
per anni william burroughs si e chiesto per quale motivo i sogni, quando vengono raccontati, risultino sempre cosi scialbi, finche un mattino non ha trovato la risposta, semplicissima: "manca il contesto... come un peluche lasciato sul pavimento di una banca". e a quel punto un dubbio lo ha sfiorato: "sono un alieno? alieno rispetto a cosa, esattamente? forse la mia casa e la citta dei sogni, piu reale della mia cosiddetta vita da sveglio". il sogno e il mondo infero sono d`altro canto il contesto di tutte le avventure del corpo e della mente che burroughs ha affrontato, e di tutti i libri che ha scritto. andare a zonzo nella terra dei morti e normalissimo per uno come lui; unica pecca - lamenta -, non riuscire mai a fare una colazione decente. nei sogni puo incontrare allen ginsberg o mick jagger, giocare con le amate armi da fuoco, accudire amorevolmente i suoi gatti, disquisire di sesso o di sesso, tempo e morte ("sia la morte sia il sesso rimuovono il soggetto dal tempo"), e ancora di guerra, scienza, societa, futuro e altre bagatelle. e nei sogni puo spacciare - senza timore di essere arrestato - pillole proibite di saggezza impopolare nonche dosi micidiali di humour vitreo: sono solo parole, e vero, ma sono anche la prima e ultima droga per i cosiddetti umani.












