
c`e stata un`italia che ha scoperto il rock come una rivelazione, che ha imparato l`inglese sui testi delle canzoni e che sognava di vivere in un mondo fatto di musica, parole e liberta. e l`italia di un ragazzo che cresce in provincia negli anni `60, ascolta i beatles alla radio, si innamora di dylan, scopre zappa, scrive le prime fanzine e capisce che la musica puo essere una bussola per orientarsi nel mondo. dai pomeriggi passati nei negozi di dischi alle notti delle radio libere, dai viaggi verso londra e parigi ai festival jazz e rock che cambiano il modo di ascoltare, riccardo bertoncelli narra una storia di formazione, di amicizie, di errori, di entusiasmi assoluti. e il ritratto di un`epoca irripetibile, in cui l`uscita di un album si aspettava con ansia, le canzoni si ascoltavano fino a consumare la testina del giradischi e le parole avevano ancora un peso. con ironia e tenerezza, bertoncelli ricompone quel mondo in un memoir che e al tempo stesso confessione e racconto collettivo: abitavo a penny lane e una lettera d`amore al rock e alla giovinezza, scritta da chi ha vissuto quella stagione con passione contagiosa. un libro per chi c`era e per chi avrebbe voluto esserci. e per chi ancora oggi cerca nei dischi - o nei libri - qualcosa che somigli a una promessa di liberta. la musica come passione, identita, rivoluzione: il memoir di una vita vissuta a tempo di rock. un viaggio ironico e affettuoso nella colonna sonora di una generazione.

rozzi, sporchi, brutali, invasori. parole tenacemente aggrappate all`immaginario collettivo che, nel medioevo come oggi, dicono una cosa sola: stranieri. con una narrazione originale, che unisce il passo avvincente del racconto e il rigore del saggio, barbaricus mostra l`altra faccia della storia, ossia le migrazioni dei popoli e i loro intrecci, osservati dalla parte "dell`altro". dietro l`etichetta stantia di "eta dell`oscurantismo", il medioevo si rivela un periodo straordinariamente vivace, in cui differenti culture si osservano, dialogano, si scontrano, faticano a comprendersi e tuttavia finiscono per fondersi in un risultato complesso e fecondo. le genti un tempo chiamate "barbare" mostrano creativita e risorse formidabili, generano nuove forme di convivenza e di sapere, e si rivelano spesso animate dalle stesse dinamiche, ansie e reticenze che ancora oggi segnano il nostro rapporto con l`altro. e proprio quest`ultimo il motore del viaggio proposto da jennifer radulovic, che evoca panorami storici caleidoscopici e guida il lettore attraverso secoli di migrazioni, guerre, alleanze e contaminazioni, alla scoperta di popoli e di personaggi fuori del comune. tra goti e longobardi, vichinghi, crociati, templari e mongoli scorrono le vite di costantino, del barbarossa, di gengis khan e di molti altri, protagonisti di un`epoca che, tutt`altro che "buia", fu il laboratorio di un`europa nuova, attraversata da inquietudini e speranze che ancora ci appartengono. con il rigore storico e la passione divulgativa che la contraddistingue, radulovic smonta cliche e pregiudizi, restituendo un volto umano e molteplice alla storia. tra cronache e aneddoti, con ironia e forza narrativa, barbaricus ci invita ad assumere il punto di vista dell`altro e a riflettere sulle analogie tra passato e presente: perche la storia dei "barbari" parla ancora di noi, delle nostre paure e della possibilita di riconoscersi nell`incontro con il diverso.

in questo libro il lettore potra incontrare la parola orale di massimo recalcati raccolta in varie interviste e dialoghi. tutti i temi che caratterizzano la sua ricerca vengono qui esposti in modo, insieme, chiaro e denso: i legami familiari, la clinica delle istituzioni, la lettura della vita politica e civile, la psicopatologia dell`anoressia e delle cosiddette nuove forme del sintomo, la melanconia e la nostalgia, il rapporto della psicoanalisi con la pratica dell`arte e con la tradizione biblica. accanto ad essi sono discussi ed evocati i debiti di recalcati nei confronti dei suoi piu rilevanti maestri: freud e lacan innanzitutto, ma anche pasolini, sartre, beckett, basaglia e fachinelli. infine, il lettore potra conoscere la sua biografia intellettuale raccontata attraverso la passione per i libri e quella per il teatro, l`esperienza dei lessici televisivi, gli incontri intellettuali, la formazione psicoanalitica e la sua pratica clinica. "non siamo fatti d`altro: di splendore e di polvere."

