
innamorarsi di una cara amica, ammetterlo solo quando le viene diagnosticata una grave malattia, decidere di accompagnarla "giu fino al fiume". tutto questo e successo a elizabeth gilbert, che a distanza di vent`anni da "mangia prega ama" torna a raccontare di se. con l`autenticita e il coraggio che l`hanno resa famosa, gilbert ci regala un altro memoir pieno di amore e dolore sulla fragilita umana, e su come le persone che amiamo siano insieme la nostra condanna e la nostra salvezza. "se sei molto fortunata, diceva rayya, potresti trovare una persona, solo una, nel corso della tua intera vita, che ti accompagnera fino all`east river. e la persona che sa tutto di te, con cui non potresti mai fingere, anche se ci provassi. rayya mi diceva che ero io, la sua persona con cui spingersi giu fino al fiume". ma chi conosce new york sa che l`east river e le strade che vi conducono non sono esattamente luoghi ameni e sicuri. si capisce dunque perche, quando elizabeth viene a sapere della malattia in stadio avanzato dell`amica e amante rayya, le due comincino a chiamare "il fiume" proprio la morte. un luogo difficile, dove accompagnare chi si ama nel modo piu intenso e profondo in cui si possa amare. la storia di elizabeth e rayya pero non e solo una storia di amore e morte, ma anche di ossessione e dipendenza, dalle sostanze, dall`affetto e dai corpi, perche l`orizzonte della fine sa cancellare ogni limite, soprattutto quello che impedisce di farsi del male. con il suo tipico stile riflessivo e pregnante, l`autrice racconta qui un viaggio diverso da quello che l`ha resa celebre con "mangia prega ama", un viaggio doloroso nella vulnerabilita e nella sofferenza, ma anche nella disintossicazione e nella riscoperta di se. perche ci vuole un grande coraggio per morire, ma un coraggio anche piu grande per vivere, prima di potersi un giorno incontrare di nuovo giu al fiume.











