

tre momenti dell`amicizia di una vita e il racconto laconico, rarefatto, lacerante degli ultimi giorni di ingeborg bachmann.



nella sua burrascosa carriera, philip roth ci ha abituato alle piu spericolate acrobazie narrative, ma mai ha osato tanto quanto in operazione shylock, dove, per dire e fare tutto cio che vuole, ha sentito il bisogno di misurarsi con il suo piu temibile avversario: un altro philip roth - stesso nome e stessi connotati, solo il nomignolo moishe pipik a distinguerlo da se. mai il tema del doppio e stato usato in un romanzo con un tale autolesivo virtuosismo. roth azzanna se stesso come essere umano, come ebreo, come philip roth, e non si accontenta di una libbra di carne. come congegnare, altrimenti, una spy story che tiene insieme il mossad, il processo al mostro di treblinka, il recupero dopo un crollo psichico da halcion, l`incontro-scontro con ebrei e palestinesi in una gerusalemme pattugliata dall`esercito israeliano, il faccia a faccia ustorio con l`altro philip roth - un megalomane che per salvare gli ebrei ashkenaziti da un probabile prossimo sterminio si fa propugnatore di una nuova diaspora, uno spregiudicato controesodo verso i paesi europei d`origine - e con la sua procace, concupita compagna? sfoggiando una lingua viscerale e insieme altamente speculativa, roth combina in queste pagine la piu spiritata, isterica commedia nera con il dramma di popoli e di singoli individui lacerati, e mette in scena una mirabolante due-giorni a gerusalemme che - incredibile a dirsi - fa anche ridere. prefazione di emmanuel carrere.


"erano gli anni ottanta - e le chiedevo se aveva messo `pen on paper`, come amava dire marella. a volte si`, piu` spesso no, rispondeva. c`erano sempre troppe cose che succedevano e si succedevano. eppure le pagine lentamente si depositavano. ma non sarebbero mai state rievocazioni arrotondate, piallate, aggiustate da quella somma falsaria che e` la memoria. erano schegge di infanzia e adolescenza, giustapposte, imperiose. fra vaste lacune, si disponevano in una sequenza di tracce vivide: impressioni, espressioni, vestiti, colori, frasi, materie, piante, odori, accenni di sentimenti, che si profilavano e si nascondevano. nomi di luoghi che schiudevano immagini accessibili soltanto a chi ne stava scrivendo. innanzitutto una villa, `i cancelli`, sulle colline di firenze, dove era apparsa "la signora goca`", in un gioco di bambini. e poi ratzotz, balta-liman, il roncaccio. alla fine, roma. la psicologia: sempre implicita, mai dichiarata, come se stesse a poco a poco uscendo dal bozzolo dell``opaca adolescenza`. e, piu` ancora della narratrice, illuminava di sguincio la madre margaret, i fratelli carlo e nicola, il padre filippo, la nonna meralda, le prime amiche, che avevano lasciato un segno indelebile. e un mondo intero, fascinoso e angoscioso, che si sarebbe dissolto per sempre con la fine della guerra e il boogie-woogie." (r. c.)


che cos`e` la volonta`? da dove scaturisce la forza con cui essa salda in noi mente e corpo determinando il nostro agire? su questo eterno problema della filosofia si e` sempre tornati, e sempre, fatalmente, si tornera`. con un punto di riferimento ineludibile: schopenhauer, il quale ha fatto della volonta` la chiave di volta del proprio edificio speculativo, imperniando intorno a essa i motivi della sua filosofia. negli anni tra il 1826 e il 1840 il filosofo elabora, cataloga e raccoglie centosei "argomenti a favore del primato della volonta` sull`intelletto". l`intento e` quello di suffragare la sua tesi capitale: "la volonta` e` la cosa in se`, il solo elemento metafisico, mentre l`intelletto e` mera apparenza, la sua esistenza e` secondaria e derivata".

se il primo tomo comprendeva un`ampia selezione degli scritti dal 1856 al 1864, questo secondo documenta il passaggio all`universita` di lipsia e, soprattutto, un nuovo orientamento culturale: l`abbandono della teologia, abbracciata per compiacere la madre, a favore della filologia classica. di questa decisiva transizione offrono ampia testimonianza gli scritti qui raccolti.










