La cantautrice originaria del Kentucky ma oggi residente a Nashville firma un secondo album che odora di taverna e verità, con un pizzico di gotico sudista. Prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys che ha messo in evidenza la splendida voce dell'autrice sospesa tra la purezza di Karen Carpenter e il tormento di Dusty Springfield, il disco è country privo di chirurgia estetica e di quella posticcia retorica rurale che infesta le classifiche. Ci sono David Rawlings alle chitarre e Paul Franklin alla pedal steel e All Dressed Up è un album sorprendente, tecnicamente inappuntabile e miracolosamente privo di ogni velleità di compiacere.
Non poteva fare che Americana, Cody Diekhoff dopo aver scelto un nome d'arte come Chicago Farmer e essere cresciuto in una fattoria dell'Illinois. Come influenze cita Woody Guthrie, il figlio Arlo e Ramblin' Jack Elliott, ma chi ha speso elogi nei suoi confronti è il povero Todd Snider, la cui voce presenta diverse somiglianze con quella dell'autore. La sensazione, ascoltando le nove tracce di Homeaid è quella di entrare in una fattoria del Midwest con i musicisti piazzati nel granaio tra strumenti e amplificatori, radunando amici e lavoratori della tenuta e traendo origine dal folk e dal country e declinandoli in un roots rock allegro e pimpante, di apprezzabile equilibrio elettroacustico.