
"i sani, buoni, misteriosi delitti, che gli mancano tanto; quelli che rendono vivibili tutti i paesi civili di questo mondo. quelli con un bel movente, quelli da scavarci dentro, come maigret, come marlowe, o - piu` realisticamente - come don ciccio ingravallo, per arrivare alla fine ai meccanismi elementari della psiche. da noi, pero`, c`e` la mafia che oscura tutto, e non concede a un detective brillante alcuna possibilita` di uscire dalla routine". ma il delitto, il duplice delitto, che insanguina palermo, nei giorni del pieno scirocco, i giardini botanici, e` di quelli sani buoni e misteriosi: senza mafia, radicato invece in una complicanza annosa di gelosie e inconfessabili colpe, in un ambiente di ozi e stranezze universitarie. conduce l`indagine una specie di prototipo palermitano, colto e nullafacente, raffinato e sensuale, ironico e sentimentale, cosi` simile - per chi conosce palermo - a una versione sprovincializzata e moderna dei siciliani di cui diceva il principe fabrizio del "gattopardo" (o a un miscuglio meridionale di marlowe e philo vance). ed e` questo suo senso metastorico di superiorita` che gli permette di condurre l`indagine con la facilita`, e la felicita`, di chi insegue un ritmo.

senza mai allontanarsi dal tavolo d`angolo di un caffe`, il "vecchio nell`angolo" risolve uno dopo l`altro i casi che gli vengono sottoposti, basandosi solo su quanto gli viene riferito e sull`uso della logica.


rosaura, alle dieci, suona alla porta della pensione "la madrilena" di buenos aires. dietro di lei e` una storia con un uomo ospite fisso della pensione, il pittore camillo canegato; davanti a lei, un matrimonio improvvisato e una morta violenta, consumati in un rapido arco di tempo. ma chi sia rosaura, quale sia la sua identita`, la sua vicenda personale, i tratti del carattere e perfino del corpo, al lettore non sara` dato di sapere con precisione... di rosaura chi legge avra` soltanto le versioni che ne danno gli ospiti della pensione, generosi o gretti, cinici o romantici, timidi o spavaldi, confusi o colti... versioni in cui si riflette esattamente solo il carattere dei testimoni dei fatti.







il volume raccoglie alcuni racconti di alessandro defilippi. tra gli altri: "una leffe rossa", "il sogno di un elefante", "l`appartamento", "una lunga consuetudine". specchi fragili ma necessari, i "luoghi" di questi racconti rimandano al sogno che li ha creati, che e` poi quello, che la scrittura di defilippi suggerisce, di una nuova leggerezza.

l`eta` delle rivoluzioni porta dovunque in primo piano l`emergere di nuovi soggetti, e con essi, di nuovi diritti. soggetti e diritti a lungo contestati e che sono oggetto per tutto l`ottocento di accesi dibattiti. la storia della rivolta minorile nella "colonia" penale di mettray, oggetto del "rapporto segreto sull`infanzia al xix secolo" che soriano attribuisce alla penna di gobineau, e` in tal senso significativa. l`anelito alla libera autodeterminazione si scontra qui con i piu` sottili calcoli di un potere capace di smontare, dall`interno, ogni possibile coscienza, e di raggiungere, attraverso una contabilita` dell`odio precisa ed efficace, l`obiettivo del miope asservimento della coscienza al potere.

scalfari legge diderot: il diderot de "il sogno di d`alembert", che rimane uno degli scritti piu` efficaci dell`ideatore dell`encyclope`die. un dialogo serrato tra diderot e d`alembert su cosa sia l`uomo e cosa la natura, un sogno (quello appunto di d`alembert) dove la macchina del cosmo si presenta libera da ogni finalismo religioso e l`intelligenza, capace di indagare e trovare soluzioni; una consonanza puramente umana che deve aver mosso eguale consonanza tra lo scrittore e il suo lettore. cosi` il lettore di classici (nello specifico scalfari) prende l`ardire di immaginare un seguito allo scritto, e stende un dialogo che integra e conclude quello dello scrittore.

novembre 1935. fernando pessoa si trova nel suo letto di morte all`ospedale di sao luis dos franceses. tre giorni di agonia durante i quali, come in un delirio, il poeta portoghese riceve i personaggi sotto il cui nome ha pubblicato i suoi scritti, parla con loro, detta le sue ultime volonta`, dialoga con i fantasmi che l`hanno accompagnato per tutta la vita. un racconto, romanzesco e insieme biografico (anche se si tratta di una biografia immaginaria), nel quale tabucchi descrive la morte di uno dei piu` grandi scrittori del novecento.

negli anni ottanta la figura del manager (sacerdote e vate dell`impresa) e` tra quelle che maggiormente hanno vissuto una sorta di "processo di beatificazione". poche le voci dissonanti e pochi quanti hanno saputo conservare uno spirito di misura capace di valutazioni non superficiali. i racconti di celli gia` nei titoli (la piega sbagliata delle giuste intuizioni, dialogo tra un filosofo dell`organizzazione e un intellettuale disorganico) ci parlano dei miti e di una certa cecita` che hanno fatto parte del nostro recente passato. racconti all`ombra della crisi, antidoto alla "grandeur" senza futuro, monito contro le vecchie e nuove ricette con cui si e` usi vendere il nuovo.

il romanzo presenta la stessa storia di un omicidio per motivi sessuali, vissuta e narrata dai punti di vista differenti dei tre soggetti coinvolti nella vicenda: la vittima, l`assassino e il mondo della gente che guarda. olwen, ragazza della provincia gallese, racconta i suoi primi amori, il lavoro in citta`, la vita che progressivamente la prende, sino all`incontro col delitto; sullo sfondo la guerra mondiale, come palestra di buoni sentimenti. l`assassino piu` che raccontare introduce alla sua psicologia superomistica e sprezzante, a un dongiovannismo intriso di disprezzo per la donna, che e` solo sete di dominio sull`altro. e infine il racconto dell`inchiesta di polizia, occhio del mondo che cerca le ragioni di incontro di vie umane tanto divergenti.
































