"la fantasia visionaria di leonora carrington ci rivela qualcosa della segreta magia dei suoi dipinti" (luis bunuel). immaginifici, beffardi, gremiti di creature oscillanti tra un`aria infantile e ingannevole e l`orrore puro: i racconti di leonora carrington.

nelle terse acque della shark bay, nell?australia occidentale, si puo scorgere la piu vasta formazione al mondo di stromatoliti, strutture simili a "funghi acquatici sovradimensionati", fittamente interconnessi, che danno luogo a un affascinante "paesaggio irregolare di increspature e canali". a costituirli sono in parte cianobatteri, protagonisti del momento chiave nella storia della vita sulla terra: a questi "minuscoli esseri dall?aspetto ordinario" si deve infatti, circa tre miliardi di anni fa, la "scoperta" di una forma peculiare di fotosintesi ossigenica, che ha innescato un?inedita, fantasmagorica esplosione di biodiversita, una sequenza di coevoluzioni tra piante e animali. ne sono derivati una drastica trasformazione delle terre emerse e una tumultuosa "parata di organismi nuovi", un intrico di "corpi, menti e modi di vivere" mai visti prima. in questo terzo pannello - dopo altre menti e metazoa - di un?ideale trilogia, il "filosofo subacqueo" godfrey-smith con un radicale mutamento di prospettiva inquadra la mente animale non piu solo come prodotto del processo evolutivo, ma come sua causa. e in particolare quella di homo, all?origine delle piu significative alterazioni ambientali - l?esaurimento delle risorse, il riscaldamento globale, la degradazione degli habitat, le minacce alla biodiversita -, che per godfrey-smith e fondamentale ricondurre alla loro matrice materialistica, ovvero biologica. solo identificandoci coi processi che caratterizzano la vita sulla terra potremo avvertire sino in fondo il senso di responsabilita che grava sulla nostra specie, inevitabile controcanto ai privilegi derivanti dagli "aggrovigliati splendori della coscienza umana".


non si puo` crescere in un paese di paludi, di piogge, di nebbie, di terre livide dove tutto muore, senza rimanerne segnati per sempre: di piu`, senza assomigliare a quel paesaggio inamabile. ne` vivere in una casa fatiscente, sperduta fra boschi, malerbe e acque solitarie, dove anche l`amore e` intollerabile violenza, senza desiderare che il mondo intero esploda . nera come una zingara, taciturna come uno strano fiore selvatico, traboccante di rancore e di disprezzo per se stessa, galla vorrebbe solo andarsene via, lontano dai troppi lutti, dal peso delle innumerevoli sorelle, da un padre abbrutito dal lavoro, dalla madre che ama troppo per sopportarne la dolente presenza. ma l`unica possibilita` di fuga, oltre ai sogni, e` la vecchia e fragile bicicletta dal lamento di salamandra morente, e l`unica meta la scuola dov`e` interna, a trentacinque chilometri, in citta`. un tragitto che separa due vite e due mondi inconciliabili - la pietraia che non da` frutti e le terre miracolate dalla fertilita` -, e che un sabato galla decide di percorrere per rivedere la madre: sara` un giorno di vacanza sinistro e fatale, dove tutto precipitera`, rivelandole il senso di ogni cosa. perche` il malevolo, straziante paese da cui proveniamo - sembra dirci ine`s cagnati con la sua prosa di insolente intensita` - e` la carne stessa di cui siamo fatti, e possiamo, se non sbarazzarcene, almeno intravedere nel ricordo le meraviglie di cui era fiorito.

aveva venticinque anni, yasmina reza, quando ha scritto questa pie`ce, e ci si stupisce, rileggendola oggi, nel vedere a che punto avesse gia` affinato i suoi strumenti: una scrittura da cui viene espulso tutto il superfluo (, come lo chiama lei); un ritmo scandito da pochissimi elementi (le pause, i momenti di buio); la capacita` di far intuire allo spettatore (e al lettore) gli stati d`animo dei personaggi, e le dinamiche che si stabiliscono tra loro, mediante gesti minimi, frasi in apparenza anodine, scambi di occhiate; e la strepitosa abilita`, che e` solo sua, nel mescolare il registro del comico e quello del tragico. perfino, come in questo caso, nelle ore successive alla cerimonia con cui tre fratelli, insieme alla ex compagna di uno di loro e a uno zio munito di consorte, hanno seppellito il padre nel giardino di casa. quello a cui assisteremo sara` l`affiorare di conflitti latenti, antiche gelosie, dolori e rancori la cui rimozione ha provocato piaghe mai rimarginate. il velo sui segreti di famiglia si solleva a poco a poco - o si lacera con violenza - davanti agli occhi del lettore (e dello spettatore), fino alla catarsi. e sullo sfondo una domanda: ma papa` se la faceva o no la signora della pedicure?

