"volver e` un titolo che include vari ritorni, per me. sono tornato, un poco, alla commedia. sono tornato all`universo femminile, a la mancia (e` senz`altro il mio film piu` strettamente mancego, il linguaggio, le abitudini, i cortili, la sobrieta` delle facciate, le strade lastricate), sono tornato a lavorare con carmen maura (non lo facevamo da diciassette anni), con pene`lope cruz, lola duenas e chus lampreave. sono tornato alla maternita`, come origine della vita e della finzione. e, naturalmente, sono tornato a mia madre [...]. il ritorno principale di volver e` quello del fantasma di una madre che appare alle proprie figlie. nel mio paese queste cose accadono (sono cresciuto ascoltando storie di apparizioni), tuttavia alle apparizioni non ci credo. solo quando accadono agli altri, o quando accadono nella finzione. e questa finzione, quella del mio film (e qui viene la mia confessione) ha provocato in me una serenita` che non avvertivo da tempo". (pedro almdovar)
fanno parte di questo volume i racconti di primo amore, ultimi riti e fra le lenzuola, che alla fine degli anni `70 hanno rivelato in mcewan uno dei piu` significativi interpreti dei malesseri e delle inquietudini contemporanee. gia` nella prima raccolta di racconti l`autore definiva perfettamente il suo mondo espressivo: rapporti familiari morbosi o addirittura sinistri, situazioni intollerabili, amori torbidi, bambini che finiscono per essere oggetto di crudelta` fisiche o psichiche. da allora la lente di mcewan si e` fatta sempre piu` precisa, sorretta com`e` dalle risorse di uno stile di lucida incisivita`, che affonda in quella quotidianita` dove si sommano incapacita` di comunicare, situazioni paradossali e sdoppiamenti di personalita`.