
caserme dismesse, case del fascio riconvertite, statue rimosse o restaurate, affreschi coperti e poi riscoperti: l`italia contemporanea convive ogni giorno, spesso senza accorgersene, con l`eredita materiale lasciata dal fascismo. questo libro ricostruisce i modi in cui il nostro paese ha affrontato - tra rimozione, oblio e valorizzazione - i segni ingombranti del ventennio. dal 1943 in avanti la rottura con il passato ha convissuto con la continuita, il vastissimo e ubiquo lascito fascista e stato ora percepito come una vergogna da nascondere, ora come testimonianza storica o persino come patrimonio culturale da esibire. cosi, si sono alternate ondate di iconoclastia, tentativi di cancellazione simbolica, ma anche scelte di conservazione o recupero. all`inizio le reazioni furono guidate dall`urgenza di marcare la distanza dal regime, ma negli anni del boom economico questa esigenza ha convissuto con l`eredita fascista, non ponendo particolare attenzione al suo significato simbolico. negli ultimi decenni il dibattito si e riacceso: dalla riscoperta, a partire dagli anni ottanta, di un patrimonio artistico e architettonico che e stato restaurato e messo in mostra, fino ai dibattiti sulla `eredita difficile` dei totalitarismi e alle polemiche sulla presunta cancel culture. cosi, monumenti, edifici, opere d`arte, e persino nomi delle strade, sono diventati terreno di battaglia per la memoria collettiva, rivelando le difficolta dell`italia repubblicana a fare i conti con la propria storia.











