
roma, duemilaventi e rotti; un`italia, un mondo simili ma non identici ai nostri. un narratore avanti con gli anni, residente nell`"ipotassi cetomedioide", roccaforte piccoloborghese a ridosso del centro storico, prende il consueto caffe di cialda sul tavolo di cucina dell`appartamento che condivide con la compagna carla. parla fra se: ricorda, disprezza, rimpiange, sogna, teme, scevera il tempo passato, la storia in cui e immerso, il poco futuro che sente di avere. fantasie, memorie, ossessioni dell`uomo vertono sulla fine di un mondo - la fine del mondo? - e di un`esistenza, dando forma a una lettura integrale della nostra epoca, memorabile per intensita, umorismo, lucidita, crudelta, stile. in questo libro, care lettrici e cari lettori, non sentirete il bisogno di una trama; potrete finalmente farne a meno! ma il nostro uomo, questo si, racconta: racconta la sua vita, racconta dell`amata isola greca e dei suoi personaggi "piu umani" di noi, racconta la citta demmerda in cui vive, la nazione fascistoide che e diventata la nostra, racconta la rete, racconta la molteplice, deprecabile e ammirevole umanita di cui partecipiamo. racconta la realta senza esserle servo, implicitamente ribellandosi, eppure - ripete l`uomo con amara ironia - accettandola. con "la fine del mondo", francesco pecoraro ci offre un "romanzo" ai confini del genere, sommamente divertente, di vertiginosa intelligenza, di commozione assoluta e profondamente innovativo.