(l`autore)



apparso per la prima volta nel 1979, "centuria" viene ripresentato in un`edizione che affianca agli originali "cento piccoli romanzi fiume" non solo trentuno "altre centurie", ma anche sette racconti scartati da manganelli nel corso dell` elaborazione dell`opera. arricchisce il volume il saggio che italo calvino scrisse nel 1985 per presentare al pubblico francese la traduzione di "centuria".

fin dalle primissime battute di questa commedia appare chiaro perche` roman polanski abbia deciso di portarla sullo schermo - e perche` attori come isabelle huppert, ralph fiennes e james gandolfini abbiano voluto interpretarla a teatro. nel lindo, assennato salotto borghese in cui due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto (una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli), vediamo sgretolarsi a poco a poco le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, e di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale; e sotto quelle maschere apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto. con uno humour e cinismo (e senza mai assumere il tono del moralista), in una lingua volutamente media, che sfodera tutto il suo micidiale potere, yasmina reza costruisce uno psicodramma, porgendo allo spettatore (e al lettore) uno specchio deformante nel quale scoprira`, non senza un acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino.

il secondo volume della raccolta presenta i romanzi: la neve era sporca, le memorie di maigret, la morte di belle, maigrait e l`uomo della panchina, l`orologio di everton, il presidente, il treno, maigret e le persone perbene, le campane di bicetre, l`angioletto, il gatto.

fra la partenza e l`arrivo in un viaggio per mare da palermo a napoli, il 26 marzo 1938, si perdono le tracce del trentunenne fisico siciliano ettore majorana, definito da fermi un genio della statura di galileo e di newton. suicidio, come gli inquirenti dell`epoca vogliono lasciar credere, o volontaria fuga dal mondo e, soprattutto, dai terribili sviluppi che una mente cosi` acuta e geniale puo` aver letto nel futuro della scienza, prossima alla messa a punto della bomba atomica? su questo interrogativo sciascia costruisce uno dei suoi romanzi piu` intensi per la finezza dell`analisi e dell`immedesimazione in moventi non detti, come nella logica e nell`etica segreta di majorana.















questa , che attraversa gli scritti di henri michaux da "chi fui" (1927) al "giardino esaltato" (1983), e` stata composta dall`autore su richiesta dell`editore italiano. per chi ancora non conosce michaux, sara` questa la perfetta guida alla sua opera; per chi lo conosce, sara` un libro nuovo, ricco di sottili rivelazioni, quello in cui michaux ha voluto illuminare se` a se stesso, e a tutti noi. tutta l`opera di michaux risponde a una domanda che non riusciamo a formulare, eppure sentiamo essenziale. col tempo, i suoi scritti si dimostrano sempre piu` nettamente insituabili, come gia` lo erano quando cominciarono ad apparire, nella parigi degli anni venti. possono presentarsi come racconti, poesie, riflessioni, esorcismi, dialoghi, aforismi, visioni: ma ogni volta li sentiamo evadere dal quadro di una forma preesistente. ed e` questa una peculiarita` costante di questo scrittore, che ha con la `letteratura` rapporti di acuminata diffidenza. i suoi paesaggi sono sempre altrove, in un tibet dell`anima. ogni libro di michaux e` il resoconto di un`esplorazione, che ama calarsi nelle , ma si azzarda anche a perdersi nella sterminata vastita`. nelle sue pagine troviamo tracciati, con la precisione cerimoniale di un calligrafo cinese, innumerevoli , soprattutto quelli che non hanno piu` un nome o non l`hanno mai avuto. ciascuno di questi movimenti e` una breccia fra il visibile e l`invisibile. i testi sono le macerie di quelle . ogni racconto e` l`accenno di una metamorfosi. dice una voce di michaux, e prosegue:




