

tre momenti dell`amicizia di una vita e il racconto laconico, rarefatto, lacerante degli ultimi giorni di ingeborg bachmann.






nella sua burrascosa carriera, philip roth ci ha abituato alle piu spericolate acrobazie narrative, ma mai ha osato tanto quanto in operazione shylock, dove, per dire e fare tutto cio che vuole, ha sentito il bisogno di misurarsi con il suo piu temibile avversario: un altro philip roth - stesso nome e stessi connotati, solo il nomignolo moishe pipik a distinguerlo da se. mai il tema del doppio e stato usato in un romanzo con un tale autolesivo virtuosismo. roth azzanna se stesso come essere umano, come ebreo, come philip roth, e non si accontenta di una libbra di carne. come congegnare, altrimenti, una spy story che tiene insieme il mossad, il processo al mostro di treblinka, il recupero dopo un crollo psichico da halcion, l`incontro-scontro con ebrei e palestinesi in una gerusalemme pattugliata dall`esercito israeliano, il faccia a faccia ustorio con l`altro philip roth - un megalomane che per salvare gli ebrei ashkenaziti da un probabile prossimo sterminio si fa propugnatore di una nuova diaspora, uno spregiudicato controesodo verso i paesi europei d`origine - e con la sua procace, concupita compagna? sfoggiando una lingua viscerale e insieme altamente speculativa, roth combina in queste pagine la piu spiritata, isterica commedia nera con il dramma di popoli e di singoli individui lacerati, e mette in scena una mirabolante due-giorni a gerusalemme che - incredibile a dirsi - fa anche ridere. prefazione di emmanuel carrere.


"erano gli anni ottanta - e le chiedevo se aveva messo `pen on paper`, come amava dire marella. a volte si`, piu` spesso no, rispondeva. c`erano sempre troppe cose che succedevano e si succedevano. eppure le pagine lentamente si depositavano. ma non sarebbero mai state rievocazioni arrotondate, piallate, aggiustate da quella somma falsaria che e` la memoria. erano schegge di infanzia e adolescenza, giustapposte, imperiose. fra vaste lacune, si disponevano in una sequenza di tracce vivide: impressioni, espressioni, vestiti, colori, frasi, materie, piante, odori, accenni di sentimenti, che si profilavano e si nascondevano. nomi di luoghi che schiudevano immagini accessibili soltanto a chi ne stava scrivendo. innanzitutto una villa, `i cancelli`, sulle colline di firenze, dove era apparsa "la signora goca`", in un gioco di bambini. e poi ratzotz, balta-liman, il roncaccio. alla fine, roma. la psicologia: sempre implicita, mai dichiarata, come se stesse a poco a poco uscendo dal bozzolo dell``opaca adolescenza`. e, piu` ancora della narratrice, illuminava di sguincio la madre margaret, i fratelli carlo e nicola, il padre filippo, la nonna meralda, le prime amiche, che avevano lasciato un segno indelebile. e un mondo intero, fascinoso e angoscioso, che si sarebbe dissolto per sempre con la fine della guerra e il boogie-woogie." (r. c.)


che cos`e` la volonta`? da dove scaturisce la forza con cui essa salda in noi mente e corpo determinando il nostro agire? su questo eterno problema della filosofia si e` sempre tornati, e sempre, fatalmente, si tornera`. con un punto di riferimento ineludibile: schopenhauer, il quale ha fatto della volonta` la chiave di volta del proprio edificio speculativo, imperniando intorno a essa i motivi della sua filosofia. negli anni tra il 1826 e il 1840 il filosofo elabora, cataloga e raccoglie centosei "argomenti a favore del primato della volonta` sull`intelletto". l`intento e` quello di suffragare la sua tesi capitale: "la volonta` e` la cosa in se`, il solo elemento metafisico, mentre l`intelletto e` mera apparenza, la sua esistenza e` secondaria e derivata".

se il primo tomo comprendeva un`ampia selezione degli scritti dal 1856 al 1864, questo secondo documenta il passaggio all`universita` di lipsia e, soprattutto, un nuovo orientamento culturale: l`abbandono della teologia, abbracciata per compiacere la madre, a favore della filologia classica. di questa decisiva transizione offrono ampia testimonianza gli scritti qui raccolti.








