il secondo volume della raccolta presenta i romanzi: la neve era sporca, le memorie di maigret, la morte di belle, maigrait e l`uomo della panchina, l`orologio di everton, il presidente, il treno, maigret e le persone perbene, le campane di bicetre, l`angioletto, il gatto.
nelle leggi e nelle costanti di natura vi sono molte coincidenze che non si sanno ricondurre a principi generali: sono dati empirici. secondo alcuni queste coincidenze sarebbero stabilite in modo da permettere la nostra esistenza. tale idea, detta principio antropico, e` invisa alla maggioranza dei fisici, che tuttavia sono ora obbligati a riconsiderare le proprie posizioni. a dare spazio al ragionamento antropico e` la teoria delle stringhe, che si e` rivelata in grado di trovare un denominatore comune tra visioni del mondo antitetiche ma irrinunciabili. la mossa decisiva fu l`aver sostituito alle particelle puntiformi un filamento unidimensionale: la stringa o corda. tutta la varieta` presente nell`universo era riconducibile ai differenti modi di vibrazione di queste minuscole stringhe. il prezzo da pagare consisteva nel fatto che queste vibrazioni avvenivano in uno spazio a dieci dimensioni: cio` significa che vi e` un numero enorme di modi in cui passare dalle diverse dimensioni accessibili, e ciascuno conduce a un "universo" con proprieta` fisiche differenti e valori diversi delle costanti fondamentali. la teoria, almeno per ora, non riesce a privilegiare un singolo modo che ci porti all`universo da noi osservato. per uscire dall`impasse, susskind ha proposto che il "paesaggio" formato da questa moltitudine di universi abbia esistenza reale. questo mutamento di prospettiva assurge oggi a nuovo paradigma.
il volume contiene saggi di: e. agazzi, d. antiseri, g. cotroneo, g. giorello, v. mathieu, a. negri, l. pellicani, m. pera, s. ricossa, i. scardovi, d. settembrini.
"l`uomo e` un dio quando sogna, un mendicante quando pensa", si legge nell`epigrafe di questo nuovo romanzo del grande scrittore peruviano. la citazione di holderlin ben si adatta al mondo dei tre personaggi della storia: don rigoberto, sua moglie donna lucrezia e il figlio di lui, fonchito (gia` protagonisti di un`altra scandalosa avventura nel racconto lungo "elogio della matrigna"). qui l`intreccio sentimentale riprende, perche` ognuno dei personaggi ha bisogno di reiventare se stesso e la propria storia. ma qual e` la storia "vera"?
quante volte l`abbiamo pensato, guardando i nostri ragazzi, persino bambini, alle prese con telefonini, playstation, lettori dvd o mp3, computer e altri apparecchi elettronici? questa generazione e` nata con la tecnologia digitale nel dna. ma siamo proprio sicuri? cosa differenzia i giovani e giovanissimi degli anni duemila dai loro genitori o anche solo dai fratelli maggiori? e quali effetti, positivi o negativi, puo` avere sulla psiche e sul suo sviluppo la stretta interazione con le tecnologie in giovane eta`? rispondono tre psicologi esperti del problema in un saggio inedito e di estremo interesse per chiunque abbia a che fare con i "nativi digitali".
"quando cominciai a pensare alla gatta cenerentola pensai spontaneamente ad un melodramma: un melodramma nuovo e antico nello stesso tempo come nuove e antiche sono le favole nel momento in cui si raccontano. un melodramma come favola dove si canta per parlare e si parla per cantare o come favola di un melodramma dove tutti capiscono anche cio` che non si capisce solo a parole. e allora quali parole da rivestire di suoni o suoni da rivestire di parole magari senza parole? quelle di un modo di parlare diverso da quello usato per vendere carne in scatola e percio` quelle di un mondo diverso dove tutte le lingue sono una una e le parole e le frasi sono le esperienze di una storia di paure, di amore e di odio, di violenze fatte e subite allo stesso modo da tutti. quelle di un altro modo di parlare, non con la grammatica e il vocabolario, ma con gli oggetti del lavoro di tutti i giorni, con i gesti ripetuti dalle stesse persone per mille anni cosi` come nascere, fare l`amore, morire, nel senso di una gioia, di una paura, di una maledizione, di una fatica o di un gioco come il sole e la luna fanno, hanno fatto e faranno".
