
una palazzina infestata dalla storia dove il tempo invece di scorrere si deposita sulle cose: basta un soffio perche torni a vorticare nell`aria. e qui che nasce l`amicizia tra ico e ada, prima che il mondo imponga l`urgenza di emarginare, dividere, escludere. il loro e un legame che attraversa la guerra e le resiste. anche quando lui abbraccia l`avventura partigiana e lei e costretta a lasciare l`amata torino, non smettono di contare l`una sull`altro. ma non tutte le storie vanno cosi. perche un mattino, sempre in quella palazzina, la famiglia auerbach riceve una lettera dove in poche righe si comunica la revoca della cittadinanza italiana. e cosa resta, quando perdi chi sei? elena loewenthal ha scritto un romanzo intimo e universale, che ci costringe ad affacciarci, una volta ancora, sulla voragine del nostro novecento. occorre tornare, forse, per capire di non essere mai andati via. a volte sono i luoghi a farsi carico della memoria, a trattenere cio che e accaduto anche quando chi li abita preferisce non sapere o dimenticare. in uno stabile come tanti a torino la quiete e disturbata da un viavai di nuovi inquilini, traslocatori, operai. un`irruzione del nuovo che la vedova bonelli - inquilina "da sempre", nostalgica e rancorosa - vive come una catastrofe privata: la fine di un tempo compatto, innocuo, la fine dell`ordine. ma i bei tempi che la vedova rimpiange sono stati, per qualcun altro, quelli dell`alienazione, della perdita, del dolore. in quella stessa palazzina infatti sul finire degli anni trenta la famiglia auerbach ha ricevuto la lettera che annunciava la revoca della cittadinanza italiana. nessuna frattura spettacolare, ma un progressivo slittamento dalla vita riconosciuta alla vita tollerata, e poi nemmeno piu quella. seguendo le vicende di questa e altre famiglie,il tempo dei chissa attraversa gli anni in verticale come su un ascensore lento e capriccioso che ci permette di incontrare i fantasmi di chi era gia fantasma in vita: apolidi, esuli, comba