nelle terse acque della shark bay, nell?australia occidentale, si puo scorgere la piu vasta formazione al mondo di stromatoliti, strutture simili a "funghi acquatici sovradimensionati", fittamente interconnessi, che danno luogo a un affascinante "paesaggio irregolare di increspature e canali". a costituirli sono in parte cianobatteri, protagonisti del momento chiave nella storia della vita sulla terra: a questi "minuscoli esseri dall?aspetto ordinario" si deve infatti, circa tre miliardi di anni fa, la "scoperta" di una forma peculiare di fotosintesi ossigenica, che ha innescato un?inedita, fantasmagorica esplosione di biodiversita, una sequenza di coevoluzioni tra piante e animali. ne sono derivati una drastica trasformazione delle terre emerse e una tumultuosa "parata di organismi nuovi", un intrico di "corpi, menti e modi di vivere" mai visti prima. in questo terzo pannello - dopo altre menti e metazoa - di un?ideale trilogia, il "filosofo subacqueo" godfrey-smith con un radicale mutamento di prospettiva inquadra la mente animale non piu solo come prodotto del processo evolutivo, ma come sua causa. e in particolare quella di homo, all?origine delle piu significative alterazioni ambientali - l?esaurimento delle risorse, il riscaldamento globale, la degradazione degli habitat, le minacce alla biodiversita -, che per godfrey-smith e fondamentale ricondurre alla loro matrice materialistica, ovvero biologica. solo identificandoci coi processi che caratterizzano la vita sulla terra potremo avvertire sino in fondo il senso di responsabilita che grava sulla nostra specie, inevitabile controcanto ai privilegi derivanti dagli "aggrovigliati splendori della coscienza umana".


non si puo` crescere in un paese di paludi, di piogge, di nebbie, di terre livide dove tutto muore, senza rimanerne segnati per sempre: di piu`, senza assomigliare a quel paesaggio inamabile. ne` vivere in una casa fatiscente, sperduta fra boschi, malerbe e acque solitarie, dove anche l`amore e` intollerabile violenza, senza desiderare che il mondo intero esploda . nera come una zingara, taciturna come uno strano fiore selvatico, traboccante di rancore e di disprezzo per se stessa, galla vorrebbe solo andarsene via, lontano dai troppi lutti, dal peso delle innumerevoli sorelle, da un padre abbrutito dal lavoro, dalla madre che ama troppo per sopportarne la dolente presenza. ma l`unica possibilita` di fuga, oltre ai sogni, e` la vecchia e fragile bicicletta dal lamento di salamandra morente, e l`unica meta la scuola dov`e` interna, a trentacinque chilometri, in citta`. un tragitto che separa due vite e due mondi inconciliabili - la pietraia che non da` frutti e le terre miracolate dalla fertilita` -, e che un sabato galla decide di percorrere per rivedere la madre: sara` un giorno di vacanza sinistro e fatale, dove tutto precipitera`, rivelandole il senso di ogni cosa. perche` il malevolo, straziante paese da cui proveniamo - sembra dirci ine`s cagnati con la sua prosa di insolente intensita` - e` la carne stessa di cui siamo fatti, e possiamo, se non sbarazzarcene, almeno intravedere nel ricordo le meraviglie di cui era fiorito.

aveva venticinque anni, yasmina reza, quando ha scritto questa pie`ce, e ci si stupisce, rileggendola oggi, nel vedere a che punto avesse gia` affinato i suoi strumenti: una scrittura da cui viene espulso tutto il superfluo (, come lo chiama lei); un ritmo scandito da pochissimi elementi (le pause, i momenti di buio); la capacita` di far intuire allo spettatore (e al lettore) gli stati d`animo dei personaggi, e le dinamiche che si stabiliscono tra loro, mediante gesti minimi, frasi in apparenza anodine, scambi di occhiate; e la strepitosa abilita`, che e` solo sua, nel mescolare il registro del comico e quello del tragico. perfino, come in questo caso, nelle ore successive alla cerimonia con cui tre fratelli, insieme alla ex compagna di uno di loro e a uno zio munito di consorte, hanno seppellito il padre nel giardino di casa. quello a cui assisteremo sara` l`affiorare di conflitti latenti, antiche gelosie, dolori e rancori la cui rimozione ha provocato piaghe mai rimarginate. il velo sui segreti di famiglia si solleva a poco a poco - o si lacera con violenza - davanti agli occhi del lettore (e dello spettatore), fino alla catarsi. e sullo sfondo una domanda: ma papa` se la faceva o no la signora della pedicure?

