nel 1986 l`editore franco maria ricci sottopose allo sguardo di giorgio manganelli immagini disparate: tabacchiere e stemmi come celebri quadri e affreschi, vetri preziosi e fotografie, disegni e frammenti di templi. immobile al suo tavolo di scrittore, manganelli elaborava prosa sulla base di queste immagini, scriveva cronache di visite immaginarie come un nuovo diderot che ci offra resoconti di sempre innovativi salons.
La caduta di Robespierre si distacca nettamente dalla coeva drammaturgia inglese, rappresentando un caso unico di teatro politico direttamente connesso con l'attualità più scottante. E se al dramma non si può riconoscere un autentico valore artistico, non si potrà certo negargli un alto merito documentario, tale da non giustificare l'oblio in cui esso è caduto e la scarsa fortuna editoriale di cui ha goduto nella stessa Inghilterra.