prendendo le mosse da alcuni interrogativi che scuotevano la chiesa anglicana di meta` ottocento, "un caso di coscienza" ci conduce al cospetto di dilemmi morali di portata universale: il rapporto tra lo "stato cristiano" dell`inghilterra e le prerogative temporali del clero; la responsabilita` dei singoli, che possono diventare complici, piu` o meno consapevoli, di un`ingiustizia; l`impiego delle risorse finanziarie a disposizione della comunita`. e, al di la` di tutto questo, il ruolo dell`intellettuale, che ha il potere della parola, e si trova a farne uso, sia esso un romanziere o un giornalista, un riformatore sociale o un prelato che si rivolge ai fedeli dal pulpito.
a rendere clamoroso il caso dello smemorato di collegno contribuirono sia la stampa sia l`opinione pubblica. una vicenda privata si trasformo` rapidamente in un fenomeno collettivo che vide coinvolte aree sempre piu` ampie della societa`, della politica e delle istituzioni. la storia fu subito costruita in funzione di miti e modelli culturali profondamente radicati nell`immaginario popolare: dal topos degli sposi perduti e ritrovati a quello dell`impostura e dello scambio di persona. i precedenti storici e letterari furono evocati con precisione: dall`ulisse di omero a martin guerre, al colonnello chabert di balzac. il caso ispiro` romanzieri, poeti e drammaturghi, tra cui pirandello e un inedito eduardo de filippo. ai richiami letterari si saldarono questioni allora di scottante attualita`, come il dramma dei dispersi della grande guerra. che cosa definiva l`identita` di un individuo? poteva essere dimostrata attraverso prove scientifiche? era invariabile nel tempo oppure poteva essere costruita ad arte o scambiata? ma la vicenda si rivela ancora oggi un campo d`indagine straordinariamente utile per comprendere le suggestioni sociali, cronachistiche e letterarie che contribuivano a formare l`opinione pubblica nell`italia del fascismo al potere. ma anche un punto d`osservazione sui confini che dividevano la sfera pubblica dalla vita privata nei primi anni di un regime impegnato a ridefinire l`identita` nazionale degli italiani.
procopio e` uno storico degli inizi del`eta` bizantina. nella "storia segreta" cambia stile e tono. descrivendo le bassezze e la corruzione dell`imperatore giustiniano e ancor piu` della moglie teodora (di cui narra con dovizia gli eccessi sessuali) persegue lo scopo pedagogico di rivelare le "storie segrete", occulte e vergognose dei personaggi che dovrebbero essere d`esempio al popolo. egli e` convinto che a causa del suo libro "per i tiranni del futuro sara` chiara la non impossibilita` d`essere puniti per le loro malefatte". testo greco a fronte.
il teatro di agota kristof si snoda sul filo di una comicita` che a un certo punto deraglia nell`amarezza o nell`angoscia. in questo puo` ricordare beckett (e senz`altro "john e joe" non e` esente da influenze beckettiane), ma il cuore dei testi della scrittrice e` decisamente piu politico che metafisico. i suoi personaggi, clownesco-laconici o istrionico-verbosi secondo le due diverse pie`ce, sono figure che le permettono di parlare dei temi che le stavano piu a cuore, legati ai due sistemi politico-sociali antitetici in cui aveva vissuto e che, in entrambi i casi, suscitavano in lei profonde riserve. "john e joe" e` una riflessione sulla divisione del mondo fra chi ha e chi vorrebbe avere. i protagonisti sono due poveracci che vediamo sempre seduti al tavolino di un caffe`, col perenne problema di come pagarsi le bevute finche`, nella loro storia, entra un biglietto della lotteria... un ratto che passa affronta invece il gioco di autoinganni e di mascheramenti dell`io all`interno di una societa` totalitaria. roll e` un intellettuale puro e scrive poesie. le due scene che si alternano lo mostrano nel salotto della sua casa borghese, alle prese con la moglie e certi ospiti non troppo graditi, e in una cella assieme al carceriere e ad altri personaggi, fra cui il losco , per il quale e` difficile non provare un`immediata, seppur colpevole, simpatia. sta allo spettatore ricostruire i nessi temporali e le vere identita` dei personaggi. nel finale, agghiacciante, nulla sara` come sembrava.
Dopo il bel disco dedicato al blues, ( All Blues ), Peter Frampton si dimentica le parole e ci offre un disco completamente strumentale. Un disco dove rivista alcuni brani a lui graditi, ma ci mette anche una serie di composizioni proprie. Un disco che evidenzia lo stile chitarristico diretto ed esplicito, con Frampton ben servito da una serie di musicisti di vaglia che rispeondo ai nomi di Adam Lester (chitarra), Rob Arthur (tastiere e chitarra) e Dan Wijciechowski (batteria).