(l`autore)



apparso per la prima volta nel 1979, "centuria" viene ripresentato in un`edizione che affianca agli originali "cento piccoli romanzi fiume" non solo trentuno "altre centurie", ma anche sette racconti scartati da manganelli nel corso dell` elaborazione dell`opera. arricchisce il volume il saggio che italo calvino scrisse nel 1985 per presentare al pubblico francese la traduzione di "centuria".

fin dalle primissime battute di questa commedia appare chiaro perche` roman polanski abbia deciso di portarla sullo schermo - e perche` attori come isabelle huppert, ralph fiennes e james gandolfini abbiano voluto interpretarla a teatro. nel lindo, assennato salotto borghese in cui due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto (una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli), vediamo sgretolarsi a poco a poco le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, e di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale; e sotto quelle maschere apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto. con uno humour e cinismo (e senza mai assumere il tono del moralista), in una lingua volutamente media, che sfodera tutto il suo micidiale potere, yasmina reza costruisce uno psicodramma, porgendo allo spettatore (e al lettore) uno specchio deformante nel quale scoprira`, non senza un acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino.

il secondo volume della raccolta presenta i romanzi: la neve era sporca, le memorie di maigret, la morte di belle, maigrait e l`uomo della panchina, l`orologio di everton, il presidente, il treno, maigret e le persone perbene, le campane di bicetre, l`angioletto, il gatto.

fra la partenza e l`arrivo in un viaggio per mare da palermo a napoli, il 26 marzo 1938, si perdono le tracce del trentunenne fisico siciliano ettore majorana, definito da fermi un genio della statura di galileo e di newton. suicidio, come gli inquirenti dell`epoca vogliono lasciar credere, o volontaria fuga dal mondo e, soprattutto, dai terribili sviluppi che una mente cosi` acuta e geniale puo` aver letto nel futuro della scienza, prossima alla messa a punto della bomba atomica? su questo interrogativo sciascia costruisce uno dei suoi romanzi piu` intensi per la finezza dell`analisi e dell`immedesimazione in moventi non detti, come nella logica e nell`etica segreta di majorana.


il romanzo dell`oscura, crudele sicilia. il dramma di un investigatore lucido che, quanto piu` indagava, tanto piu` "nell`equivoco, nell`ambiguita`, moralmente e sensualmente si sentiva coinvolto".














questa , che attraversa gli scritti di henri michaux da "chi fui" (1927) al "giardino esaltato" (1983), e` stata composta dall`autore su richiesta dell`editore italiano. per chi ancora non conosce michaux, sara` questa la perfetta guida alla sua opera; per chi lo conosce, sara` un libro nuovo, ricco di sottili rivelazioni, quello in cui michaux ha voluto illuminare se` a se stesso, e a tutti noi. tutta l`opera di michaux risponde a una domanda che non riusciamo a formulare, eppure sentiamo essenziale. col tempo, i suoi scritti si dimostrano sempre piu` nettamente insituabili, come gia` lo erano quando cominciarono ad apparire, nella parigi degli anni venti. possono presentarsi come racconti, poesie, riflessioni, esorcismi, dialoghi, aforismi, visioni: ma ogni volta li sentiamo evadere dal quadro di una forma preesistente. ed e` questa una peculiarita` costante di questo scrittore, che ha con la `letteratura` rapporti di acuminata diffidenza. i suoi paesaggi sono sempre altrove, in un tibet dell`anima. ogni libro di michaux e` il resoconto di un`esplorazione, che ama calarsi nelle , ma si azzarda anche a perdersi nella sterminata vastita`. nelle sue pagine troviamo tracciati, con la precisione cerimoniale di un calligrafo cinese, innumerevoli , soprattutto quelli che non hanno piu` un nome o non l`hanno mai avuto. ciascuno di questi movimenti e` una breccia fra il visibile e l`invisibile. i testi sono le macerie di quelle . ogni racconto e` l`accenno di una metamorfosi. dice una voce di michaux, e prosegue:



















come spesso accade nei capolavori di muriel spark, quale e "a mille miglia da kensington", nei luoghi piu inattesi e apparentemente piu fatui - in questo caso il mondo dell`editoria, popolato di finti e veri gentlemen, eccentrici, sordidi sfruttatori e ragazze intelligenti inclini a finire sfruttate - affiora qualcosa che e il male. e la storia, che aveva preso avvio come una commedia agrodolce, finira nel modo piu imprevedibile e truculento.