in questo volume sono per la prima volta raccolte tutte le cronache teatrali che savinio scrisse per il settimanale "omnibus", diretto da leo longanesi, fra il 1937 e il 1939. in quel periodo sfilarono dinanzi al suo occhio di spettatore non complice tutte le glorie e le miserie del teatro italiano, dai testi rutilanti del "bardo" d`annunzio (e del "bardo in seconda" sem benelli) alle "freddure" del varieta, dai giganti della montagna di pirandello a villafranca di giovacchino forzano, inframezzati dalle obbligatorie pochades, dai rostand, dagli shaw, dai rattigan, dai bernstein, oltre che da qualche plauto, shakespeare e lope de vega. quanto agli attori, andavano dal vegliardo ermete zacconi all`esordiente anna magnani, e fra l`uno e l`altra - oltre all`aleggiante ricordo della duse - troviamo davvero tutti: da benassi alla morelli, da ricci alla pagnani, da dina galli ai de filippo, dalla gramatica alla melato, da macario a tofano. savinio fu un grande spettatore e testimone di quel teatro innanzitutto perche andava a vederlo malvolentieri. per una sua vasta parte, il teatro e l`involontario e momentaneo mettersi in scena di una civilta: e savinio sentiva acutamente il tanfetto stantio, l`orrenda "sanita" di gran parte della civilta italiana in quegli anni. i nostri piu celebri attori gli apparivano, quasi tutti, fatalmente "pensosi", inabili dunque alla "frivolita", da lui definita "la qualita di piu difficile acquisto", che "non viene se non alla sera di una lunga giornata di fatica". di quella "frivolita" sono invece esempio supremo queste cronache: impaziente, esilarante, perfido, savinio procede per accostamenti fulminei, presentati ogni volta come fossero ovvi: cosi, grazie a lui, capiamo il profondo legame fra ermete zacconi e shirley temple; o la "stretta affinita fra la recitazione di benassi e le decorazioni di ferro battuto che adornano le porte del teatro eliseo" (non ancora ristrutturato); o il nesso fra il "grande stile" di ruggero ruggeri e "quello












"la bella eta", come tullio pericoli definisce la vecchiaia con spavalda complicita, "ingigantisce, anziche ridurre, i dettagli", restituendo della vita - e immaginiamo anche della pittura - "una visione nuova, piu precisa". forse per questo ha deciso di raccontare a noi lettori-osservatori quella "magia bianca" che da accesso a quanto e "nascosto dentro le cose", vale a dire quel che accade nella sua mente e nella sua mano quando prendono vita un ritratto o un paesaggio. il che significa far luce sui momenti cruciali dei suoi processi creativi: l`ispirazione, che si manifesta da "luoghi a spazio zero" situati fra la coscienza razionale e la zona "abitata dalle follie"; l`impulso a "scavare nella geostoria" di un luogo per raffigurarne l`anima; i primi segni che consentono di afferrare una faccia; la risolutezza della mano, che, guidata da "forze e sentimenti" autonomi e coadiuvata dai complici attrezzi, persegue il suo volere (e piacere). ma a rendere ancor piu affascinante questa fisiologia della creazione e una caratteristica distintiva di pericoli: la sua capacita di coinvolgerci in questo tragitto, di farsi a sua volta osservatore, di mettersi dalla nostra parte. d`altro canto i quadri - ci ricorda - vivono dello sguardo che viene loro rivolto e della perspicacia di chi riesce a "guardare sotto i vestiti della pittura".

la sensazione e quella di una scarica elettrica, una vorticosa corrente che stabilisce un legame improvviso, un reciproco riconoscimento e una complementarita perfetta. e l`inspiegabile reazione che si produce quando olaf e w. si incontrano. w. e volitivo, inquieto, e il suo humour surreale lo ha reso famoso in tutta la scuola; la gentilezza e l`unico talento che olaf si attribuisca. w. osa e sperimenta, olaf lo segue. li unisce una volonta di scoperta, un "progetto di ricerca sulla vita" che - ne sono convinti - solo insieme potranno realizzare. poi olaf si trasferisce da groningen ad anversa per studiare filosofia, mentre w. asseconda la sua irrequietezza: viaggia, esplora, si perde, ritorna. ma quell`amicizia istantanea e misteriosa resta un centro di gravita, il nodo dei loro rapporti con il mondo: inclusi quelli con hilde, la ragazza di olaf che trasformera il duo in un trio altrettanto indissolubile. fino al giorno in cui w. scompare improvvisamente, senza una parola, lasciando dietro di se solo un file, intrico di testi, immagini, haiku, e dei meme pubblicati in rete. forse un invito, rivolto a olaf, a braccare le sue tracce digitali e a ricomporre la sua immagine. o un`esortazione a proseguire da solo la ricerca. o ancora - come suggerisce l`epilogo perturbante di questo romanzo di formazione, concentrato nell`arco di tredici giorni - un ammonimento: "noi pensiamo di chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi". quello che piu colpisce in questo romanzo d`esordio di tiemen hiemstra e la sua capacita di raccontare l`ebbrezza e i pericoli di un`amicizia simbiotica con una sobrieta, una combinazione di crudelta e tenerezza che difficilmente si potranno dimenticare.

