l`occidente ha sempre inseguito il sogno di carpire i segreti della cina, della sua prodigiosa vitalita` e ricchezza. e la cina non ha mai amato troppo l`interesse degli stranieri, ai quali ha spesso fatto credere cio` che volevano credere. cosi, in un raffinato gioco di schermi e di specchi, e` nato un altro paese: la cina degli occidentali. rappresentato bene da un nome - cina - che viene utilizzato solo in occidente. di volta in volta, questa cina immaginaria e` stata terra di immense ricchezze (xvii secolo), modello di ogni buona amministrazione (xviii), pronta all`occidente e alla cristianita` (xix), rivoluzionaria pacifica e virtuosa (negli anni della rivoluzione culturale maoista). oggi quel paese appare interessato solo al denaro e all`economia. ma esiste un`altra cina, al di questo luogo sognato nello specchio occidentale? e come riconoscerla? zhou enlai non avrebbe dubbi, come disse a henry kissinger: "i misteri cinesi scompaiono in un solo modo, studiando".
tesi di fondo dell`autore e` che gli intellettuali italiani hanno privilegiato la tutela della propria "genialita`" su ogni altro valore compreso quello della propria dignita`. e, indipendentemente dagli orientamenti ideologici, gli intellettuali italiani hanno tutelato il proprio interesse di ceto, in nome di una solidarieta` tra "colti".
"ibsen assale a volte la societa` contemporanea in forme esplicitamente sati`riche, ma piu` spesso la indaga nel segreto della psicologia individuale, dove piu` insidioso si cela il compromesso tra l`autenticita` della vita e la menzogna di regole di comportamento passivamente subite. ibsen ha una concezione religiosa dell`esistenza, il cui valore e` per lui nella libera realizzazione di un destino che ipocrisia, egoismo e vilta` impediscono invece di conseguire. l`unico, vero peccato e` dunque il tradimento della propria vocazione". (dall`introduzione di claudio magris)