
"gli scrittori sono tutti morti e tutta la scrittura e` postuma". nessun altro, eccetto burroughs, avrebbe osato proclamarlo, ed e` soltanto una delle affermazioni paradossali e dissacranti che costellano i saggi qui raccolti, estratti dallo sciame meteorico che, durante una mitica stagione, investi` le pagine delle riviste internazionali, letterarie e non. burroughs porta il lettore oltre i cordoni della polizia militare fino al cancello di aree classificate "top secret", e gli fa intravedere cose insospettate, di bruciante attualita`, quali il controllo della mente - con ogni mezzo legale o illegale - da parte di politici, scienziati, giornalisti, medici, santoni e altri spacciatori, la parola come virus, la scrittura come tecnica e magia, all`occorrenza nera. con il suo humour vitreo composto in egual misura di lucidita` e follia, rude buonsenso e visionarieta`, e oltraggi a ripetizione, ci porge scampoli fulgenti di "atroce presunzione". insegna la lettura creativa. libera la mente dalla sudditanza e dall`assuefazione a ogni conformismo. condisce invettive, dissezioni e profezie con raccontini ad hoc, sconci e spassosi. e intanto disegna una singolare, illuminante galleria di autori letti, incontrati, amati, detestati: da kerouac a beckett, da graham greene a conrad, da fitzgerald a hemingway, da maugham a proust. leggerlo e` fare un corso accelerato di disintossicazione dall`acquiescenza agli zelanti manipolatori del potere. burroughs ha scritto la sceneggiatura del film che chiamiamo realta`. peccato sia la nostra. introduzione di james grauerholz.

era dai tempi delle confessioni di un mangiatore d`oppio di de quincey che un cono di luce cosi` livida, spietata, non cadeva sulla terra desolata battuta dal tossicodipendente. burroughs, che tossicodipendente lo e` stato a lungo, impenitente e irredento, cerca qui la nostra complicita`, ci invita nel mondo criminale mettendo a nudo il nostro voyeurismo, ci attira, ci porta dove vuole finche` siamo costretti a domandarci: da che parte stiamo? dov`e` la linea che separa legalita` e criminalita`? e prima ancora: chi e` a tracciarla? junky e` l`unica storia trasparente di burroughs, lucida, tesa, asciutta, anche se in queste confessioni si incontrano formule e immagini che per forza visionaria adombrano episodi e figure dei romanzi a venire. e come leggere due libri simultaneamente, l`uno insolitamente diretto per uno come lui, l`altro complesso, tortuoso, ingannevole. e le due maschere si danno di continuo e impercettibilmente il cambio sul volto sempre sfuggente, misterioso, magnetico dell`autore.

"e un viaggio lungo. a bordo ci siamo solo noi". il viaggio cui allude william burroughs nel "biglietto che esplose", pannello finale della sua celebre tetralogia, non e` solo quello interstellare del metamorfico protagonista bradly. e anche il viaggio conclusivo di una specie - la nostra giunta a una sorta di resa dei conti. stretto tra invasioni venusiane (l`"operazione altra meta`") volte a schiavizzarlo e una polizia segreta che vuole sotto-porlo a un controllo onnipervasivo, il sapiens si destruttura e trasforma definitivamente in un`intercapedine organico-tecnologica, con ragazze-orchidea e ragazzi-raganella fluorescenti - veicoli di agenti virali e droghe alienanti -, registratori e telescriventi atti a manipolare istinti e linguaggi. unico elemento di resistenza: gruppi clandestini come i partigiani diretti da saturno. intorno, uno scenario putrido e fantastico insieme - vero acme della visionarieta` di burroughs - con "citta` dalle consunte strade marmoree "sormontate da cupole di rame, immani terre verdi in cui ogni filo d`erba luccica" come incastonato nel cristallo "e stagni e canali artificiali" che riflettono galleggianti ornati di fiori", il tutto avvolto e tiranneggiato da un " buio pesto da pellicola sottoesposta ".