un libro, il primo di giorgio bocca, scritto nel 1945, che a distanza di piu` di cinquant`anni ha il fascino della testimonianza diretta e di una vicenda storica esemplare. la resistenza ha un significato storico e politico spesso sottoposto a revisioni e rivisitazioni, ma l`importanza di quel significato e` da sottolineare non solo per il suo valore politico, ma anche per quello morale. i giovani delle formazioni partigiane protagonisti di questo libro non avevano idea di comunismo, erano cresciuti nell`autarchia fascista, senza aver mai vissuto esperienze politiche. eppure ebbero il coraggio di schierarsi, di praticare una loro spontanea tensione morale, di formarsi nella lotta, riscattando agli occhi del mondo la dignita` del popolo italiano.
ormai da troppi anni quella che e` stata la citta` piu` avanzata del paese sembra aver smarrito la strada, sfiancata da dinamiche ben lontane dalla sua grande tradizione di riformismo illuminato. il punto di svolta e` stato lo shock di tangentopoli. da allora, la metropoli che ha guidato la modernizzazione italiana rischia di scivolare in un pantano fatto di inerzia, miopia, ritardi. "la peste di milano" e` un`inchiesta senza sconti sui mali che affliggono la ex capitale morale: la fine di un vero progetto condiviso sulla citta`, la mancanza di strategia delle classi dirigenti, la struttura neofeudale del potere economico-finanziario, l`incapacita` di pensarsi come grande metropoli multietnica, il declino della creativita`, addirittura il pericolo crescente di infiltrazioni della criminalita` organizzata. e una storia di grandi e piccoli fallimenti, dal caso malpensa-alitalia ai germi di razzismo e intolleranza che ancora covano nelle sue viscere. persino il successo dell`expo 2015 ha dato il via in pochi mesi a una estenuante lotta per le poltrone e per il controllo dei sostanziosi appalti. milano e` ancora ricca di talenti straordinari. sapra` metterli una volta di piu` al servizio del suo futuro e dell`intero paese?
personaggio curioso, religioso senza vocazione, autore di poesie licenziose, monsignor della casa e` ricordato soprattutto per quest`unica opera, nella quale il raffinato uomo di chiesa, ma soprattutto di corte, presenta il supremo ideale di gentiluomo del rinascimento, illustrandone tutte le caratteristiche ed i comportamenti.