
in un`epoca in cui le autobiografie erano un genere molto popolare, questa autobiografia di uno dei piu` prolifici autori vittoriani, e forse dell`intera storia delle lettere, ebbe un grande successo. ragion per cui puo` considerarsi un modello esemplare del suo genere e del suo tempo. "scrivendo queste pagine, che, in assenza di un titolo migliore, saro` costretto a chiamare l`autobiografia di una persona cosi` insignificante come me, la mia intenzione non sara` tanto di parlare dei piccoli dettagli della vita privata, quanto di raccontare quello che io e forse altri intorno a me abbiamo fatto nel campo letterario, di narrare i miei fallimenti e i miei successi cosi` come sono avvenuti, con le loro cause, e le opportunita` che la carriera letteraria offre": nulla di personale, insomma, sembra dire il grande trollope. e infatti racconta la sua vita come se parlasse di un terzo, senza soggettivita`: la vicenda di un bambino povero e sfortunato, figlio di una famiglia colta e non oscura di origini, ma bislacca e fallimentare, e l`avventura del suo farsi avanti nella vita fino al successo la gloria e il denaro, grazie alla metodica applicazione del proprio talento e ad una inflessibile volonta`. quasi fosse un romanzo vittoriano: come un intreccio controllato e razionale evolve ordinatamente verso il suo esito edficante e moralmente giustificato.

la presenza del cibo non e` stata tanto notata dalla critica letteraria. ora che la cucina e` di moda si presta un`attenzione maggiore a come gli scrittori trattano del cibo, e gli scrittori ci perdono piu` tempo. questo libro e` un esame del modo in cui i libri hanno trattato il cibo. ne escono divertenti conferme: .


francesco ingrao e` un mazziniano, ha combattuto con garibaldi durante la iii guerra d`indipendenza e nel 1868, dopo un`insurrezione fallita, e` costretto a fuggire dalla sicilia e a rifugiarsi nello stato pontificio. il volume e` stato scritto nel 1876 e trae occasione dalla caduta della destra e dalla vittoria delle sinistre con de pretis. si tratta di un`indagine sull`italia di fine secolo, con uno sguardo attento ai fattori sociali e con proposte di riforma, prima di tutto riguardo alla condizione della donna. con un saggio di giuseppe cantarano e un`intervista a pietro ingrao.




"la gentilezza del volto" o "la gentilezza del tocco"? quale la frase giusta? e` il problema che si trova ad affrontare un correttore di bozze a proposito di un articolo su una pianista. il "tocco" sarebbe piu` conseguente, ma il "volto" suggerisce scenari d`amore e d`azione da cui il nostro correttore si lascia sedurre. ma cosa, se non il dire, ci seduce? seduzione mortificata in "nessuno" dove un giovane si chiudera` sempre piu` in se stesso fino a che una parola, un gesto non lo restitueranno alla vita con gli altri e alla propria. se la scelta di pubblicare una sceneggiatura obbedisce al criterio di offrire ulteriori materiali alla riflessione di registi e lettori, per calogero valgono ragioni diverse: quelle che derivano dalla centralita` della parola.