
il punto di partenza di questo volume, che suscito gia al suo apparire in francia nel 1972 un dibattito vivacissimo, e una critica della psicoanalisi di ogni scuola, ma soprattutto freudiana, accusata di prevaricazione autoritaria in difesa del capitalismo. gli autori ritengono di poter identificare le ragioni e il momento di quella involuzione, indagando il meccanismo che porto freud dalla scoperta del complesso di edipo alla sua formulazione teorica. dopo aver descritto il funzionamento del desiderio come produzione e "macchina desiderante", analogo al lavoro, gli autori attribuiscono la sua rimozione originaria alla repressione sociale, timorosa del carattere rivoluzionario e sovversivo del desiderio. l`inconscio non sara piu il luogo del desiderio reale ma un insieme di credenze e di rappresentazioni indotte (dalla struttura sociale, dagli agenti familiari, dallo psicoanalista). deleuze e guattari passano poi a studiare il modo di formazione della struttura edipica nella societa primitiva, in quella barbarica e nel capitalismo; e giungono a definire il processo schizofrenico come limite del capitalismo. affrontando il rapporto tra psicoanalisi e marxismo, l`opera ha come obiettivo polemico i limiti del freudo-marxismo tradizionale (reich, marcuse, fromm) e del lacanismo, ma anche quelli di alcune tendenze dell`antipsichiatria contemporanea. questo classico del pensiero contemporaneo propone, forse per la prima volta, una premessa epistemologica per una critica materialistica della psicoanalisi, mettendone in luce l`insieme delle connotazioni ideologiche e idealistiche, a partire dalla dimostrazione del carattere secondario dell`inconscio freudiano, e dalla sua concreta articolazione con le forze sociali e produttive del capitalismo.