
"il significato di ogni parola della lingua dell`occidente, e quindi, ormai, della lingua del pianeta - e stabilito, guidato e dominato dalla riflessione che il pensiero greco ha operato sul senso dell`essere e del niente". questi nuovi saggi di severino sono appunto concentrati su alcune di quelle parole, fra le piu usuali e piu essenziali, che ci appaiono ormai troppo evidenti. e percio il libro e rivolto alle origini greche: si parli, come qui avviene, di nietzsche o di schopenhauer o di marx o di kierkegaard, il discorso e ogni volta costretto a ripercuotersi su platone, il grande "parricida", che oso colpire il "padre parmenide". e, dietro il suo, intravediamo un altro gesto parricida, in empedocle. lo sforzo di severino, qui piu palese che mai, e quello di sollevare il dubbio non tanto su certe antiche definizioni, che oggi ci guardano come maschere inquietanti dai primi testi della filosofia, quanto su quelle che pure appaiono in quei testi, ma ci sono diventate piu familiari, e addirittura ci sembrano coincidere con l`evidenza, quasi fossero un dato precedente al pensiero: come per esempio la definizione platonica della techne, da cui discende la nostra concezione della "tecnica". o anche, piu evidente di ogni altra, si che da essa tutto in qualche modo discende, l`affermazione del divenire. secondo severino, "la fede nell`esistenza del divenire" e la vera fede originaria del nostro mondo. scalzare quella fede e la grandiosa impresa teoretica a cui il suo pensiero da anni si dedica. tale impresa si e naturalmente attirata, e continua ad attirarsi, tentativi di confutazione. ad alcuni di essi, tra i piu rilevanti, si trovera qui un`articolata risposta, quasi una "confutazione delle confutazioni", nell`ultima parte del libro, dove vediamo ripresentarsi, in tutti i dettagli della loro intelaiatura teoretica, tesi che gia avevamo incontrato nelle parti dedicate all`inesauribile "parricidio" greco.

per quanto grandi siano le speranze e le supposizioni umane," scrive severino sulla soglia di questo suo nuovo libro "esse si accontentano di poco, rispetto a cio` da cui l`uomo e` atteso dopo la morte e a cui e` necessario che egli pervenga". nel proseguire, con ammirevole rigore speculativo, quel temerario percorso filosofico che da "destino della necessita`", attraverso "la gloria", e` approdato a "oltrepassare", severino procede qui "risolvendo un problema decisivo, lasciato ancora aperto": se "la terra isolata dal destino e` oltrepassata dalla terra che salva e dalla gloria", nondimeno su "`questa nostra vita` - si potrebbe dire - incombe la morte, e continuamente vi irrompe". sorge quindi un interrogativo ineludibile: "l`attesa della terra che salva continua anche dopo la morte (e che cosa appare in questo prolungarsi dell`attesa? sonno, sogni, incubi?), oppure con la morte ha compimento anche l`attesa?". nell`architettura del grandioso edificio teoretico che il filosofo e` andato solitariamente costruendo nel corso degli anni, "la morte e la terra" appare dunque un vertice dal quale lo sguardo si spinge oltre ogni confine, giacche` severino non teme di consegnare risposte definitive: "avvicinarsi alla morte e` avvicinarsi all`immenso della terra che salva della gioia".

l`angoscia piu` profonda dell`uomo, che da sempre lo accompagna, e` che la morte uccida ogni possibilita` di salvezza. tuttavia emanuele severino ha mostrato, nella "gloria", come la salvezza dalla morte sia una necessita`, non una semplice possibilita`: "l`uomo e` atteso dalla terra che salva". ma nella "cadenza primaria" di "oltrepassare", che della "gloria" e` al tempo stesso "rischiaramento" e sviluppo, appare come in realta` "la terra che salva sia `infinitamente` piu` ampia, cioe` piu` salvatrice" di quanto lo scritto precedente lasciava intendere, e come il senso autentico del divenire "mostri una complessita` che nella "gloria" non viene ancora indicata". severino ha dedicato molti scritti a una rigorosa messa in atto del principio aristotelico di non contraddizione. e proprio in quanto mostrava le aporie su cui si reggevano celebri edifici della metafisica il suo pensiero suscitava un provocatorio interrogativo: che cosa si apre al di la` della contraddizione?