prima o poi nella vita succede a tutti: di fronte a una decisione che ci sembra impossibile da prendere, all`improvviso, quasi miracolosamente, ogni tassello trova il suo posto. la soluzione e` semplice e soprattutto e` sempre stata li`, a portata di mano. ma cos`e` questa illuminazione? come arriviamo alla scelta che con il senno di poi ci pare l`unica giusta, l`unica possibile, l`opzione che, se ignorata, tornera` a tormentarci a lungo? per hannah monyer e martin gessmann la risposta e` semplice: grazie alla memoria. partendo da due punti di vista completamente diversi - quello della neurobiologia e quello della filosofia - i due autori ripensano in modo anticonvenzionale la struttura della memoria, che non esiste per nascondere il vissuto dentro i suoi "cassetti", ma per rielaborarlo costantemente. le informazioni rilevanti possono cosi` sovrascrivere quello che c`era in principio. questa prospettiva rivoluzionaria ci offre una nuova comprensione del "lavoro" quotidiano del ricordare e, soprattutto, del dimenticare: tracciare la strada verso il futuro. "l`uomo non ha a disposizione altre facolta` in grado di gestire un compito cosi` complesso e delicato."
per oltre un secolo, gli esploratori che si erano avventurati nella foresta dell`honduras raccontavano di aver intravisto nel fitto della vegetazione i bianchi contrafforti di una citta` perduta. nel marzo 1016, gli archeologi hanno annunciato di aver scoperto i resti di un antico insediamento: piramidi di pietra, piazze, un deposito di manufatti di pietra... sara` la citta` del dio scimmia di cui favoleggiano gli indios e i primi conquistatori? per gli studiosi - e per l`autore, che e` partito con loro per vedere coi propri occhi - sarebbero diverse le "citta` perdute" ancora sepolte sotto la foresta della mosquitia, resti di quella che forse era un`intera, e finora sconosciuta, civilta`.