che cosa fa di venezia venezia? qual e` l`intenzione artistica, la forma che concede a domenico theotocopuli di candia o ad antonio vassilachis di milo, giorgione di castelfranco, tiziano di pieve di cadore di sentirsi perfettamente veneziani e di parlare artisticamente in veneziano? ritenuto il capolavoro di sergio bettini, "venezia. nascita di una citta`" costituisce certamente un unicum nella cultura italiana, oltre che il compendio dell`opera di uno studioso che appare oggi, nel centenario della nascita, come uno dei piu` originali pensatori del nostro novecento. mostrando come venezia obbedisca attraverso i secoli a un suo kunstwollen, a una sua propria intenzione artistica, bettini illumina la citta` come una sola, coerente opera d`arte.
protagonista del romanzo e` ancora una volta roberto, che era stato al centro anche del "mago dei numeri" e ora ha quindici anni. la sua nuova avventura e` un viaggio nello spazio e nel tempo: mentre una sera e` a casa davanti alla televisione, si frega gli occhi e questo gesto e` sufficiente per trasportarlo nella realta` che si trova a osservare in quel momento. il primo viaggio lo condurra` in russia, nel dopoguerra, il secondo negli stati uniti, il terzo in germania anni venti, e cosi` via, sempre piu` indietro nel tempo e a zig-zag sulla terra. l`ultima tappa e` amsterdam, nel 1621, dove roberto, che rimane sempre consapevole di non essere nel tempo e nel luogo giusto e che continua a indossare i suoi vestiti moderni, lavora nella bottega di un pittore.
panek accompagna il lettore in una galleria di personaggi che con i loro sogni hanno reso possibile l`esplorazione del cosmo: galileo; william herschel, musicista e astronomo che scopri` urano; george hale che fondo` l`osservatorio sul monte palomar. ma il vero protagonista di questa avventura e` il telescopio che ha regalato all`uomo sorprendenti scoperte. l`autore racconta il lungo viaggio che reso gli umani molto piccoli e l`universo infinitamente piu` grande di quanto fosse possibile immaginare.
all`interno della cultura ebraica, la "porta del cielo" occupa una posizione unica. scritta in spagnolo nei primi decenni del seicento, essa e` infatti il solo esempio di opera, fra quelle che ancora appartengono al periodo di formazione del canone classico cabbalistico, composta in una lingua "profana": non nella lingua santa ebraica, ne` nell`arcaizzante aramaico dello zohar, ne` nello yiddish al quale anche sarebbe ricorsa la letteratura chassidica. questa caratteristica rispecchia l`intento di abraham cohen de herrera (il mercante di origine spagnola, vissuto in italia e morto ad amsterdam, le cui vicende personali e familiari vengono ricostruite nell`introduzione anche grazie a documenti d`archivio rimasti finora inediti): scrivere un`opera di introduzione alle dottrine cabbalistiche che fosse accessibile al maggior numero possibile di lettori eliminando l`ostacolo linguistico che ne aveva fino ad allora ristretto la conoscenza diretta a ebrei ed ebraisti. altri elementi concorrono poi a giustificare quel ruolo di vera e propria mediazione fra cultura ebraica e contesto europeo che si propone la porta: non solo la lingua ma anche il linguaggio, lineare e razionalizzante, nella quale e` composta; il discorso sistematico con cui procede, richiamandosi al modello della scolastica latina; e il costante riferimento e paragone con il pensiero filosofico, da platone e aristotele ai neoplatonici alla cultura italiana rinascimentale.
il libro si propone di approfondire alcuni momenti essenziali della storia del problema dell`io e di individuare l`esito di un discorso che risale alle origini della nostra tradizione e che ci riporta sul nostro tempo, come sul tempo della fine della tradizione. e questo esito e` necessario, casuale o inscritto come destino nelle origini stesse della vicenda dell`io? i contributi di adorno e di berti ricostruiscono i rapporti della moderna concezione dell`io con la metafisica platonica e aristotelica, vannini indica le relazioni con la tradizione biblica; kant, nietzsche e heidegger costituiscono tre grandi prospettive del pensiero contemporaneo sul pensiero dell`essere e dell`io.
