioe` non penso "architettura". la mia cultura nasce ogni volta".

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