questo libro entra nell`aula bunker di palermo e ci fa sedere in prima fila, la dove l`italia ha smesso di tacere. il maxiprocesso non e stato soltanto un evento giudiziario: e un romanzo nazionale di sangue e denaro, paure e resistenze, in cui la lingua delle carte si accende in scene, volti, voci. pietro grasso, uno dei suoi protagonisti, ricostruisce - con prosa limpida e rigore assoluto - la trama fittissima che lega la guerra di mafia alle rotte internazionali dell`eroina, la provincia contadina alle alleanze con new york, gli sportelli bancari di lugano ai cantieri del cemento palermitano. la narrazione segue il ritmo del dibattimento: l`ingresso dei parenti delle vittime, le deposizioni che si incrinano in silenzi, la dignita ferita di chi chiede solo giustizia. rivediamo gli investigatori che hanno pagato con la vita (boris giuliano, emanuele basile) e grandi magistrati come falcone e borsellino; ascoltiamo la voce delle vedove e il coraggio delle donne che si sono costituite parte civile. davanti, nelle gabbie, l`altra faccia del paese: i corleonesi, i grandi trafficanti, i pentiti buscetta e contorno, gli insospettabili dei salotti buoni, le minacce a microfono aperto. atti, rogatorie, intercettazioni diventano racconto vivo: laboratori sotterranei, pescherecci carichi di droga, navi fermate a suez, conti cifrati in svizzera, valigie di dollari sporchi arrivati dalle pizzerie del bronx, affari con industriali e faccendieri. intorno, una borghesia che spesso finge di non vedere, e talvolta tiene il registro. qui la storia non cerca scorciatoie: distingue, scava, mette in fila i fatti e le parole, mostrando il punto esatto in cui la verita processuale incontra (o manca) la verita storica. questo e il racconto di come, in un`aula verde come un`astronave, l`italia ha imparato a chiamare le cose con il loro nome. e di come quelle parole - finalmente dette - hanno cominciato a cambiare il corso della nostra storia. il 10 febbraio 1986, dentro l`aula bunker di pa

pubblicato in germania per i settant`anni dell`autrice premio nobel per la letteratura, "una mosca attraversa mezza foresta" racchiude in nove discorsi e un monologo la summa di testimonianze e interventi pubblici che hanno fatto di herta muller una delle voci letterarie europee piu importanti a cavallo tra il novecento delle dittature e il nostro tempo. dalla rilettura di autori ormai classici come heinrich boll o contemporanei come il dissidente cinese liao yiwu, alla fuga dal regime di ceau?escu e al difficile recupero di dignita, liberta, senso di se e degli altri nella germania riunita, il filo che lega le storie contenute in questo libro e quello di una donna che rivolge la propria nostalgia al futuro, a un mondo lontano dalla guerra e dal regime che tutti gli esiliati desiderano. una raccolta esemplare, un monito a non perdere ironia, lucidita e forza morale necessarie ad affrontare la nostra epoca incerta.

questo libro indaga innanzitutto i conflitti e i tormenti che caratterizzano il rapporto tra fratelli e sorelle. il primo moto che orienta questo rapporto non e, infatti, quello della fratellanza o della sorellanza ma quello dell?odio e dell?inimicizia. con la nascita di un fratello o di una sorella la nostra vita si trova esposta al regime plurale del due, all?impossibilita di essere un uno indiviso. e la prima tendenza pulsionale dell?umano non e quella di accogliere il due, ma quella di respingerlo, di negarne l?esistenza. non puo allora essere la natura - la sostanza del sangue - a fondare un legame di fratellanza o di sorellanza. i fratelli e le sorelle rischiano sempre il conflitto aperto, la lotta senza esclusione di colpi, l?aggressivita inesausta di una rivalita invidiosa e gelosa che sembra non conoscere alcuna pacificazione possibile. come si puo allora divenire fratelli e sorelle al di la del mito della consanguineita? come si realizza una fratellanza e una sorellanza che non siano preda dell?odio, dell?invidia o della rivendicazione aggressiva? e possibile realizzare un legame solidale discreto senza la pretesa che tutto sia condiviso, senza annullare l?esistenza separata dell?altro, senza voler a tutti i costi costringere il reale del due dentro il recinto chiuso dell?uno? il sangue non e la sostanza della fratellanza.