"gerusalemme" alla lettera "citta` della pace ", nella storia una citta` millenaria che ha conosciuto grandi persecuzioni e sofferenze assieme ad eventi e protagonisti che hanno cambiato la storia del pianeta. vero e propri "ombelico del mondo" il cui fascino resta inalterato nel tempo e alle cui vicende sembra ancora oggi incredibilmente e forse misteriosamente legato il corso della nostra civilta`.
Ristampa molto attesa ( era fuori catalogo da molti anni ) del secondo disco come solista del chitarrista Elvin Bishop. Reduce da almeno quattro dischi con la Paul Buttefield Blues Band, Elvin aveva poi fondato il suo gruppo, The Elvin Bishop Group ed aveva firmato per la Fillmore Records di Bill Graham.Un sodalizio di soli due dischi, vista la breve vita dell'etichetta di Graham. Poi Bishop avrebbe firmato per la Capricorn. Questo disco, tra le sue cose migliori, mischia rock e blues, jam strumentali, un tocco di psichedelia con il suono tipico della San Francisco fine anni sessanta.
l`aspetto piu` evidente dell`esperienza poetica di bandini e` la costante e libera ricerca di una personale lingua poetica: dall`italiano di sonetti e canzoni al latino al dialetto materno. e tuttavia questa poesia, con il suo tessuto misurato e preciso, in apparenza semplice e piano ma in realta` sofisticatissimo nell`intreccio di toni e ritmi, non e` riducibile a un esperimento formalistico o a un ripiegamento arcadico. costantemente sottesa dalla consapevolezza della fine di un`epoca, e forse di un evo, essa appare venata di nostalgia e insieme animata dall`attesa di un futuro incommensurabile.