la formula vuota e ipocrita che denuncia l`attuale "crisi della politica" nasconde, in realta`, una crisi molto piu` profonda e inquietante, che accomuna "tutte le forze della tradizione occidentale": "una "intima mano", assolutamente piu` intima e terribile di quanto possa supporre herder quando, volgendosi al "santo cristo" e al "santo spinoza", si chiede: "quale intima mano congiunge i due in uno?". nel suo nuovo libro, emanuele severino mette a fuoco con precisione questo grande occultamento, accompagnandoci nel "sottosuolo essenziale" del pensiero filosofico del nostro tempo. severino ci mostra anzitutto la conflittualita` e insieme la specularita` di tali forze: l`incerta "identita` europea", improntata dal duumvirato usa-urss, ovvero il piu` potente "monopolio legittimo della violenza" dell`ultimo secolo; il marxismo defunto e un capitalismo incapace di offrire alternative all`incremento del profitto privato quale "scopo supremo" della societa`; il cristianesimo e l`islam come opposti dogmatici accomunati da una rigida connotazione antimoderna; lo stato e la chiesa, distinti sulla base di un concordato "ambiguo" che lede le ragioni di entrambi. al tempo stesso, severino rileva come tutte quelle forze convergano nell`asservimento a una "tecnica" modellata dal "sapere ipotetico" della scienza e fondata sul solo "valore della potenza", e dunque sintesi estrema dell`"errore" dell`occidente: l`"agire" come un carattere separato dall`essere.
La serata dell'otto Ottobre 1993 è stata una di quelle da ricordare a lungo. Aveva piovuto alla grande e la Sala Marna di Sesto Calende era allagata, allora l'organizzatore, il grande Carlo Carlini, aveva spostato tutto nella vicina Vergiate, al Sinatra''m, una sala da ballo locale. E per fortuna che lo ha fatto. E' stata una serata memorabile. Il primo concerto italiano di Joe Ely si è rivelato un autentico trionfo, con David Grissom superbo alla chitarra e la ritmica fornita da Glen Fukunaga e Davis McLarty. Joe in forma smagliante con buona parte del suo repertorio fatto in modo assolutamente spettacolare. Dieci canzoni, 53 minuti (non c'è tutto il concerto, ma solo la parte registrata in modo superbo) con versioni splendide di If You Were a Bluebird, Dallas, Me and Billy the Kid, Boxcars, She Never Spoke Spanish to Me (sublime), The Road Goes on Forever, Seattle For Love, sino al finale, un crescendo unico, con Letter To L.A.. Imperdibile. Un sentito ringraziamento a Renato Bottani ed alla sua New Shot, che sta rendendo pubbliche delle serate indimenticabili.