
una raccolta di racconti inediti che vedono protagonista rocco schiavone, tra l`infanzia e la maturita, roma e aosta, la nostalgia e il dolore. l`amicizia con i compagni di trastevere, prima da bambini e poi da adolescenti, eterni ragazzi di strada e di vita, sempre sospesi tra sfrontatezza e crimine. l`incontro inaspettato con la moglie marina, in una tempesta di emozioni e presagi. lo sdegno morale di fronte a un organizzatore di matrimoni, un wedding planner che sembra destinato a una brutta fine. le pulsioni erotiche di un giorno di noia smisurata. la guerra e la resistenza, le figurine dei calciatori, i sogni dell`infanzia. i morti ammazzati, i segreti di famiglia, la fatica di mettersi ancora una volta al lavoro su un nuovo caso. l`affetto e lo sprezzo per i colleghi, il rigore di chi cerca sempre la verita e applica una costante disubbidienza alla stupidita e all`ingiustizia. in queste storie antonio manzini sembra ripercorrere un cammino iniziato tredici anni fa con pista nera creando un personaggio e un mondo in cui convivono umorismo e dramma, suspense e sensibilita, fotografia della realta e rovesciamento tragicomico. i tramezzini sono un punto di arrivo, e di rinnovata partenza.





il capitano norton, in viaggio verso le terre del sultano, ha una sola certezza, la maesta` e la necessita` della marina britannica. se sa osservare con freddezza i due curiosi individui che lo accolgono a nasso, questa svanisce alla vista di una loro figliola, tanto bella quanto inconsapevole dei doni che racchiude. se la simpatia per la sostanza umana del suo personaggio traspare dall`uso della descrizione e del dialogo, la vera protagonista del racconto e` questa venere omerica "di quelle che guardano con occhio impassibile gli eroi che combattono e muoiono per la loro conquista, sino a che l`esito della lotta non le avra` consacrate al vincitore".


in appendice: lisia "contro eratostene".













ammazzare la gente per soldi, pianificare, contenere le spese, gestire una piccola azienda di eliminazioni, con due principi basilari: "la sicurezza prima di tutto" e "deve sembrare un incidente". il biondo e quello con la cravatta sono killer professionisti, e hanno gli stessi dubbi e le stesse difficolta di ogni professionista. questioni etiche e questioni pratiche, dubbi esistenziali e dubbi tecnici su come onorare i contratti, modi, tempi, risvolti morali dell`ammazzare qualcuno. niente di personale, e solo lavoro. questa volta sono alle prese con un contratto inedito che li pone di fronte a una questione morale: accettare l`incarico, molto ben pagato, o cedere ai loro dubbi etici? proprio per questo, per chiedere consiglio a una collega, coinvolgono la loro "stagista" francesca aroldi. parte quindi una sequenza di contrattempi, infortuni, difficolta, piani falliti, svolte e testacoda, incidenti di percorso, problemi familiari e pistole da pulire. una trama di impicci e sviluppi a sorpresa, in cui, nell`azienda dei killer, si confrontano due scuole di pensiero: la pianificazione scientifica dell`omicidio che tende al delitto perfetto, e l`improvvisazione; lo spartito rigoroso fatto di piani infallibili, e il free jazz. il biondo e quello con la cravatta giocano sul cinismo e sul disincanto, come anche cinico e disincantato e l`ambiente in cui si muovono, che attraversano, che descrivono in dialoghi veloci e fulminanti. una societa avida, senza scrupoli, che i due soci osservano con implacabile sarcasmo immersi in una milano sgangheratamente ricca. omicidi srl e una commedia nera, feroce e divertente, che segue il tallone da killer, precisa i contorni dei protagonisti, gioca con la satira, l`azione e il genere noir, si diverte a vedere la storia gialla dalla parte dei cattivi per rivelarci che anche i buoni... insomma...