all`incrocio tra reportage, cronaca nera e quello che oggi chiameremmo autofiction,i tre delitti dei miei amici rappresenta un unicum nella produzione narrativa di simenon. il quale insistette non poco affinche il sottotitolo "storia vera" comparisse sul frontespizio del volume, pubblicato nel 1938 da gallimard (che invece, per tutelarsi da guai giudiziari, preferi spacciarlo per un romanzo), dove aveva raccolto gli articoli commissionatigli un anno prima dal settimanale "confessions", sempre alla ricerca di vicende sensazionali e possibilmente torbide. e torbidi lo erano davvero, i trefaits divers i cui protagonisti lo stesso simenon aveva frequentato a liegi nel corso della sua giovinezza: il suicidio del pittore joseph kleine sotto il portico della chiesa di saint-pholien; l`assassinio per mano di ferdinand deblauwe del ballerino di locali notturni carlos de tejada; e il triplice omicidio a opera di hyacinthe dans dell`amante, della madre e del suo ex confessore. tre naufragi esistenziali che simenon vede quasi come un`immagine rovesciata del proprio percorso di affermazione e di successo - tanto piu nella consapevolezza di aver sfiorato egli stesso la tentazione, o il rischio, della perdizione, e chiedendosi ogni volta: perche loro e non io? del resto, descrivere la discesa agli inferi di molti dei suoi personaggi romanzeschi sara anche un modo per mettere in scena, e al tempo stesso esorcizzare, le sue paure e le sue ossessioni piu profonde.

a partire dal 1938, e pressoche sino alla morte, avvenuta nel luglio del 1973, guido morselli tenne un diario dove annotava le sue riflessioni sui temi piu svariati. puntigliosamente, da eterno dilettante - dietro il quale si celava un talento ben piu saldo di quello di tanti illustri contemporanei -, morselli prende spunto dalle letture, dagli incontri, dai fatti della vita per chiarire a se stesso cosa pensare. e spesso pensa con la mente dei personaggi che ha creato, aiutandoci cosi a penetrare nel suo mondo speculativo e fantastico, e a comprendere i suoi procedimenti narrativi. non solo: come ha notato giuseppe pontiggia, morselli "rivive scene gia descritte, le integra con una memoria visionaria, apprende particolari retrospettivi, conversa con i personaggi" - come se questi abitassero in permanenza il suo io plurimo. c`e difatti, in queste note di diario, una freschezza, un`acutezza, che subito ricolleghiamo al memorabile narratore dei romanzi e al delicato tessuto di pensiero che questi sottintendono. come anche vi ammiriamo l`agilita mentale e il lucido equilibrio che gli consentono di elaborare posizioni teoriche - per esempio sulla crisi del romanzo - cosi originali e in anticipo sui tempi da condannarlo alla solitudine e all`emarginazione. per lui, del resto, la vita spirituale implica due elementi: "una scelta, e la fedelta a quello che si e scelto. cosi nell`amore, cosi nei nostri rapporti coi luoghi e con le cose (non li possediamo, se non ci dedichiamo a essi con costanza, senza intermittenze); cosi nel conoscere". i sogni e le annotazioni di carattere piu intimo, infine, aprono uno spiraglio prezioso sulla persona guido morselli: per usare ancora le parole di pontiggia, "quando si esamina allo specchio, morselli ha l`occhio visionario e oggettivo dei maestri dell`autoritratto. sono le pagine piu intense, e piu importanti espressivamente, del diario". prefazione di giuseppe pontiggia.

