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ormai da troppi anni quella che e` stata la citta` piu` avanzata del paese sembra aver smarrito la strada, sfiancata da dinamiche ben lontane dalla sua grande tradizione di riformismo illuminato. il punto di svolta e` stato lo shock di tangentopoli. da allora, la metropoli che ha guidato la modernizzazione italiana rischia di scivolare in un pantano fatto di inerzia, miopia, ritardi. "la peste di milano" e` un`inchiesta senza sconti sui mali che affliggono la ex capitale morale: la fine di un vero progetto condiviso sulla citta`, la mancanza di strategia delle classi dirigenti, la struttura neofeudale del potere economico-finanziario, l`incapacita` di pensarsi come grande metropoli multietnica, il declino della creativita`, addirittura il pericolo crescente di infiltrazioni della criminalita` organizzata. e una storia di grandi e piccoli fallimenti, dal caso malpensa-alitalia ai germi di razzismo e intolleranza che ancora covano nelle sue viscere. persino il successo dell`expo 2015 ha dato il via in pochi mesi a una estenuante lotta per le poltrone e per il controllo dei sostanziosi appalti. milano e` ancora ricca di talenti straordinari. sapra` metterli una volta di piu` al servizio del suo futuro e dell`intero paese?

a immagini cupe e malinconiche, il poeta affianca i temi della bella giovinezza, della passione per la vita effimera, dell`amore. e tutto va a costituire una raccolta fortemente unitaria, nonostante la varieta` degli argomenti e dei toni, che passano dal riso burlesco alla violenza dell`ironia, dagli accenti velenosi al lirismo.










da oltre l`atlantico, guardando alla vecchia europa dall`esilio argentino, lo scrittore polacco scomparso nel 1969 scrive una storia che e` satira, critica, trattato, divertimento, assurdita`, dramma e resa dei conti con il nazionalismo. gombrowicz vi compie un impietoso tentativo di "psicoanalisi nazionale": sviscera, con mezzi spesso poco ortodossi, l`anima polacca mostrandole la sua immagine ridicolizzata, goffa, meschina. e quali armi poteva scegliere per la sua battaglia lui, un esule osteggiato dagli emigrati politici perche` troppo iconoclasta e dalla letteratura ufficiale in quanto emigrato? naturalmente l`ironia e la risata.





