sono sei, e sono i migliori esperti d`arte in circolazione. si fanno chiamare il gruppo degli scacchi e di professione falsificano e rubano opere di` immenso valore per rivenderle al miglior offerente. ci sono la torre, l`alfiere, la donna e il cavallo, e ognuno ha un ruolo diverso, proprio come le pedine del gioco; e poi c`e` il pedone, alias ana maria, ladra infallibile e proprietaria di un negozio d`antiquariato ad avila. e tutti rispondono a un grande e misterioso capo, il re, imperscrutabile fondatore del gruppo. questa volta, gli scacchi hanno messo a segno un favoloso colpo in un castello sul lago di costanza. ma ben presto si accorgono che sotto il quadro rubato si nasconde un`altra tela: raffigura il profeta geremia e reca inciso un messaggio in codice... comincia cosi` un`avventura che portera` i sei sulle tracce di uno dei piu` famosi tesori che la storia ricordi: la preziosissima camera d`ambra, gioiello architettonico costruito con la luminosa resina del baltico, vista per l`ultima volta nel 1944 nel castello di konigsberg. l`ottava meraviglia del mondo, come qualcuno l`ha definita. gli scacchi si lanciano alla sua ricerca, per scoprire, pero`, che non sono i soli a cercarla. in una travolgente girandola di inganni e false rivelazioni, sara` ana maria ad arrivare piu` vicina alla verita`, trovando la chiave di quell`enigma splendido e, quasi per caso, anche quella del proprio cuore.
Un saggio imprescindibile per capire il Novecento e ricostruire un'antropologia dell'uomo contemporaneo.
molenbeek-saint-jean, il "piccolo marocco" di bruxelles: e` qui che sono nati i drammatici attentati che hanno sconvolto l`europa prima a parigi e poi nella stessa bruxelles, ed e` qui che hind fraihi, giornalista d`inchiesta d`origine marocchina, ha vissuto sotto copertura. questo libro e` il lucido resoconto dei mesi trascorsi nel centro del radicalismo islamico europeo, la testimonianza coraggiosa delle leggi, dei contrasti e dei risentimenti che scandiscono la vita a molenbeek: imam inneggianti alia jihad, donne costrette al silenzio e all`invisibilita` del burqa, reclutatori impegnati a cercare nuove leve per i conflitti in medio oriente, giovani perduti tra disoccupazione, poverta` e rabbia contro l`occidente. un`inchiesta che colpisce allo stomaco e ci fa guardare negli occhi gli estremisti nati e cresciuti accanto a noi, nel cuore stesso dell`europa. e ci costringe a fare i conti con le nostre responsabilita`.
bobi bazlen (trieste 1902 - milano 1965), fondatore assieme a luciano foa` di adelphi, fu consulente delle piu` importanti case editrici italiane e scopritore di italo svevo; fece pubblicare la letteratura mitteleuropea fino ad allora sconosciuta, tra cui kafka e musil, e i cardini della psicoanalisi freudiana e junghiana. poliglotta, indovinava il valore dei libri in base al fatto che avessero "il suono giusto". affascinato da oroscopi e mappe astrologiche, aveva una cultura vastissima che si spingeva fino all`antropologia e all`arte primitiva. di madre ebrea e padre evangelico, da adulto abbraccio` il taoismo e le filosofie orientali. imprendibile, bizzarro, anche nel vestiario, e` rimasto sempre nell`ombra. questo libro racconta il mistero di bobi bazlen, temuto da giulio einaudi e amato da adriano olivetti, amico di amelia rosselli ed elsa morante, ma detestato da pier paolo pasolini e alberto moravia. dalle mattine passate nella bottega di umberto saba al dialogo con eugenio montale: una lettura inedita, attraverso documenti e nuove testimonianze che riportano a trieste, la citta` che lascio` a 32 anni senza farvi (forse) piu` ritorno.
in euripide si afferma il tema della famiglia come ciclo e assistiamo alla caduta del`eroe maschile. euripide invece dimostra cosa la donna puo` fare, nel bene e nel male: nei suooi impulsi di generosita`, nella sua astuzia paziente, nella cupa violenza dei suoi sentimenti, nella sua forza distruttiva.
restano famose le pagine che auerbach dedico` a gregorio di tours in mimesis, facendone il prosatore esemplare di un`epoca che aveva nel realismo immediato, cioe` senza forti mediazioni intellettuali, la sua caratteristica stilistica. poche idee astratte, nessuna strutturazione sintattica del mondo, ma in compenso immagini vive e tangibili, di grande forza espressiva. tutto questo auerbach lo diceva a proposito della storia dei franchi. ma gregorio di tours, oltre che storico, fu un fecondissimo agiografo. i suoi otto libri di "miracoli" rappresentano una delle testimonianze piu` importanti per lo studio di quello che viene considerato l`aspetto distintivo della religiosita` del periodo post-romano: il culto dei santi e delle loro reliquie. dei quattro libri dedicati a san martino, patrono della citta` di tours di cui gregorio fu vescovo metropolitano, viene qui proposta la prima traduzione italiana accompagnata da un ampio commento. il racconto dei miracoli di martino si snoda in una narrazione realistico-simbolica che possiede molteplici motivi di interesse: in primis quello propriamente religioso, per il significato quasi liturgico delle ripetute sequenze miracolistiche, e per il carattere a un tempo fisico e spirituale proprio del santo presente ancora in questo mondo attraverso le sue reliquie; poi quello culturale, per il rapporto con la medicina popolare e con la tradizione medica greco-romana, ma anche per il significato attribuito alla malattia del corpo interpretata come segno dell`unica vera malattia: quella dell`anima; infine quello pastorale e politico, sia per quanto riguarda le modalita` e i contenuti della predicazione svolta da gregorio, sia per la connessione di quest`ultima con una visione interamente confessionale della societa` umana che il vescovo di tours condivise con gontrano, il sovrano della dinastia merovingia a cui fu maggiormente legato. si tratta di motivi tra loro interconnessi, difficilmente scindibili l`uno dall`altro, rintracciabil