come spesso accade nei capolavori di muriel spark, quale e "a mille miglia da kensington", nei luoghi piu inattesi e apparentemente piu fatui - in questo caso il mondo dell`editoria, popolato di finti e veri gentlemen, eccentrici, sordidi sfruttatori e ragazze intelligenti inclini a finire sfruttate - affiora qualcosa che e il male. e la storia, che aveva preso avvio come una commedia agrodolce, finira nel modo piu imprevedibile e truculento.

la raccolta di racconti ingannevolmente "lineari" e "realisti" che un borges ormai settantenne volle scrivere all`insegna del giovane kipling.

questo libro racconta una storia che comincia prima di adamo e finisce dopo di noi, attraversando la bibbia da capo a fondo, come un mondo a se. le storie ebraiche, come le storie greche, sono intricate e interdipendenti. capirne una e la via per capirle tutte. e, per capirne una, occorre averle percorse tutte. e questo cheil libro di tutti i libri tenta di fare.

la storia di un sublime assassinio dell`anima.

la medicina moderna e nata sui palcoscenici - sensazionali - dei teatri anatomici, e i suoi casi estremi sono a lungo stati esibiti fra le quinte mobili dei freak-show. poi e arrivato il cinema, a rubare la scena: e soprattutto il film che nel 1980 david lynch ha tratto, con una fedelta impressionante, da questo straordinario caso clinico, raccontato nel 1923 dal suo testimone piu autorevole, il dottor frederick treves.

"per la prima volta in europa si levo la voce ferma e coraggiosa dell`opinione pubblica russa". con queste lapidarie parole lo scrittore ivan sergeevic aksakov accolse una serie di articoli apparsi in germania e in francia sul finire degli anni quaranta dell`ottocento e destinati a suscitare una vasta eco in occidente. l`autore di quelle pagine anonime, che osavano rivolgersi all`europa con inaudita liberta e dignita, era fedor tjutcev. diplomatico, poeta ammirato da puskin e da turgenev, da dostoevskij e da tolstoj, uomo di grandi vizi e virtu, tjutcev era animato da un entusiasmo senza limiti per la sua russia, che - credeva fermamente - sarebbe diventata un grande impero, capace di unire tutti i popoli slavi di fede ortodossa. ancora oggi, se si vogliono comprendere le mire espansionistiche di quel paese, e agli scritti politici di tjutcev che occorre volgere lo sguardo. fra le sue "intuizioni storiche" - come le definisce il teologo georgij florovskij -, spiccano l`agonia della civilta occidentale, la questione romana e il papato, il ruolo della censura e dell`autocrazia zarista, fino alla previsione di una catastrofica guerra che l`occidente avrebbe scatenato contro la russia uscendone sconfitto, e che avrebbe segnato l`inizio di un nuovo capitolo della storia. temi, come salta agli occhi, di bruciante attualita. postfazione di massimo cacciari.

a un primo sguardo, jillian cole sembra una donna gradevole ma tutto sommato anonima. e lo stesso si potrebbe dire di suo padre, folti capelli bianchi e un paio di occhiali scuri a nasconderne la cecita. fitte ombre, tuttavia, si allungano dietro questa facciata rassicurante. di lui si dice che abbia poteri taumaturgici, che sia capace di guarire i malati con il solo tocco delle mani. mentre jillian, che di mestiere fa l`accompagnatrice per donne anziane e fragili, quando e il momento sa prendersene cura fino alle estreme, irreversibili conseguenze - non senza un sinistro piacere. arrivata a serena, iowa, nel cuore dell`america rurale, la coppia non ci mette molto a individuare chi sara la prossima assistita di jillian: mrs. dobb, "un piccolo spettro pallido sostenuto dalla testiera scura del letto", che subito manifesta un ambiguo attaccamento per la giovane e una malcelata attrazione per il padre. ma mrs. dobb non e sola: attorno a lei, nella grande casa dall`"inquietante mancanza di simmetria", gravitano, come in un morboso valzer familiare, david ed eva - gli enigmatici figli gemelli, legati solo dalla reciproca avversione - e una nipote "irresponsabile ma non felice". come se non bastasse, qualcuno riaffiora dall`oscuro passato di jillian e non sembra intenzionato ad andarsene prima di aver trovato una risposta alle domande scomode che lo hanno portato fin li. con questo romanzo cupo e ipnotico, forgiato su un personaggio femminile irresistibilmente torbido e amorale, greenhall si conferma maestro dell`innaturale, genere letterario che e tutto suo.