a pineta, il paese sul litorale pisano nato dalla fantasia di marco malvaldi, i vecchietti del barlume sono ormai un`istituzione. nell`arco di una vita intera, hanno maturato un notevole capitale di arguzia e di intelligenza, e tra risate beffarde, motteggi graffianti e intuizioni investigative sopraffine, sono diventati rappresentazione fantastica di una vera antropologia. una rappresentazione innestata su una struttura gialla e con un andamento comico, che nei racconti - genere in cui prevalgono i dialoghi, la vitalita della scena e la singolarita della situazione - trova il suo distillato. l`uomo vestito di arancione raccoglie quattro anni di racconti gialli. ognuno presenta una situation comique con crimine. una strage di maiali sotto protezione; sulle piste da sci un morto e tre tute da donna identiche; una partita di calcio femminile con commenti immaginabili, e una calciatrice uccisa; una crociera-supplizio in compagnia di una canterina loggia del cinghiale e un ministro del culto anglicano; una sagra del totano con truffa; un traffico in olanda, durante i festeggiamenti del compleanno reale, sventato da remoto dal gruppo del barlume. in genere sono il barista massimo e la sua fidanzata alice, che e anche commissaria di polizia, a sciogliere il mistero: ma la loro e una sorta di regia, perche l`ordito su cui in tessere l`indagine lo forniscono sempre i vecchietti: l`aldo, nonno ampelio, il del tacca, il rimediotti. il loro mezzo e la maldicenza, combinata ai ricordi e a una psicologia da bar delle vecchie case del popolo, eppure efficacissima. e un fondo malinconico per un mondo che va svaporando senza lasciarne uno migliore. "e nei racconti", scrive marco malvaldi a commento di questo libro, che nasce da una scelta da varie antologie, "che si vede maggiormente il rapporto dei miei protagonisti con il tempo che passa e con i vecchi ricordi che riaffiorano. ma, soprattutto, e nei racconti che probabilmente si vedono meglio i rapporti umani tra i protagonisti".

ad aosta e quasi natale. una stagione difficile, per rocco schiavone, e non solo per lui. un periodo dell?anno che da sempre con le sue usanze svetta nella nota classifica affissa in questura. tutto sembra andare male. ovunque nelle strade si esibiscono cori di dilettanti che cantano in ogni momento della giornata. la citta e preda di lucine a intermittenza, della puzza di fritto, dell?agitazione dovuta all?acquisto compulsivo. lampeggiano vetrine e finestre, auto e antifurti. di fronte ai negozi, pupazzi di raso e fiamme di stoffa si agitano al soffio dell?aria calda dimenando braccia, teste e lingue. non c?e da aspettarsi niente di buono. e infatti. una rapina finisce nel peggiore dei modi possibili, coprendo rocco di ridicolo, fin sui giornali. un cadavere senza nome viene ritrovato in un lago, incatenato a 150 chili di pesi. un chimico di un?azienda farmaceutica sparisce senza lasciare traccia. rocco non parla piu con marina. e nevica. eppure qualcosa si muove. sandra sta meglio, sta per uscire dall?ospedale. piccoli spiragli, rari sorrisi, la squadra, come la chiama rocco con un filo di sarcasmo, sembra crescere, i colleghi migliorano, i superiori comprendono. schiavone a tratti sembra trovare le energie per affrontare gli eventi che si susseguono, le difficolta che si porta dentro, e poi quello slancio svanisce e ancora si riforma. il vicequestore entra ed esce dalla sua oscurita, a volte il sole lo aspetta, quasi sempre il cielo e plumbeo, una promessa di neve e di gelo. passo dopo passo, pero, anche se stanco, amareggiato, arrabbiato, rocco schiavone continua a guardare il mondo con gli occhi socchiusi, a indignarsi, a tenere insieme il cuore e il cervello, la memoria e il futuro.

