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in un sotterraneo di amsterdam vive un solitario, beeklam, circondato da statue. conversa con loro, evoca ricordi, perde "il controllo delle ore e della vita", esce di rado, per lo piu` di notte. e uno di "coloro che sono nati persi e debuttano dalla loro fine". ha lasciato presto il padre, per andare "a comperare statue". in lui, infanzia e vecchiaia si confondono. una precoce percezione dell`effimero sembra avergli impedito, da sempre, di credere che le cose possano avere una ragione. la sua sola attivita` e` una perenne, silenziosa cerimonia dedicata agli assenti. l`austero domestico che abita con lui, le statue stesse, l`acqua frusciante che lo chiama, dietro le pareti: sono le comparse di un teatro d`ombre dove il vuoto si veste sontuosamente di ogni apparenza. verso victor, suo domestico, e lampe, che era stato domestico del padre, beeklam sente un`oscura affinita`. cio` che li unisce e` almeno la "vocazione del ricordo" e il perverso piacere della rinuncia. su ciascuno di loro grava una sorta di eccentricita` metafisica, ciascuno conserva qualcosa dell`innocenza - e del furore - che e` delle persone totalmente sole. e un giorno beeklam abbandonera` le statue e i sotterranei, emergendone "come nelle fiabe, carico di anni".

il maestro sorrise: . tutto si guasta, si incrina, invecchia, si rompe. sohara mamoru, che e` nato sull`isola piu` piccola dell`arcipelago di izu ed e` il tuttofare della comunita`, lo sa. durante i tre giorni che precedono il capodanno, si svolge la storia di un uomo che ha sempre messo davanti alla propria realizzazione la felicita` altrui. in quella goccia di terra sovrastata da un vulcano dormiente e coperta da boschi di camelie, sohara sogna (e di nascosto realizza) piccoli atti magici. aggiusta case, guardrail, lampioni e, insieme, persone. sono i giorni in cui in giappone tutti si affaccendano per pulire, mettere a nuovo le stanze e accogliere cosi` l`anno che viene, accompagnato dai 108 rintocchi delle campane dei templi. sono le 108 passioni umane da cui liberarsi per raggiungere il nirvana, secondo la religione buddhista: 107 rintocchi prima della mezzanotte, uno subito dopo. mentre le stradine dell`isola si riempiono del profumo dei cibi tradizionali, le uova di aringa, i fagioli dalla buccia nera e brillante, il riso dai grani rossi delle grandi occasioni, sohara incontra kodama e i tasti guasti del suo pianoforte, nozato che si sa immaginare solo a bordo di una bicicletta, il maestro kawakami cui scivolano dalle mani oggetti che sohara, suo allievo, di nascosto aggiusta e restituisce alla casa. cio` che sohara non sospetta pero` e` che, in quei giorni profumati di pino e pasticcio di pesce, giungera` per lui dal mare una lettera: portera` con se` una tremenda notizia da yamada, figlio dannato dell`isola. accadra` proprio nell`attesa di un capodanno che, per la prima volta, gli raccontera` chi sia lui per la comunita` e quanto il senso della vita non

sembrera strano, ma per andrev scoprire a sette anni che suo padre non e il suo vero padre e un sollievo: il mago delle piante, come ha soprannominato l`ex della madre, era un falso invalido un po` hippie, capace di insegnare molte cose (a riconoscere erbe e funghi, giocare a scacchi e fare la cacca come gli indiani) ma anche di tirare dei gran ceffoni. e il 1983, e in altri sette anni arriveranno altri padri: l`artista, che di arte non sa niente ma e un bravo donnaiolo; il ladro, che gli arrestano davanti agli occhi per taccheggio; il pastore, che non e un pastore ma solo uno che vede il diavolo negli occhi degli altri; l`assassino, possessivo e irascibile; e il canoista, che lo manda appena quattordicenne a lavorare d`estate, anche se in fondo sara lui a imprimere una svolta alla sua vita. il vero padre e un uomo dai capelli lunghi e neri, gli ha svelato la madre. come un indiano. e andrev, da quando lo sa, sogna che "l`indiano" mandi uno spirito a portarlo in un mondo di cavalli e cowboy, via da quello marginale della madre, che vive tra i resti dell`anticonformismo degli anni settanta: lavori saltuari, pochi soldi, niente tv ne plastica - e una relazione tossica dopo l`altra. ma lo spirito non arriva, e intanto andrev cresce, accompagnato da domande piu grandi di lui ma anche dall`affetto materno, dagli amici e poi dai primi amori. un romanzo di formazione in cui, con una gioia narrativa che vira nel fiabesco senza cancellare il nucleo doloroso della storia, andrev walden rifa suo l`umorismo disarmante e la crudezza innocente del bambino di allora che, maschio tra maschi mediocri quando non violenti, non solo rincorre disperatamente una figura paterna ma si chiede che uomo diventera.

