
roma, duemilaventi e rotti; un`italia, un mondo simili ma non identici ai nostri. un narratore avanti con gli anni, residente nell`"ipotassi cetomedioide", roccaforte piccoloborghese a ridosso del centro storico, prende il consueto caffe di cialda sul tavolo di cucina dell`appartamento che condivide con la compagna carla. parla fra se: ricorda, disprezza, rimpiange, sogna, teme, scevera il tempo passato, la storia in cui e immerso, il poco futuro che sente di avere. fantasie, memorie, ossessioni dell`uomo vertono sulla fine di un mondo - la fine del mondo? - e di un`esistenza, dando forma a una lettura integrale della nostra epoca, memorabile per intensita, umorismo, lucidita, crudelta, stile. in questo libro, care lettrici e cari lettori, non sentirete il bisogno di una trama; potrete finalmente farne a meno! ma il nostro uomo, questo si, racconta: racconta la sua vita, racconta dell`amata isola greca e dei suoi personaggi "piu umani" di noi, racconta la citta demmerda in cui vive, la nazione fascistoide che e diventata la nostra, racconta la rete, racconta la molteplice, deprecabile e ammirevole umanita di cui partecipiamo. racconta la realta senza esserle servo, implicitamente ribellandosi, eppure - ripete l`uomo con amara ironia - accettandola. con "la fine del mondo", francesco pecoraro ci offre un "romanzo" ai confini del genere, sommamente divertente, di vertiginosa intelligenza, di commozione assoluta e profondamente innovativo.

cosa fare quando il peso della vita diventa insostenibile, tanto da spingere a pensare che sarebbe meglio porre fine alla propria esistenza piuttosto che continuare a soffocare nel malessere e nell?incertezza? e questa la domanda che si pone luca, il protagonista del romanzo, quando si risveglia su una barella in una sala di rianimazione, dopo aver tentato il suicidio. da questo momento inizia per lui un percorso doloroso, ma anche di profonda trasformazione. grazie al costante dialogo con il suo saggio alter-ego, all?incontro con una serie di persone che cambieranno la traiettoria della sua vita, al confronto-scontro con i genitori e alle sedute di psicoterapia, luca intraprende un viaggio interiore che lo condurra alla riscoperta di se stesso e del suo equilibrio. con uno stile che ricorda il realismo isterico dei grandi narratori postmoderni, sara colombo utilizza la scrittura come una lama capace di squarciare il buio della depressione e di guidarci nelle tenebre. l?autrice mescola il proprio vissuto alla finzione letteraria con acume, intelligenza e un profondo amore per le parole e per la musica, dando vita a una storia che esplora senza paura la sofferenza mentale e rivelando un talento narrativo di grande forza e sincerita.

. hai fra le mani un`arma pericolosa, caricata con i segreti di tre donne di gilead. stanno rischiando la vita per te. per tutti noi. prima di entrare nel loro mondo, forse vorrai armarti anche di questi pensieri: . .

L'utopia femminile e femminista della Atwood è sempre attuale quindi sempre presenta nella nostra libreria.

due passi in giardino, cesoie ajla` cintola. qui un rametto da potare, la` un pomodoro da legare. sugo di more di gelso mature, velluto di pesche e albicocche, un profumo inebriante. se l`umore del risveglio era nuvoloso, uscire di casa e immergersi in un corpo a corpo con la natura non puo` che aiutarci a uscire da noi stessi, da quel crampo mentale notturno che ci aveva lasciati intorpiditi, fiacchi svogliati depressi. fuori, un mondo intero che ha bisogno delle nostre cure e dei nostri gesti ci attende: un terreno incolto in cui lanciare manciate di semi, un davanzale dove stanno allineati bei vasi di coccio, una siepe dove ospitare uccelli o un orto da cui farsi nutrire. "lavorando in giardino" dice pia pera in queste pagine, "si rafforza in modo molto rasserenante la connessione tra azione e risultato. l`esatto contrario della depressione, quel misero stato in cui si ha l`impressione che nessuna nostra iniziativa approdera` mai a qualcosa di bello". un libro dove andare a passeggiare quando il buon umore ci volta le spalle, perche` in giardino, luogo di operosa e nutriente bellezza, c`e` spazio solo per la vita pura e semplice. "la virtu` dell`orto," uscito per la prima volta nel 2010 con il titolo "giardino & orto terapia", fa il suo ingresso ora nella collana scrittori in una versione riveduta e aggiornata.

tra il 1978 e il 1990, mentre in unione sovietica il potere si scopriva fragile e una certa visione del mondo si avviava al tramonto, andrej cikatilo, marito e padre di famiglia, comunista convinto e lavoratore, mutilava e uccideva nei modi piu` orrendi almeno cinquantasei persone. le sue vittime bambini e ragazzi di entrambi i sessi, ma anche donne - avevano tutte una caratteristica comune: vivevano ai margini della societa` o non si sapevano adattare alle sue regole. erano insomma simboli del fallimento dell`idea comunista, sintomi dell`imminente crollo del socialismo reale. questo libro, sospeso tra romanzo e biografia, narra la storia di uno dei piu` feroci assassini del novecento attraverso la visionaria, a tratti metafisica ricostruzione della confessione che egli rese in seguito all`arresto. e fa di piu`. osa raccontare l`orrore e il fallimento in prima persona: cikatilo, infatti, in questo libro dice "io". e lui stesso a farci entrare nella propria vita e nella propria testa, a svelarci le sue pulsioni piu` segrete, le sue umiliazioni e ossessioni. "il giardino delle mosche" e` un libro lirico e crudele allo stesso tempo: la storia di un`anima sbagliata, una meditazione sul potere e la sconfitta e, soprattutto, una discesa impietosa fino alle radici del male.

la "breve sosta" che da` il titolo a questo libro e` quella del suo protagonista, dawid, un giovane ebreo sopravvissuto al campo di sterminio. dawid ormai non c`e` piu` e, a distanza di anni, suo figlio goran cerca di farlo rivivere attraverso il ricordo, attraverso il potente strumento della parola e del racconto. aggrappandosi con forza a qualsiasi traccia ne attesti l`esistenza, i giorni di gioia e quelli della tragedia indicibile, goran ne ricostruisce il viaggio "di ritorno" da auschwitz, il suo disperato tentativo di riprendere a vivere in una cittadina svedese, perche` come scrive l`autore "visto che i pochi rimasti in vita alla fine del viaggio raramente hanno seguito lo stesso tragitto, e` facile che le strade di ritorno da auschwitz scompaiano nell`oblio". tra pagine di rabbia e di affetto, di commozione e di indignazione, rosenberg mantiene vivo fino all`ultimo il profondo dialogo con il padre, consegnandoci una storia solo apparentemente familiare, una storia che parla al cuore e alla mente dell`umanita` intera, di ogni epoca e latitudine. per non dimenticare. per non ripetere.