un torpore inerte ha invaso il commissariato di viga`ta: un tedio strascicato. ammortisce pure il trallerallera di catarella, che adesso incespica tra rebus e cruciverba. montalbano legge un romanzo di simenon, e distratto va sfogliando una vecchia annata della "domenica del corriere": al telefono continua il dai e ridai querulo e molesto della suscettibile fidanzata, lontana sempre, lontanissima. eppure un diversivo c`era stato. due anziani bigotti, fratello e sorella, a furia di preteri`e e giaculatorie, avevano rincappellato pazzia sopra pazzia. la loro demenza era arrivata al fanatismo delle armi. e la sceriffata santa aveva lasciato sul campo uno strumento di passioni tristi e appassite: una bambola gonfiabile, disfatta dall`uso; una di quelle pupazze maritabili che (diceva gadda) tu le "basci, e ci piangi sopra, e speri icche` tu voi. e, fornito il bascio, te tu la disenfi e riforbisci e ripieghi e riponi, come una camiscia stirata". un`altra bambola gemella, ugualmente disfatta, ma data per cadavere di giovane seviziata, era stata trovata poi in un cassonetto della spazzatura, in via brancati. sembro` una stravaganza.

"calamandrei dal signor preside!": ingenuamente (nel senso nobile che gli dava un altro insigne uomo civile commemorandolo: "un "ingenuo" in parlamento") corrono i ricordi di piero calamandrei, in un toccante lindore di stile e di pensiero. e sembrano, queste fiabe, queste prose memorialistiche (tra cui la bellissima "il lago e la pia"), qualcosa del passato e della terra di toscana casualmente appartenutogli, che lui si dispone lietamente a rendere. era connaturato alla sua moralita` un sentimento della propria esistenza come luogo di passaggio di idee, di ideali, di valori, di "storia" da restituire agli altri in opere e parole: "niente di mio" e` il titolo di una lunga dedica, "il ponte" quello della sua rivista. le prose letterarie raccolte in questo libro sono sparse nell`ordine del tempo, dagli anni dieci ai primi anni quaranta. parte di una produzione minore che accompagno` le piu` ricordate opere giuridiche e l`impegno per il progresso civile nel foro e in parlamento. ma piu` che minore, e` una produzione dilettevole e parallela; calamandrei non nascondeva la tenace vocazione alla letteratura, quasi presupponendola come mezzo di conoscenza all`altro operare: "un varco segreto per accedere ai nascondigli dell`anima vera, per rompere la cerchia dei cuori umani".

"tra le parole che il fascismo aboli` e che noi vorremmo ora riporre in grande onore c`e` anche la parola forse". naturalmente, col termine "fascismo", pancrazi - critico letterario, osservatore di costume, commentatore di idee riassumeva tutti gli stili da regime, contro cui si scontrava la sua opera, di liberale, per l`affermazione della liberta`. e sono gli stili da regime come si andavano gia` ripresentando negli anni quaranta (l`intolleranza, la professione di idee che diventa propaganda, lo stato interventista in questioni culturali, l`ipocrisia moderatista, la critica letteraria retorica e fine a se stessa), l`obiettivo della paziente e acuta profondita` di questi scritti pieni di "forse".




troviamo giovanni bilob a roma in una torrida giornata estiva. accompagna la figlia che sceglie l`abito di nozze; ma e` distratto, e segni vaghi ma sempre piu` insistenti sembrano voler distoglierlo dal suo presente. decide quindi di fare il viaggio di ritorno a frosinone da solo, in treno, mentre i segni si precisano grazie ad un incontro. piu` tardi, alla cerimonia, conoscera` angelica, sirena del lago e punto di incontro di tradizioni e pensieri diversi. e nella notte che entrambi li avvolge, saranno incantamenti e malie, corpi di luce e animali fantastici, una terra dal respiro sconosciuto eppure finalmente familiare che giovanni bilob riconoscera`, di immagine in immagine, come quella del suo passato.















