la raccolta di racconti ingannevolmente "lineari" e "realisti" che un borges ormai settantenne volle scrivere all`insegna del giovane kipling.

questo libro racconta una storia che comincia prima di adamo e finisce dopo di noi, attraversando la bibbia da capo a fondo, come un mondo a se. le storie ebraiche, come le storie greche, sono intricate e interdipendenti. capirne una e la via per capirle tutte. e, per capirne una, occorre averle percorse tutte. e questo cheil libro di tutti i libri tenta di fare.

e una bella domenica di maggio in costa azzurra: l`aria e mite, l`alta stagione e alle porte, e alla bastide, una tipica locanda a conduzione familiare ai piedi del massiccio dell`esterel, tutti si muovono come dietro le quinte di un teatro, in attesa della consueta invasione all`ora di pranzo. ma per emile, che e arrivato dalla vandea quando era solo un ragazzo e ha risollevato le sorti dell`attivita con i suoi manicaretti sopraffini, questa domenica, iniziata come tante altre, e in realta una giornata decisiva, destinata a chiudere una partita che va avanti ormai da anni. non saprebbe neanche dire com`e cominciata: quando ha sposato berthe, la figlia del vecchio titolare? quando lei ha rifiutato di stipulare un accordo prematrimoniale, non per amore ma per la consapevolezza di essersi comprata il marito? quando ha cominciato a prendersi delle amanti, quasi per rivalsa contro quella moglie fredda e occhiuta che gli nega anche i piaceri piu semplici e gli impedisce di vivere da uomo? o forse quando e arrivata ada, la strana "piccola selvaggia" assunta come domestica con cui ben presto emile ha intrecciato una relazione viscerale e ferina? in "domenica", una volta di piu, simenon dimostra di saper scavare mirabilmente nella psiche dei suoi personaggi per mettere in scena un dramma impietoso come il sole della provenza nel primo pomeriggio. e il lettore non potra far altro che restare a guardare, avvinto alle pagine, fino allo spiazzante, magistrale epilogo.

la storia di un sublime assassinio dell`anima.

la medicina moderna e nata sui palcoscenici - sensazionali - dei teatri anatomici, e i suoi casi estremi sono a lungo stati esibiti fra le quinte mobili dei freak-show. poi e arrivato il cinema, a rubare la scena: e soprattutto il film che nel 1980 david lynch ha tratto, con una fedelta impressionante, da questo straordinario caso clinico, raccontato nel 1923 dal suo testimone piu autorevole, il dottor frederick treves.

le piccole donne di maria lazar sono grete, anette, ulla e l`anonima narratrice che parla in queste pagine. la sua confessione, concitata e rapinosa, suscita in noi un crescente turbamento, perche la sua voce si mimetizza con le altre, a scuola le capita di dimenticare il suo nome, di rispondere all`insegnante con la voce di grete, di scrivere un tema con la grafia di ulla, di patire nella carne il dolore delle amiche. una presenza, che lei chiama "l`estranea", la spia dagli specchi e dalle finestre, e si fa via via sempre piu ardita e invadente. ma e proprio questa natura frantumata e plurima a fare di lei la cronista di una storia collettiva. la storia di grete, che sembra sedere "in una nube tiepida e fragrante"; di ulla, "occhi d`acqua ghiacciata", atletica e sagace; della frivola e svagata anette, dalle "lunghe gambe a pertica" - e di tante altre. di tutte le giovani donne travolte dall`ansia e dallo spaesamento che spirano come un vento malevolo nell`aria di weimar. donne inassimilabili l`una all`altra, eppure accomunate da un unico destino: sopravvivere alla miseria, alle violenze maschili, alla degradazione - o consegnarsi alla desolante sicurezza del matrimonio. sepolto in uno scatolone per cento anni, in attesa di essere scoperto, quattro volte me di maria lazar riemerge in un`epoca che pensava di aver detto tutto sulla "situazione delle donne". e forse non era vero.