commedia in cinque atti, in versi, scritta in dialetto veneziano. la scena e` in una piazzetta (campiello), un giorno di carnevale. pasqua vuole maritare la figlia gnese per potersi risposare. la vecchia catte, per la stessa ragione vorrebbe che sua figlia lucietta sposasse presto anzoletto e orsola, la frittolera, cerca moglie per il suo zorzetto. un cavaliere napoletano di passaggio corteggia gasparina, nipote del ricco fabrizio. verso sera le chiacchiere si calmano e tutto e` sistemato: gnese sposa zorzetto, anzoletto da` l`anello a lucietta e il cavaliere ha ottenuto la mano di gasparina.
23 illustrazioni e 4 tavole fuori testo
"l`uomo che amava le donne e` la sceneggiatura, scritta dal regista in forma di romanzo, del film con lo stesso titolo girato nel 1977. e la storia di bertrand morane, ingegnere di montpellier ma soprattutto cacciatore di femmine. bertrand non e` uno svagato play-boy; e` piuttosto un inquieto don giovanni nel senso che l`intensa emozione che gli procura ogni nuova donna nasce dalla promessa di un piacere che svanisce con la conquista." (daniela pasti).
in una serie di folgoranti "piani sequenza" su altrettanti punti topici di new york (da times square al ponte di brooklyn, dalla metropolitana all`aeroporto jfk), caustici ed eloquenti, colson whitehead ci offre una visione nel profondo della grande mela, ne ricrea l`esuberanza, il caos, la promessa e il dolore. un panorama interiore costruito su un alternarsi jazzistico di voci, che e` il modo in cui tutti, residenti e ultimi arrivati, sperimentano questa citta`. e cosi` "il colosso di new york" si trasforma sotto i nostri occhi in un canto d`amore, una vivace, intelligente, intensa "ballata" dedicata alla citta` piu` "disponibile" che si conosca, un poema in prosa dal ritmo spezzato e accattivante. perche` c`e` un poeta dentro queste pagine, capace di posare sulle cose uno sguardo profondo, di penetrare nelle fessure di una realta` sfaccettata e di tradurre il tutto in parole. alla fine, e` il nostro occhio, il nostro modo di guardare a uscirne trasformato.
un`apertura per ciascuna delle grandi storie per l`infanzia, niente parole: un libro da guardare insieme, un bambino e un adulto, per raccontare e raccontarsi le fiabe seguendo i suggerimenti e le suggestioni delle immagini mobili. sono quadri, ma non solo. sono fiabe, ma non solo. e un libro, ma non solo. le piu` belle fiabe sono diventate quadri. e un libro di fiabe e` una galleria d`arte. eta` di lettura: da 4 anni.
"gli scrittori sono tutti morti e tutta la scrittura e` postuma". nessun altro, eccetto burroughs, avrebbe osato proclamarlo, ed e` soltanto una delle affermazioni paradossali e dissacranti che costellano i saggi qui raccolti, estratti dallo sciame meteorico che, durante una mitica stagione, investi` le pagine delle riviste internazionali, letterarie e non. burroughs porta il lettore oltre i cordoni della polizia militare fino al cancello di aree classificate "top secret", e gli fa intravedere cose insospettate, di bruciante attualita`, quali il controllo della mente - con ogni mezzo legale o illegale - da parte di politici, scienziati, giornalisti, medici, santoni e altri spacciatori, la parola come virus, la scrittura come tecnica e magia, all`occorrenza nera. con il suo humour vitreo composto in egual misura di lucidita` e follia, rude buonsenso e visionarieta`, e oltraggi a ripetizione, ci porge scampoli fulgenti di "atroce presunzione". insegna la lettura creativa. libera la mente dalla sudditanza e dall`assuefazione a ogni conformismo. condisce invettive, dissezioni e profezie con raccontini ad hoc, sconci e spassosi. e intanto disegna una singolare, illuminante galleria di autori letti, incontrati, amati, detestati: da kerouac a beckett, da graham greene a conrad, da fitzgerald a hemingway, da maugham a proust. leggerlo e` fare un corso accelerato di disintossicazione dall`acquiescenza agli zelanti manipolatori del potere. burroughs ha scritto la sceneggiatura del film che chiamiamo realta`. peccato sia la nostra. introduzione di james grauerholz.