
una secolare tradizione iconografica e una vasta letteratura si sono diffusamente interrogate sulla sequenza centrale del processo a gesu: il "faccia a faccia" con ponzio pilato e con le istituzioni degli occupanti romani, le sole tenute a eseguire la sentenza. pressoche sconosciuta, invece, e la sequenza precedente, cioe la disputa tra farisei e sadducei intorno all`identita di cristo come messia. una sequenza che ora israel knohl restituisce in modo magistrale, seguendo in un percorso inedito lo sviluppo millenario di due correnti contrapposte del pensiero biblico, messianica e antimessianica, che collidono drammaticamente nel processo a gesu. portatori di una visione "popolare", i farisei credono alla venuta di una "figura eccelsa" in grado di restaurare "la grandezza della casa di davide", e pur non riconoscendo in gesu quella figura, abbracciano la posizione filomessianica. all`opposto, e l`idea stessa di messianismo a risultare blasfema per i sadducei, che ne rigettano le ragioni ultime, dalla resurrezione dei morti ai concetti di premio e castigo. alfa e omega di questa radicalita dottrinaria, la distanza incolmabile tra il divino e l`umano, a sua volta riconducibile a un`interpretazione severa della torah. nel rimarcare come il giudizio su gesu spettasse proprio ai sadducei - egemoni nel sinedrio -, knohl smantella con la sua avvincente narrazione una serie di stereotipi e pregiudizi consolidati: dimostra come le radici teologiche del processo a gesu siano da ricercarsi in un conflitto interno al giudaismo, non tra giudaismo e (proto)cristianesimo; e come le responsabilita della sua morte non si possano in alcun modo ascrivere al "popolo ebraico nel suo complesso" (concilio vaticano ii), come vuole l`adagio "deicida" a lungo impresso quale marchio indelebile su un`intera comunita.

david thomson, per john banville, ha qui tentato una storia di hollywood - la sua - e lo ha fatto col piglio caustico e malandrino che contraddistingue chi da sempre ama quel mondo e cio` che ha da offrire: sogni surrettiziamente innervati dalla realta`. thomson prende spunto da un capolavoro, chinatown, il mitico film di roman polanski del 1974, il che gli permette di ripartire da molto lontano, dalla crescita indiscriminata, corrotta e manovrata di los angeles, e di puntare la sua personale macchina da presa sulle speculazioni fraudolente intorno alla gestione dell`acqua e della viabilita`, elementi che, sottotraccia, contribuirono notevolmente alla nascita e allo sviluppo di hollywood. ricostruisce poi la storia di quegli anni, dalle prime salette improvvisate ai grandi cinema, alla creazione degli studios, affrontando il passaggio dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore e alle ulteriori innovazioni tecniche. ma soprattutto racconta le storie, sempre curiose, spesso sordide, comunque illuminanti, dei grandi che hanno fatto grande il cinema: registi come griffith, welles o hitchcock, divi come greta garbo o marlene dietrich, humphrey bogart o jack nicholson, e insieme produttori come jack warner, louis mayer o samuel goldwyn, nonche` altre figure meno note ma non meno influenti. thomson vuole darci , espressione che riprende dall`ultimo romanzo incompiuto di fitzgerald, ambientato nella mecca del cinema: l`equazione che sola puo` offrire una visione d`insieme di quel mondo, quell`arte, quel mestiere, quell`industria, quel gioco d`azzardo, in tutta la sua varieta`, follia e grandezza.

pubblicato per la prima volta nel 1976, ritorna con una postfazione. nel frattempo, tradotta in ventisei lingue, la vicenda del mugnaio friulano domenico scandella detto menocchio, messo a morte dall`inquisizione alla fine del cinquecento, ha fatto il giro del mondo, mostrando come sia possibile, attraverso gli archivi inquisitoriali, cogliere le voci di individui che spesso non compaiono, o compaiono solo in maniera indiretta, nella documentazione storica: dai contadini alle donne. il mugnaio menocchio era senza dubbio una figura straordinaria, percepita come anomala anche dai suoi compaesani; l`ampiezza delle sue letture, la ricchezza delle sue reazioni ai libri, l`audacia delle sue idee non finiscono di stupire. ma anche un caso eccezionale (qui sta la scommessa del libro) puo` gettar luce su problemi di vaste dimensioni: dalla sfida alle autorita` in una societa` preindustriale all`intreccio fra cultura orale e cultura scritta. come chiarisce la nuova postfazione, e` stato letto retrospettivamente come un esempio di microstoria. ma lo scopo di quest`esperimento di scrittura della storia era, ed e`, quello di far arrivare al lettore la voce di menocchio: .

un alone di mistero circonda da sempre i fatti accaduti nelle poche, terribili, convulse ore di dongo. a distanza di anni nessun enigma e` stato risolto tranne, forse, grazie a questa indagine di luciano canfora, la presenza di goffredo coppola (filologo valente della prima meta` del novecento) nella colonna mussolini e quindi davanti al plotone d`esecuzione. la fine di coppola e` per canfora l`inizio di una storia ripercorsa a ritroso in cui entrano in scena i protagonisti della vicenda - "mostri sacri" dell`accademia italiana fra le due guerre, da pasquali a vitelli, fino alla figura misconosciuta di medea norsa - che ruota attorno alla scoperta di un papiro greco di enorme importanza.

"fisso e` il pensiero alle sorti d`italia: il fascismo mi pare gia` un passato, un ciclo chiuso e io non assaporo il piacere della vendetta, ma l`italia e` un presente doloroso". cosi` annotava croce nei suoi taccuini di lavoro il 27 luglio 1943 e, proprio con queste parole, riemerge dall`isolamento e da` avvio a una fase radicalmente nuova di impegno e partecipazione alla vita politica, dalla quale si era tenuto distante. i "taccuini" permettono di penetrare in un laboratorio in cui l`attivita` di studioso si accompagna a quella di politico militante: un politico lungimirante, concreto, impegnato a dialogare con le personalita` piu` rilevanti dell`epoca. ma permettono anche di ripercorrere anni cruciali della storia italiana attraverso una testimonianza diretta.