sembrera strano, ma per andrev scoprire a sette anni che suo padre non e il suo vero padre e un sollievo: il mago delle piante, come ha soprannominato l`ex della madre, era un falso invalido un po` hippie, capace di insegnare molte cose (a riconoscere erbe e funghi, giocare a scacchi e fare la cacca come gli indiani) ma anche di tirare dei gran ceffoni. e il 1983, e in altri sette anni arriveranno altri padri: l`artista, che di arte non sa niente ma e un bravo donnaiolo; il ladro, che gli arrestano davanti agli occhi per taccheggio; il pastore, che non e un pastore ma solo uno che vede il diavolo negli occhi degli altri; l`assassino, possessivo e irascibile; e il canoista, che lo manda appena quattordicenne a lavorare d`estate, anche se in fondo sara lui a imprimere una svolta alla sua vita. il vero padre e un uomo dai capelli lunghi e neri, gli ha svelato la madre. come un indiano. e andrev, da quando lo sa, sogna che "l`indiano" mandi uno spirito a portarlo in un mondo di cavalli e cowboy, via da quello marginale della madre, che vive tra i resti dell`anticonformismo degli anni settanta: lavori saltuari, pochi soldi, niente tv ne plastica - e una relazione tossica dopo l`altra. ma lo spirito non arriva, e intanto andrev cresce, accompagnato da domande piu grandi di lui ma anche dall`affetto materno, dagli amici e poi dai primi amori. un romanzo di formazione in cui, con una gioia narrativa che vira nel fiabesco senza cancellare il nucleo doloroso della storia, andrev walden rifa suo l`umorismo disarmante e la crudezza innocente del bambino di allora che, maschio tra maschi mediocri quando non violenti, non solo rincorre disperatamente una figura paterna ma si chiede che uomo diventera.
carl lumholtz e un trentenne di lillehammer senza prospettive laureato in teologia, ma e bravo a sparare agli animali e impagliarli, e ha qualche contatto con i musei. e per questo che parte per l`australia nel 1880, con l`intento di catturare e mandare in norvegia quanta piu fauna imbalsamata possibile. cosi inizia la sua carriera di esploratore, che lo rendera famoso in tutto il mondo e un eroe in patria, protagonista di una vita che "somiglia a un romanzo d`avventura per ragazzi": quattro anni in australia, quasi due decenni tra stati uniti e messico, due esplorazioni nel borneo. ma in viaggio lumholtz si scopre etnografo, pioniere dell`"osservazione partecipante", e nonostante il retaggio eurocentrico e i rudimenti da frenologo scrive libri preziosi sulle esperienze tra le popolazioni native: gli aborigeni del queensland, i raramuri e i wixarika del messico, i dayak del borneo. cosa resta oggi di quel mondo? morten str ksnes sovrappone il suo sguardo a quello dell`illustre concittadino e segue il suo viaggio. quelli che per lumholtz erano barbari da civilizzare, destinati a soccombere all`inesorabile avanzata della modernita occidentale, a un occhio contemporaneo appaiono come testimoni di culture uniche: depositari di un sapere inestimabile alle prese con i lasciti del colonialismo, da tempo in lotta con l`espropriazione dei territori ancestrali, il razzismo e il cambiamento climatico. facendosi strada nelle foreste piu fitte, partecipando a riti a base di peyote e schivando velenosi alberi australiani, str ksnes fa i conti e ammenda con un passato ingombrante e si misura con un esploratore dimenticato, uomo del suo tempo eppure precursore del futuro, in un reportage monumentale che omaggia l`ingegno umano e la sua capacita di comunione con la natura.