un romanzo sconfinato, dove si respira l`aria delle grandi epopee. un fiume che investe tutto, chi lo scrive, i suoi lettori, attraverso pagine che si imprimeranno in loro per sempre. se grossman e stato definito "il tolstoj dell`unione sovietica", ora possiamo finalmente aggiungere che stalingrado, insieme a vita e destino, e il suo guerra e pace.

fort bragg, 1970. un capitano medico dei berretti verdi, jeffrey macdonald, viene accusato di aver massacrato la moglie incinta e le due figlie a colpi di bastone e con un punteruolo da ghiaccio, ma viene scagionato da un tribunale militare per mancanza di prove. anni dopo il caso viene riaperto, e il giornalista joe mcginniss, in cerca di una storia di sicuro successo, si conquista l`amicizia di macdonald e ne diventa il confidente per tutta la durata del processo che lo condannera all`ergastolo, intrecciando con lui una corrispondenza sconcertante per doppiezza psicologica. quando infatti, nel 1983, il libro di mcginniss viene pubblicato, macdonald si scopre tradito dal giornalista, che lo ha dipinto come un assassino narcisista e psicopatico, e decide di citarlo in giudizio per frode. la vicenda scomoda in aula il primo emendamento e in molti da allora continuano a chiedersi fino a dove puo spingersi la liberta di stampa, o se e legittimo ricorrere all`inganno in nome della cosiddetta "informazione". ma soprattutto scomoda janet malcolm, una delle firme leggendarie del "new yorker", che all`epoca aveva qualche ragione per interessarsi al caso: poco tempo prima uno psicoanalista americano, scontento del ritratto che la malcolm ne aveva fatto, l`aveva querelata chiedendo un risarcimento di dieci milioni di dollari. e cosi la giornalista decide di ripercorrere il processo, non per "sapere se macdonald sia colpevole o innocente, e nemmeno stabilire se cio che dice di lui mcginniss sia falso o diffamatorio, ma solo giudicare se mcginniss avesse il diritto di dirlo dopo aver fatto credere a macdonald di pensare il contrario" commenta emmanuel carrere. su questa vertigine morale rivolge il suo sguardo affilato la malcolm, che, con implacabile onesta e una punta di masochismo - visto che dopotutto parla del suo lavoro -, si interroga sull`etica e sulla pratica di un mestiere per natura ambiguo, offrendoci un reportage magistrale sul rapporto fedifrago che lega il giornal

che lo spettacolo di magia abbia inizio! mino il mago entra in scena e, mentre giriamo le pagine contando insieme a lui, dal suo cilindro saltano fuori un coniglietto, due coniglietti, tre coniglietti... arrivati a dieci, pero, mino e letteralmente sommerso dal branco di coniglietti. riuscira a farli sparire di nuovo? eta di lettura: da 5 anni.

c`era una volta una bambina che viveva in un villaggio remoto fra le montagne. come "due ciottoli sott`acqua", i suoi grandi occhi scuri erano sempre bagnati di pianto: bastava un`ombra, il soffio umido del vento poco prima della pioggia, un piccolo gesto o una melodia lontana a farle versare lacrime. poi, un giorno, giunse al villaggio un uomo vestito di nero, con un grande cappello, una borsa scura e un minuscolo uccellino blu dalle piume lucenti. era un collezionista di lacrime, alla ricerca dell`esemplare rarissimo che mancava alla sua raccolta: la lacrima versata "per nessuna ragione in particolare, e per tutte le ragioni del mondo". incuriosita dalle storie di quell`uomo misterioso e ammaliata dalla "forza strana" dell`uccellino blu, la bambina decise di unirsi al loro viaggio. e durante il cammino - come narra han kang in questo racconto delicato e visionario, che ricorda una fiaba di miyazaki - il mondo intero inizio a mutare dentro e fuori di lei. eta di lettura: da 8 anni.