"per la prima volta in europa si levo la voce ferma e coraggiosa dell`opinione pubblica russa". con queste lapidarie parole lo scrittore ivan sergeevic aksakov accolse una serie di articoli apparsi in germania e in francia sul finire degli anni quaranta dell`ottocento e destinati a suscitare una vasta eco in occidente. l`autore di quelle pagine anonime, che osavano rivolgersi all`europa con inaudita liberta e dignita, era fedor tjutcev. diplomatico, poeta ammirato da puskin e da turgenev, da dostoevskij e da tolstoj, uomo di grandi vizi e virtu, tjutcev era animato da un entusiasmo senza limiti per la sua russia, che - credeva fermamente - sarebbe diventata un grande impero, capace di unire tutti i popoli slavi di fede ortodossa. ancora oggi, se si vogliono comprendere le mire espansionistiche di quel paese, e agli scritti politici di tjutcev che occorre volgere lo sguardo. fra le sue "intuizioni storiche" - come le definisce il teologo georgij florovskij -, spiccano l`agonia della civilta occidentale, la questione romana e il papato, il ruolo della censura e dell`autocrazia zarista, fino alla previsione di una catastrofica guerra che l`occidente avrebbe scatenato contro la russia uscendone sconfitto, e che avrebbe segnato l`inizio di un nuovo capitolo della storia. temi, come salta agli occhi, di bruciante attualita. postfazione di massimo cacciari.

a un primo sguardo, jillian cole sembra una donna gradevole ma tutto sommato anonima. e lo stesso si potrebbe dire di suo padre, folti capelli bianchi e un paio di occhiali scuri a nasconderne la cecita. fitte ombre, tuttavia, si allungano dietro questa facciata rassicurante. di lui si dice che abbia poteri taumaturgici, che sia capace di guarire i malati con il solo tocco delle mani. mentre jillian, che di mestiere fa l`accompagnatrice per donne anziane e fragili, quando e il momento sa prendersene cura fino alle estreme, irreversibili conseguenze - non senza un sinistro piacere. arrivata a serena, iowa, nel cuore dell`america rurale, la coppia non ci mette molto a individuare chi sara la prossima assistita di jillian: mrs. dobb, "un piccolo spettro pallido sostenuto dalla testiera scura del letto", che subito manifesta un ambiguo attaccamento per la giovane e una malcelata attrazione per il padre. ma mrs. dobb non e sola: attorno a lei, nella grande casa dall`"inquietante mancanza di simmetria", gravitano, come in un morboso valzer familiare, david ed eva - gli enigmatici figli gemelli, legati solo dalla reciproca avversione - e una nipote "irresponsabile ma non felice". come se non bastasse, qualcuno riaffiora dall`oscuro passato di jillian e non sembra intenzionato ad andarsene prima di aver trovato una risposta alle domande scomode che lo hanno portato fin li. con questo romanzo cupo e ipnotico, forgiato su un personaggio femminile irresistibilmente torbido e amorale, greenhall si conferma maestro dell`innaturale, genere letterario che e tutto suo.

ci sono stati, nell`infanzia di emmanuel carrere, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. "marina, che era la piu piccola, dormiva nel lettone. nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. a questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. ci piaceva da morire fare kolchoz". i tre fratelli, ormai piu che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l`ultima notte della sua vita. sara proprio emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo iniziera la stesura di questo libro. che e al tempo stesso il grande "romanzo familiare" in cui carrere, da quel formidabile narratore che e, ricostruisce la storia - perigliosa, tormentata, avvincente come una saga - delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa helene zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la piu influente storica francese dell`unione sovietica prima e della russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell`academie francaise; e una struggente dichiarazione d`amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l`omaggio piu esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.

un romanzo sconfinato, dove si respira l`aria delle grandi epopee. un fiume che investe tutto, chi lo scrive, i suoi lettori, attraverso pagine che si imprimeranno in loro per sempre. se grossman e stato definito "il tolstoj dell`unione sovietica", ora possiamo finalmente aggiungere che stalingrado, insieme a vita e destino, e il suo guerra e pace.

