con questa sua nuova raccolta cesare viviani fa un passo ulteriore nel percorso di ascolto e di meditazione che caratterizza i suoi ultimi libri. la forma e` piu` immediata. sono poesie brevi, con una sola voce, affabile e colloquiale anche nel proporre temi elevati, come i limiti dell`umano, la pulsione all`autenticita`, il confronto con l`angoscia della fine. l`"invisibile" di viviani non e` qualche cosa di trascendente, ma e` cio` che, innervato nella concretezza della natura, resta indecifrabile, incomprensibile, irriconoscibile. e dunque credere, piu` che l`oggettivazione di una fede, e` rispettare, accettare, affidarsi alla vita. in questi versi diretti e spesso sorprendenti per clausole inattese, la via maestra e` l`umilta`: rinunciare alla presunzione umana significa trovare il giusto posto di se stessi e delle cose, e sapere che tutte le esperienze, anche quelle estreme, fanno parte di un ciclo e non hanno niente di eccezionale: sono natura. sotterranea e parallela al discorso cosmico-esistenziale, scorre una riflessione poetica in cui il medesimo atteggiamento interiore vede con distacco ogni ironia narcisistica e abilita` verbale: perche` un animale nel suo habitat - dicono i versi di una poesia significativamente dedicata a mario luzi - e` piu` vicino all`"invisibile" di qualsiasi ambiziosa invenzione letteraria.
il precario e l`irripetibile sono le certezze assiali, le leggi maggiori del nostro vivere. l`implacabile determinismo che ci governa fa dell`esistenza una ka`torga, un castigo inflitto gia` prima della colpa, una condanna senza riscatto. ma v`e` qualche barlume consolatorio nelle pieghe d`un tale universo illusionslos? solo l`affetto materno e il candore dell`irrevocabile infanzia. l`effigie della madre ritorna in parecchie pagine di holan, come simbolo di salvazione. la plumbea tetraggine dell`universo d`altronde non toglie che holan si lasci stupire dal miracolo per lui si identifica con la poesia, perche` solo la poesia ha virtu` carismatiche.
un autoironico diario in versi che organizza in frammenti di racconto i disagi e le inquietudini di questi anni.
l`introduzione di giulio ferroni chiarisce in che senso la poesia di cacciatore rinvii a un orizzonte manieristico e barocco, configurandosi come una poesia-pensiero insieme metafisica e antimetafisica, in cui l`uso del vario repertorio di artifici metrici, retorici e strutturali non e` mai gratuito, ma sempre finalizzato a colpire la sostanza profonda della lingua, a riprodurre anche sul piano stilistico il nucleo tematico che percorre l`intera produzione poetica di cacciatore: il gioco di trasmutazione incessante in cui e` presa la realta`.
"Nelle Baruffe invece l'azione è veramente ridotta al minimo, tutta condensata nell'antefatto, in quelle tre scene iniziali, concitate e scattanti, in cui un banale dispetto d'amore scatena improvviso il "temporale", la "bissabuova", lo "stramanio", la baruffa insomma. Tutto il resto non è che una serie di espedienti per sanare un contrasto che ha tutta l'aria d'essere facilmente sanabile: e che verrà composto dopo i tre atti consueti soltanto per permettere all'autore di dipanare, in uno stupendo esercizio virtuosistico, l'altro aspetto della commedia, quello appunto "conversativo", che ha nella parola il mezzo e fine ultimo".