





agli estremi confini del mondo conosciuto, fra le tempeste e i ghiacci del mar nero, c`e` un paese selvaggio e poco abitato, tomi (l`odierna costanza), il luogo della relegatio di publio ovidio nasone, che li` visse per una decina d`anni e che vi fu sepolto il 17 o il 18 d.c. in una totale trasmutazione di tempi, in completo anacronismo, giunge a tomi un amico di ovidio, cotta, determinato a trovare tracce del poeta e del suo capolavoro incompiuto, le metamorfosi. la singolarita` di "il mondo estremo" fa si` che il lettore sia coinvolto nella ricerca di cotta e ritrovi, attraverso di lui, un mondo siamo ai giorni nostri - in cui il mito si trasfigura in realta`. ecco allora che il contesto diviene minutamente realistico e, per esempio, alla sera, nella desolata piazza della ferrigna tomi, giunge cypari, un "proiezionista" ambulante, che mostra un film d`amore disperato in cui la bella alcione viene trasformata, assieme al compianto sposo, in un uccello marino. cotta trovera` presso tomi, a trachila, in montagna, la casa di ovidio. lo aiutera` pitagora di samo, ridotto a servo di ovidio, e, nel folto dei boschi cupi e terribili, sotto una coltre di lumache striscianti, appariranno delle pietre con i versi incisi dal poeta. e ancora, in una memorabile alba, mentre si consumano i riti del carnevale, apparira` un corteo di pazzi, travestiti chi da dio sole, chi da medea, chi da orfeo... recitano strani versi di un`opera distrutta dall`autore, ma non scomparsa: le metamorfosi.


































c`e stata un`italia che ha scoperto il rock come una rivelazione, che ha imparato l`inglese sui testi delle canzoni e che sognava di vivere in un mondo fatto di musica, parole e liberta. e l`italia di un ragazzo che cresce in provincia negli anni `60, ascolta i beatles alla radio, si innamora di dylan, scopre zappa, scrive le prime fanzine e capisce che la musica puo essere una bussola per orientarsi nel mondo. dai pomeriggi passati nei negozi di dischi alle notti delle radio libere, dai viaggi verso londra e parigi ai festival jazz e rock che cambiano il modo di ascoltare, riccardo bertoncelli narra una storia di formazione, di amicizie, di errori, di entusiasmi assoluti. e il ritratto di un`epoca irripetibile, in cui l`uscita di un album si aspettava con ansia, le canzoni si ascoltavano fino a consumare la testina del giradischi e le parole avevano ancora un peso. con ironia e tenerezza, bertoncelli ricompone quel mondo in un memoir che e al tempo stesso confessione e racconto collettivo: abitavo a penny lane e una lettera d`amore al rock e alla giovinezza, scritta da chi ha vissuto quella stagione con passione contagiosa. un libro per chi c`era e per chi avrebbe voluto esserci. e per chi ancora oggi cerca nei dischi - o nei libri - qualcosa che somigli a una promessa di liberta. la musica come passione, identita, rivoluzione: il memoir di una vita vissuta a tempo di rock. un viaggio ironico e affettuoso nella colonna sonora di una generazione.







stefano benni scrisse "blues in sedici" dieci anni fa, prendendo spunto da un fatto di cronaca degli anni ottanta. questa ballata blues era stata pensata per essere letta in pubblico e infatti la sua prima pubblicazione ha conosciuto molte versioni teatrali. ora il testo viene riproposto con alcune variazioni che la lettura e, soprattutto l`accompagnamento musicale di paolo damiani, hanno suggerito. protagonisti di questa drammatica storia sono l`indovino cieco, il padre, la madre, il figlio, lisa, la citta`, il killer, il teschio. otto voci che tornano in scena due volte, a cantare ciascuna il dolore, la rabbia, la disperazione, la speranza.