
in questo volume sono per la prima volta raccolte tutte le cronache teatrali che savinio scrisse per il settimanale "omnibus", diretto da leo longanesi, fra il 1937 e il 1939. in quel periodo sfilarono dinanzi al suo occhio di spettatore non complice tutte le glorie e le miserie del teatro italiano, dai testi rutilanti del "bardo" d`annunzio (e del "bardo in seconda" sem benelli) alle "freddure" del varieta, dai giganti della montagna di pirandello a villafranca di giovacchino forzano, inframezzati dalle obbligatorie pochades, dai rostand, dagli shaw, dai rattigan, dai bernstein, oltre che da qualche plauto, shakespeare e lope de vega. quanto agli attori, andavano dal vegliardo ermete zacconi all`esordiente anna magnani, e fra l`uno e l`altra - oltre all`aleggiante ricordo della duse - troviamo davvero tutti: da benassi alla morelli, da ricci alla pagnani, da dina galli ai de filippo, dalla gramatica alla melato, da macario a tofano. savinio fu un grande spettatore e testimone di quel teatro innanzitutto perche andava a vederlo malvolentieri. per una sua vasta parte, il teatro e l`involontario e momentaneo mettersi in scena di una civilta: e savinio sentiva acutamente il tanfetto stantio, l`orrenda "sanita" di gran parte della civilta italiana in quegli anni. i nostri piu celebri attori gli apparivano, quasi tutti, fatalmente "pensosi", inabili dunque alla "frivolita", da lui definita "la qualita di piu difficile acquisto", che "non viene se non alla sera di una lunga giornata di fatica". di quella "frivolita" sono invece esempio supremo queste cronache: impaziente, esilarante, perfido, savinio procede per accostamenti fulminei, presentati ogni volta come fossero ovvi: cosi, grazie a lui, capiamo il profondo legame fra ermete zacconi e shirley temple; o la "stretta affinita fra la recitazione di benassi e le decorazioni di ferro battuto che adornano le porte del teatro eliseo" (non ancora ristrutturato); o il nesso fra il "grande stile" di ruggero ruggeri e "quello