carl lumholtz e un trentenne di lillehammer senza prospettive laureato in teologia, ma e bravo a sparare agli animali e impagliarli, e ha qualche contatto con i musei. e per questo che parte per l`australia nel 1880, con l`intento di catturare e mandare in norvegia quanta piu fauna imbalsamata possibile. cosi inizia la sua carriera di esploratore, che lo rendera famoso in tutto il mondo e un eroe in patria, protagonista di una vita che "somiglia a un romanzo d`avventura per ragazzi": quattro anni in australia, quasi due decenni tra stati uniti e messico, due esplorazioni nel borneo. ma in viaggio lumholtz si scopre etnografo, pioniere dell`"osservazione partecipante", e nonostante il retaggio eurocentrico e i rudimenti da frenologo scrive libri preziosi sulle esperienze tra le popolazioni native: gli aborigeni del queensland, i raramuri e i wixarika del messico, i dayak del borneo. cosa resta oggi di quel mondo? morten str ksnes sovrappone il suo sguardo a quello dell`illustre concittadino e segue il suo viaggio. quelli che per lumholtz erano barbari da civilizzare, destinati a soccombere all`inesorabile avanzata della modernita occidentale, a un occhio contemporaneo appaiono come testimoni di culture uniche: depositari di un sapere inestimabile alle prese con i lasciti del colonialismo, da tempo in lotta con l`espropriazione dei territori ancestrali, il razzismo e il cambiamento climatico. facendosi strada nelle foreste piu fitte, partecipando a riti a base di peyote e schivando velenosi alberi australiani, str ksnes fa i conti e ammenda con un passato ingombrante e si misura con un esploratore dimenticato, uomo del suo tempo eppure precursore del futuro, in un reportage monumentale che omaggia l`ingegno umano e la sua capacita di comunione con la natura.

conosciuta in tutto il mondo per le visioni distopiche di kallocaina, karin boye e anche tra le poete piu amate del novecento scandinavo. mossa da inquietudini profonde e da interessi molteplici, ha dato dignita di grande arte ai suoi turbamenti privati, politici e spirituali, unendo le energie della passione alla disciplina della riflessione. ad attraversare i versi di questa raccolta, e a legarli a tutta la sua opera, e un "desiderio di sentirsi parte di un tutto", come scrive fulvio ferrari nella postfazione, un`aspirazione a un`armonia superiore capace di ricomporre la frammentazione incoerente del vissuto. boye l`ha cercata sia nella societa e nei sistemi politici, passando dal comunismo al rifiuto dello stalinismo, sia nelle religioni, prima nel buddhismo e poi nel cristianesimo, per approdare infine a una religiosita che da una parte si espande accogliendo le oscure complessita dell`inconscio e dall`altra si chiude per estromettere i dogmi. resta pur sempre forte e fondamentale, infatti, l`anelito alla liberta individuale, all`autonomia di giudizio: ci hanno partorito madri di cielo e di terra / e potenze senza fine, / notturne volonta e volonta di luce / con nomi a tutti ignoti. / che nessuna di esse / possa sopraffarci, / fosse anche di stirpe celeste / e splendesse di magnifica luce. a distanza di tanti decenni, con la consolazione delle stelle ci arriva ancora dritto al cuore il grande dinamismo interiore di karin boye, con la sua spinta etica, la sua tensione spirituale, la sua incessante, sofferta ricerca. e grazie a un`arte fatta di simboli potenti e di parola che si scioglie in musica, il "cucchiaio di legno" dell`umile quotidianita si trasforma in "intuizione di dio".

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