nella storia d`italia, i profeti hanno ispirato le lotte per l`emancipazione sociale e politica; esortato uomini e donne a non affidarsi al destino o al fato e ad assumersi la responsabilita` della scelta morale; li hanno incoraggiati a liberarsi dalla servitu`; hanno sofferto per le ingiustizie del loro tempo e dato un senso alla sofferenza con l`annuncio del riscatto. agli albori dell`eta` moderna, la poesia di dante e di petrarca, le prediche di savonarola, la prosa di machiavelli hanno chiamato gli italiani a lottare per la liberta`. l`ultima repubblica fiorentina (1527-1530) e` stata una `repubblica profetica`. nei secoli della decadenza e della servitu` politica, i profeti di emancipazione non riuscirono a muovere le coscienze degli italiani. prevalsero i profeti che predicavano la rassegnazione e i filosofi che accusavano i profeti di essere impostori. la rinascita della profezia redentrice - nella poesia di alfieri, foscolo, manzoni, nell`insegnamento civile di mazzini, nella musica di verdi - contribui` al risorgimento nazionale. le pagine profetiche di benedetto croce sostennero la resistenza al totalitarismo fascista. l`ultima voce profetica e` stata quella di pierpaolo pasolini. con il tramonto della profezia sono tramontate anche le visioni e le speranze di emancipazione sociale.
in questa "vita" risaltano le ambizioni e la vivissima intelligenza di san francesco, le debolezze e i difetti del carattere, ma anche le superstizioni radicate che egli aveva in comune con gli uomini del suo tempo. in questo modo l`autrice ha cercato di percepire il significato della santita` di francesco e della sua dissonante diversita` rispetto al contesto storico nel quale si trovo` ad agire. con una prefazione di jacques le goff.
lo zuimonki, per la prima volta tradotto in italiano dall`originale giapponese e corredato con il commento di un maestro zen italiano, presenta l`insegnamento del piu` importante maestro zen giapponese, eihei dogen (1200-1253). il testo raccoglie i sermoni - trascritti dal suo principale discepolo ejo - che dogen ha impartito a un pubblico eterogeneo che comprendeva sia monaci che laici nel tempio koshoji a fukakusa, localita` di kyo - to tra il 1235 e il 1237. la versione utilizzata e` quella che si trova nel tempio choenjibon nella provincia di aichi nel giappone centrale, una trascrizione manoscritta del 1644 di un testo risalente al 1380 e che oggi e` considerata la piu` antica e affidabile. nella vasta produzione di dogen lo zuimonki occupa un posto importante perche`, diversamente dagli altri scritti che hanno un carattere piu` marcatamente dottrinale, e` piu` discorsivo e presenta l`insegnamento in modo diretto e facilmente comprensibile, quindi adatto anche a un pubblico non specialista. in particolare, la caratteristica saliente del testo e` il tentativo di far comprendere che le fondamenta della via buddhista si trovano nella purezza della condotta e nella dedizione completa alla pratica. l`insistenza e l`importanza che viene attribuita ai temi morali, alla rettitudine spirituale e al distacco dai coinvolgimenti mondani ci fanno comprendere che sono i prerequisiti indispensabili per intraprendere la via buddhista, e al tempo stesso che sono tutti la diretta conseguenza dell`abbandono all`attaccamento al proprio io egocentrico. il comportamento virtuoso e` il punto di partenza imprescindibile senza il quale la realizzazione di una nuova spiritualita` resta priva di fondamenta. se nei gradi piu` elevati del percorso puo` essere dato per scontato, non puo` invece esserlo agli stadi iniziali quando si pongono le basi. leggere lo zuimonki non e` solo un modo per approfondire la dottrina dello zen, ma anche per attingere a una sorgente di grande spiritualita` va