rossini aveva 37 anni e 39 opere alle spalle quando si ritiro` dalle scene teatrali dopo avervi esercitato un`egemonia incontrastata. eclettico, altalenante tra comico e tragico, e proli co sperimentatore di generi, raggiunse e impose uno stile sovraregionale, nella fedelta` a un ideale di bellezza ineffabile che la sua musica sempre insegui`: una musica che diede voce ai suoi personaggi esprimendo, con una scrittura vocale e strumentale esaltante, il loro destino, la speranza che li anima, l`allegrezza che li circonda, la felicita` che li attende, l`abisso in cui stanno per cadere. questa musica, , fu pero` scritta e creata nel e per il proprio articolato presente, adattandosi ai contesti e agli artisti con cui rossini si confronto` nelle sue peregrinazioni. la riconoscibilita` immediata del suo linguaggio drammatico segno` cosi`, in tempi di grande mutamento, una strada impossibile da ripercorrere, che conobbe imitatori ma non successori. la fortuna discontinua di rossini pone ancora oggi molti interrogativi, da cui andrea chegai parte per riavvolgere il filo della matassa che i recensori del tempo, i biografi e gli studiosi attuali hanno tentato di sbrogliare. indagando sui motivi della fama del pesarese, sui suoi rapporti con impresari, cantanti, scrittori, librettisti e compositori, chegai riposiziona le opere di rossini in una prospettiva storica che tiene conto delle trasformazioni sociali, politiche e musicali a cavallo tra settecento e ottocento. "rossini" ci permette di approfondire con coinvolgimento e rinnovato sguardo critico la musica di un artista , per cio` che significo` al suo tempo e per quello che puo` ancora significare per noi oggi.
"questo libro brucia. brucia tra le mani di chi lo ha scritto. dopo anni continua a bruciare." uscito per la prima volta nel 2010, la vita oscena e rimasto sin da allora un tizzone che non ha mai smesso di ardere. e il doloroso romanzo di formazione di un ragazzo che osserva il mondo colorato dalla propria infanzia mentre questo gli crolla addosso; ma e anche il racconto, sincero e violento, di una ricerca della purezza all`interno dell`oscenita piu sfrenata. c`e una linea d`ombra al centro di questa storia. subito prima ci sono i cartoni animati alla tv, una madre un po` hippy che indossa lunghe vesti a fiori, le capriole nei prati, i gelati buonissimi, un padre che canta spensierato i jingle di carosello mentre guida a cento all`ora. subito dopo c`e la malattia della madre, i capelli che cadono per la terapia, le preghiere davanti ai lumini accesi nei santuari, una cantina piena di giocattoli rotti, il padre che dal nulla mette l`auto in sosta e "fa la faccia della morte", la scomparsa di entrambi, una dopo l`altro; la solitudine di scoprirsi d`improvviso orfano e adolescente. da quel momento per il protagonista si apre una sorta di iniziazione all`abisso: un viaggio nelle viscere della propria giovinezza che inizia con l`abuso di alcol e droga, attraversa un incendio e culmina nell`abbandono a un irrefrenabile desiderio sessuale. con la scrittura autentica e sospesa, in quest`opera aldo nove riesce a ritrarre l`esistenza come un interrogativo bruciante al quale sembra impossibile dare risposte: un gioco inesauribile di attesa e consumo, dove il corpo si svuota diventando merce per gli altri e riduce i corpi degli altri a merce per riempire il proprio vuoto. ma forse e scavando proprio la dove il rogo scalda di piu che si puo imparare a convivere con le fiamme.