fort bragg, 1970. un capitano medico dei berretti verdi, jeffrey macdonald, viene accusato di aver massacrato la moglie incinta e le due figlie a colpi di bastone e con un punteruolo da ghiaccio, ma viene scagionato da un tribunale militare per mancanza di prove. anni dopo il caso viene riaperto, e il giornalista joe mcginniss, in cerca di una storia di sicuro successo, si conquista l`amicizia di macdonald e ne diventa il confidente per tutta la durata del processo che lo condannera all`ergastolo, intrecciando con lui una corrispondenza sconcertante per doppiezza psicologica. quando infatti, nel 1983, il libro di mcginniss viene pubblicato, macdonald si scopre tradito dal giornalista, che lo ha dipinto come un assassino narcisista e psicopatico, e decide di citarlo in giudizio per frode. la vicenda scomoda in aula il primo emendamento e in molti da allora continuano a chiedersi fino a dove puo spingersi la liberta di stampa, o se e legittimo ricorrere all`inganno in nome della cosiddetta "informazione". ma soprattutto scomoda janet malcolm, una delle firme leggendarie del "new yorker", che all`epoca aveva qualche ragione per interessarsi al caso: poco tempo prima uno psicoanalista americano, scontento del ritratto che la malcolm ne aveva fatto, l`aveva querelata chiedendo un risarcimento di dieci milioni di dollari. e cosi la giornalista decide di ripercorrere il processo, non per "sapere se macdonald sia colpevole o innocente, e nemmeno stabilire se cio che dice di lui mcginniss sia falso o diffamatorio, ma solo giudicare se mcginniss avesse il diritto di dirlo dopo aver fatto credere a macdonald di pensare il contrario" commenta emmanuel carrere. su questa vertigine morale rivolge il suo sguardo affilato la malcolm, che, con implacabile onesta e una punta di masochismo - visto che dopotutto parla del suo lavoro -, si interroga sull`etica e sulla pratica di un mestiere per natura ambiguo, offrendoci un reportage magistrale sul rapporto fedifrago che lega il giornal

che lo spettacolo di magia abbia inizio! mino il mago entra in scena e, mentre giriamo le pagine contando insieme a lui, dal suo cilindro saltano fuori un coniglietto, due coniglietti, tre coniglietti... arrivati a dieci, pero, mino e letteralmente sommerso dal branco di coniglietti. riuscira a farli sparire di nuovo? eta di lettura: da 5 anni.

c`era una volta una bambina che viveva in un villaggio remoto fra le montagne. come "due ciottoli sott`acqua", i suoi grandi occhi scuri erano sempre bagnati di pianto: bastava un`ombra, il soffio umido del vento poco prima della pioggia, un piccolo gesto o una melodia lontana a farle versare lacrime. poi, un giorno, giunse al villaggio un uomo vestito di nero, con un grande cappello, una borsa scura e un minuscolo uccellino blu dalle piume lucenti. era un collezionista di lacrime, alla ricerca dell`esemplare rarissimo che mancava alla sua raccolta: la lacrima versata "per nessuna ragione in particolare, e per tutte le ragioni del mondo". incuriosita dalle storie di quell`uomo misterioso e ammaliata dalla "forza strana" dell`uccellino blu, la bambina decise di unirsi al loro viaggio. e durante il cammino - come narra han kang in questo racconto delicato e visionario, che ricorda una fiaba di miyazaki - il mondo intero inizio a mutare dentro e fuori di lei. eta di lettura: da 8 anni.

per anni william burroughs si e chiesto per quale motivo i sogni, quando vengono raccontati, risultino sempre cosi scialbi, finche un mattino non ha trovato la risposta, semplicissima: "manca il contesto... come un peluche lasciato sul pavimento di una banca". e a quel punto un dubbio lo ha sfiorato: "sono un alieno? alieno rispetto a cosa, esattamente? forse la mia casa e la citta dei sogni, piu reale della mia cosiddetta vita da sveglio". il sogno e il mondo infero sono d`altro canto il contesto di tutte le avventure del corpo e della mente che burroughs ha affrontato, e di tutti i libri che ha scritto. andare a zonzo nella terra dei morti e normalissimo per uno come lui; unica pecca - lamenta -, non riuscire mai a fare una colazione decente. nei sogni puo incontrare allen ginsberg o mick jagger, giocare con le amate armi da fuoco, accudire amorevolmente i suoi gatti, disquisire di sesso o di sesso, tempo e morte ("sia la morte sia il sesso rimuovono il soggetto dal tempo"), e ancora di guerra, scienza, societa, futuro e altre bagatelle. e nei sogni puo spacciare - senza timore di essere arrestato - pillole proibite di saggezza impopolare nonche dosi micidiali di humour vitreo: sono solo parole, e vero, ma sono anche la prima e ultima droga per i cosiddetti umani.