per anni william burroughs si e chiesto per quale motivo i sogni, quando vengono raccontati, risultino sempre cosi scialbi, finche un mattino non ha trovato la risposta, semplicissima: "manca il contesto... come un peluche lasciato sul pavimento di una banca". e a quel punto un dubbio lo ha sfiorato: "sono un alieno? alieno rispetto a cosa, esattamente? forse la mia casa e la citta dei sogni, piu reale della mia cosiddetta vita da sveglio". il sogno e il mondo infero sono d`altro canto il contesto di tutte le avventure del corpo e della mente che burroughs ha affrontato, e di tutti i libri che ha scritto. andare a zonzo nella terra dei morti e normalissimo per uno come lui; unica pecca - lamenta -, non riuscire mai a fare una colazione decente. nei sogni puo incontrare allen ginsberg o mick jagger, giocare con le amate armi da fuoco, accudire amorevolmente i suoi gatti, disquisire di sesso o di sesso, tempo e morte ("sia la morte sia il sesso rimuovono il soggetto dal tempo"), e ancora di guerra, scienza, societa, futuro e altre bagatelle. e nei sogni puo spacciare - senza timore di essere arrestato - pillole proibite di saggezza impopolare nonche dosi micidiali di humour vitreo: sono solo parole, e vero, ma sono anche la prima e ultima droga per i cosiddetti umani.

un saggio folgorante che ci rivela - in tutti i suoi aspetti contrastanti - un`immagine molto piu precisa e concreta di una grande epoca: il settecento francese.

"era oscura": cosi gli scienziati hanno definito quella fase nella vita dell`universo (all`incirca entro il suo primo miliardo di anni) in cui un`immensa massa gassosa lo permeava, occultando il laborioso passaggio dal caos primordiale alla configurazione dei corpi celesti. di tale processo - che avrebbe svelato il paesaggio cosmico col suo intrico dinamico di stelle, galassie e buchi neri - emma chapman ricostruisce in queste pagine ogni singola tappa, dal big bang all`universo come lo vediamo ora. intrecciando aneddoti storici, il resoconto di esperimenti pionieristici e l`esposizione delle piu recenti scoperte astrofisiche - favorite da telescopi spaziali sempre piu potenti e sofisticati, in grado di captare debolissimi segnali in viaggio da miliardi di anni -, ci pone dinanzi a una successione di sequenze sorprendenti e ammalianti: l`origine della prima generazione di stelle, centinaia di volte piu grandi del nostro sole; la loro breve esistenza di "giganti solitari", seguita da precoci esplosioni che disseminarono gli elementi decisivi per l`emergere della vita; la cosiddetta epoca della reionizzazione, quando cioe la massa di idrogeno neutro che schermava la luce emanata dalle prime radiazioni stellari alla fine divenne trasparente. con un nitore mai disgiunto da suggestivita, e senza esimersi dall`affrontare snodi teorici ancora irrisolti, emma chapman ci conduce cosi alle scaturigini remote dell`architettura cosmica e insieme della nostra esistenza - ricordandoci tuttavia come ogni "istantanea" di quell`architettura non possa che essere, fatalmente, sempre la penultima.

oltre che uno dei naturalisti piu originali del novecento, gerald durrell e stato uno scrittore unico per grazia e sapienza stilistica - qualita che hanno decretato il successo di un capolavoro come "la mia famiglia e altri animali" e che ritroviamo intatte nei suoi scritti postumi, di recente riemersi come un dono inaspettato. un mosaico di materiali eterogenei, dove si intrecciano le molte identita (e i molti talenti) di durrell e le decine di luoghi da lui abitati e studiati: un abbozzo di memoir, in cui risaltano gli anni trascorsi nella nativa india coloniale; una serie di reportages che spaziano dall`africa subsahariana all`intera oceania, restituita nella lettera alla madre sulla nuova zelanda e nel taccuino del lungo viaggio australiano, incentrato sulla grande barriera corallina; e una successione di carrellate etologiche, come quella sull`abominevole uomo delle nevi himalayano, che gli offre il destro per passare in rassegna altri animali leggendari. pagine appassionanti, percorse da un incessante memento - ora implicito, ora dichiarato - sulla crisi della biodiversita e le relative responsabilita antropiche: perche per durrell lasciare che una specie animale cada nell`oblio e qualcosa di semplicemente impensabile, "come bruciare un rembrandt, trasformare la cappella sistina in una discoteca o demolire l`acropoli di atene per costruirci un hilton".